Il governo ora se la prende con i lupi

Il governo prevede l’abbattimento del 5% degli esemplari. Oggi la conferenza Stato-Regioni dovrebbe dare l’ok definitivo al Piano

Serena Giannico, il manifesto • 2/2/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 729 Viste

È sos lupo. Perché il Piano di conservazione e gestione del lupo, messo su dal ministero dell’Ambiente con il suo istituto di ricerca, l’Ispra, e la consulenza di una settantina di esperti, ha scatenato la rivolta. Il piano prevede 22 misure per affrontare i problemi di «convivenza», che si sono inaspriti, fra i lupi e gli allevatori.

Ci saranno monitoraggio della specie, campagne di informazione sui sistemi di prevenzione naturali (cani pastori, rifugi, recinti elettrificati), gestione dei pascoli, lotta agli incroci con i cani, rimborsi più rapidi dei danni. Come ultima soluzione, qualora gli altri provvedimenti non dovessero dare risultati, è previsto l’abbattimento controllato fino al 5% della popolazione complessiva di lupi in Italia. Dove – stando alle stime, perché non esiste alcun censimento in proposito – ci sarebbero fra i 100 e i 150 esemplari sulle Alpi e fra i 1.070 e i 2.472 in Appennino, il 18% dei lupi dell’Unione europea. Il governo vuole conservare questi predatori, dunque, anche sparando. Oggi la questione sarà affrontata nella conferenza Stato-Regioni, che dovrebbe dare l’okay definitivo al Piano, che ha già avuto il nulla osta il 24 gennaio in sede tecnica. Ma le Regioni, chiamate in causa, cominciano a fare marcia indietro sulla riapertura della caccia al lupo, mentre le associazioni ambientaliste si sono armate a difesa dell’animale: sono in programma manifestazioni e contestazioni.

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, continua a difendere la possibilità di uccisione dei lupi: «È tema troppo serio – afferma – perché possa essere piegato al clamore mediatico o al populismo. Le Regioni mi dicano cosa intendano fare, ma non permetterò che su una materia delicata come la tutela del lupo, al posto della scienza detti l’agenda chi evidentemente o non ha letto il testo o è in malafede».

Intanto però la protesta cresce. Lazio e Puglia si sono subito dissociate: no alle doppiette contro i lupi. No alla mattanza. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, si è espresso chiaramente col tweet «Viva il lupo». A favore del quale è mobilitazione. Il Wwf, in un documento, auspica che il fronte delle Regioni critiche verso gli abbattimenti (Lazio, Veneto, Abruzzo, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Liguria, Campania) e che hanno chiesto un chiarimento in sede politica al ministero, «possa essere maggioranza nella riunione sul destino dei lupi». L’Enpa (Ente nazionale protezione animali) ha raccolto 500mila firme sulla propria pagina Facebook, mentre 138 attivisti Eco Radicali, secondo i quali «si fa pagare al lupo il costo dell’inefficienza delle istituzioni» e l’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) hanno annunciato lo sciopero della fame. «Serve un nuovo tavolo di discussione – dicono tutti – . Siamo pronti a impugnare gli atti sulla questione e a scendere in piazza per proteggere il lupo da questa follia». Appelli sono stati lanciati anche da Animalisti Italiani, Enpa, Lac, Lav, Lipu e Lndc. La deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, sottolinea che il Governo vuole che «crepi il lupo, purché regni la pace sociale», quella con gli allevatori. L’Aigae (Associazione delle guide ambientali escursionistiche italiane) propone altri metodi, tra cui «la sorveglianza del pascolo, la presenza di buoni cani da guardia di razza pastore abruzzese-maremmano, recinzioni fisse e mobili che andrebbero a mitigare il rischio».

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