Omicidi bianchi, una legge per avere giustizia

Stragi nascoste . Presentato in Senato un disegno di legge per introdurre nel codice penale il reato specifico sugli omicidi bianchi

Riccardo Chiari, il manifesto • 10/2/2017 • Salute & Sicurezza sul lavoro • 665 Viste

Firmatari Casson (Pd) e Barozzino (Si), che con il compagno di partito Airaudo denuncia: “È forse più grave uccidere violando le norme stradali piuttosto che violando quelle antinfortunistiche?”. Lo scorso anno 1.400 vittime sul lavoro

ROMA. Da un magistrato sempre attento ai diritti del lavoro, e da un operaio rimasto vivo per miracolo nella strage alla Thyssen Krupp di Torino – sette compagni furono arsi vivi – arriva una proposta di legge per introdurre nel codice penale il reato specifico di omicidio sul lavoro. Gli autori del progetto sono i senatori Felice Casson e Giovanni Barozzino, che insieme all’ex sindacalista Giorgio Airaudo hanno presentato a Palazzo Madama l’iniziativa politica. Partendo da un dato di fatto: “La precarizzazione selvaggia introdotta dal jobs act ha isolato i lavoratori e indebolito ulteriormente la loro capacità contrattuale. Con questo disegno di legge vogliamo introdurre un elemento di giustizia nel devastante mosaico che caratterizza la sicurezza negli ambienti di lavoro, mettendo fine alla dilagante impunità concessa ai datori di lavoro che non rispettano le leggi”.

Le parole di Barozzino trovano conferma anche nelle pieghe degli interminabili processi sugli omicidi bianchi, che possono finire in archivio prima dell’esaurimento dei tre gradi di giudizio. Non solo Viareggio: è di questi giorni l’appello della Cgil Umbria contro la possibile prescrizione per una delle periodiche stragi di lavoratori, quella alla Umbria Olii che costò la vita a quattro operai: “La Cgil continua ad essere al fianco dei familiari delle vittime – segnala il sindacato – e con loro chiediamo che si scongiuri il rischio della prescrizione. In una vicenda nella quale i familiari hanno già dovuto subire l’affronto di una richiesta danni milionaria da parte del titolare dell’azienda Giorgio Del Papa, un fatto senza precedenti, sarebbe davvero una sconfitta per lo Stato se la giustizia non riuscisse a fare il suo corso, cancellando le gravi responsabilità già accertate in primo e secondo grado di giudizio”.
Nel dettaglio, il disegno di legge definisce fra le tante anche la parola lavoratore, che andrà a rappresentare chi, nel settore pubblico o privato, svolge attività lavorativa. Con o senza retribuzione. Sono nove gli articoli che costituiscono il ddl e che vanno a configurare il reato di omicidio sul lavoro, con le diverse graduazioni a seconda delle norme violate in tema di sicurezza sul lavoro e le conseguenti sanzioni. Il reato viene aggravato dallo sfruttamento del lavoro e da eventuali lesioni personali gravi o gravissime.
“Il nuovo reato di omicidio sul lavoro – spiegano Casson (Pd), Barozzino e Airaudo (Si) – attribuisce rilevanza penale ad una serie di condotte, distinguendole in base al grado della colpa. Tra le principali misure viene punito con la reclusione da 2 a 7 anni l’omicidio commesso violando le norme sugli infortuni sul lavoro e quelle delle malattie professionali. Si prevede un aggravio di pensa nei casi in cui il datore di lavoro non adempie gli obblighi previsti per legge in materia di sicurezza, e cioè la valutazione dei rischi e la nomina del responsabile sicurezza e prevenzione, e l’obbligo di comunicare all’Inail la natura delle lavorazioni e i conseguenti rischi. Si prevede inoltre la reclusione da 8 a 12 anni quando la morte del lavoratore sia causata dalla violazione delle norme in materia di sostanze pericolose ed esposizione ad agenti biologici. Infine si punisce con il carcere da 5 a 10 anni chi causa la morte di una persona mettendogli a disposizione strumenti di lavoro non conformi alla normativa Ue e nazionale”.
Infine Barozzino guarda ai numeri della quotidiana strage sul lavoro: “Secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna sugli infortuni e le malattie professionali, l’anno scorso sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro, che salgono a oltre 1.400 se si considerano i morti ‘in itinere’ sulle strade e le altre innumerevoli posizioni lavorative, perché è assicurata all’Inail solo una parte degli oltre 6 milioni di partite Iva individuali. Arrivati a questo punto ci siamo chiesti perché voler prevedere un aumento di pena solo per l’omicidio stradale, e non anche per coloro che causano la morte di persone violando le norme antinfortunistiche. È forse più grave uccidere violando le norme stradali piuttosto che violando quelle antinfortunistiche?”.

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