Piano Minniti: migranti al lavoro, i Cie arrivano Centri per il rimpatrio

Minniti presenta il suo piano. L’Ue: sanzioni ai paesi che non prendono profughi, anzi no

Leo Lancari, il manifesto • 9/2/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 705 Viste

Fondi europei per finanziare lavori da far svolgere ai migranti che presentano richiesta di asilo. Lavori «non retribuiti, in modo da non creare duplicazioni con il mercato del lavoro» e quindi destinati a non scatenare inutili polemiche sui migranti che «rubano» il lavoro agli italiani. Parlando di fronte alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato per il suo illustrare il piano del governo sull’emergenza migranti, il ministro degli Interni Marco Minniti spiega come lo scopo di impiegare i migranti in lavori utili per le collettività che li ospitano sia soprattutto un modo per colmare il «vuoto dell’attesa» che si crea da quando la richiesta di asilo viene presentata al momento in cui la commissione territoriale esprime il suo giudizio. Oggi possono passare anche due anni, troppi per il ministro per il quale «l’accoglienza non può avere tempi indefiniti» sia «per i diritti dei richiedenti asilo che per diritti delle comunità».

Per velocizzare le procedure Minniti è tornato proporre di ridurre la procedura per la richiesta di asilo a un solo grado di giudizio, aumentando alle stesso tempo il numero delle commissioni territoriali. Di pari passo, però, per Minniti devono procedere anche i rimpatri: «Dobbiamo accogliere e integrare chi ha diritto, rimpatriare chi non ha diritto e viola le regole», ha detto.

Per quanto riguarda l’accoglienza, il piano del Viminale si muove nel solco tracciato quando a sedere sulla poltrona di ministro era Angelino Alfano: distribuzione di piccoli numeri di richiedenti asilo nel maggior numero possibile di Comuni in modo da diminuire il rischio che si creino tensioni con le popolazioni. Una proposta che si accompagna a maggiori controlli e trasparenza per quanto riguarda gli appalti per le gestione dei centri. Per questo martedì il Viminale ha licenziato con l’Anac un documento per la gestione degli appalti per i centri di accoglienza che prevede la fine del gestore unico, la tracciabilità dei servizi e il monitoraggio da parte del ministero.

C’è poi la questione Cie, che Minniti ha ribattezzato Centri permanenti per il rimpatrio (Cpr), dove detenere i migranti in attesa che essere rimandati nel paese di origine. «Trascorre un certo periodo di tempo – ha spiegato Minniti – tra l’accertamento della violazione delle regole e il rimpatrio, per cui ho proposto la riapertura dei centri dove tenere nel frattempo persone che possono rappresentare potenzialmente un rischio per la società». Questi centri «non c’entrano nulla con i vecchi Cie» ha aggiunto il ministro, per il quale le nuove strutture – una per ogni regione, per un totale di 1.600 posti – devono essere di dimensioni ridotte e collocate fuori dai centri urbani e vicine agli aeroporti, in modo da facilitare le operazioni di rimpatrio. Ma devono anche garantire il massimo di trasparenza nella governance. «Ecco perché – ha sottolineato Minniti – i Garanti dei detenuti dovranno avere poteri di accesso illimitati a queste strutture».
Infine Schengen.Dall’Europa continuano ad arrivare segnali di chiusura non ceto incoraggianti. Martedì il Consiglio europeo ha dato parere favorevole all’estensione per altri tre mesi dei controlli alle frontiere in Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia. «Io sono un sostenitore di Schengen – ha detto Minniti – e tuttavia devo dire che se vogliamo tutelarlo l’Europa deve proteggere i suoi confini, interni ed esterni». Un modo per rivendicare l’accordo con la Libia per fermare i migranti raggiunto dall’Italia ma fatto suo dall’Ue nell’ultimo vertice di Malta. Decisa a difendere i suoi confini, l’Europa lo è però molto meno quando si tratta di farsi carico di quote di richiedenti asilo come deciso nel 2015. In questo caso quasi tutti i gli Stati membri girano la testa dall’altra parte. Il risultato è che delle 40 mila ricollocazioni promesse entro settembre 2017 finora ne sono state fatte appena 3.200. La Ue potrebbe sanzionare i paesi che non rispettano i patti, ha detto ieri il vicepresidente della Commissione Ue Franz Timmermans, aggiungendo però che per ora Bruxelles preferisce trattare ancora.

Critiche a Minniti arrivano intanto dal segretario dei Radicali italiani Riccardo Magi, per il quali piano immigrazione «fa leva esclusivamente sul concetto di sicurezza, amplificando così l’equazione migrante uguale clandestino uguale pericolo».

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