Austerity. «Terreno comune» tra Grecia e creditori

Troika. Le istituzioni creditrici ad Atene nei prossimi giorni. Restano i diktat dei tre miliardi di tagli sulle pensioni e quello sull’aumento delle tasse

Teodoro A. Synghellakis, Fabio Veronica Forcella, il manifesto • 11/2/2017 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 738 Viste

Si rischia un’austerity senza fine. L’incontro del ministro greco delle finanze Euclide Tsakalotos con i rappresentanti delle istituzioni creditrici della Grecia si è concluso ieri sera, a Bruxelles, poco dopo le otto di sera, dopo quasi cinque ore di estenuanti trattative. Al termine dell’ennesima riunione il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha dichiarato che le parti hanno compiuto progressi per quel che riguarda la valutazione dei progressi fatti da Atene su quanto pattuito nell’estate del 2015. I creditori, quindi, potrebbero tornare in Grecia la prossima settimana, per un accordo definitivo.

ENTRAMBE LE PARTI constatano che “la conclusione della valutazione dei progressi compiuti da Atene andrà a beneficio di tutti”, ha ribadito Dijsselbloem. Alla riunione, secondo indiscrezioni, non si è parlato del debito greco e gli unici dossier sul tavolo sono stati quelli sui conti pubblici ellenici, sulla controversa questione dell’avanzo primario e sull’ennesima riforma delle pensioni. Le misure, cioè, richieste dall’Fmi che – come se non bastassero quelle fatte negli ultimi anni – prevederebbero ulteriori tagli delle pensioni sino anche al 30% .

All’incontro hanno preso parte il presidente dell’Esm Klaus Regling, Benoît Cœuré della Bce mentre per la Commissione europea c’era il direttore generale per gli Affari economici, Marco Buti, e il responsabile dei negoziati Declan Costello. Il Fondo monetario, infine, era rappresentato da Poul M. Thomsen.

I CREDITORI, SECONDO FONTI di Bruxelles, stanno cercando di fare muro contro la Grecia, chiedendo di alzare assolutamente la soglia della no tax area, di procedere a una nuova riduzione delle pensioni e approvare sin da ora ulteriori misure di austerità, da applicare, in caso di allontanamento dagli obiettivi di politica economica prefissati per dopo il 2018.

L’Fmi, dal momento che la Germania continua a dire “no” a un vero taglio del debito pubblico ellenico, insiste che l’avanzo primario di Atene, nel 2018 e per vari anni a seguire, dovrà arrivare al 3,5%.

UNA PERCENTUALE ritenuta suicida, per un paese in crisi da ormai sette anni. Un piccolo spiraglio di compromesso potrebbe essere l’applicare parte delle misure dopo che si sarà irrobustita la ripresa economica, con il rischio, tuttavia, di annullarne gli effetti positivi.

POCO PRIMA che iniziasse la riunione di Bruxelles, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, ribadendo le sue ben note posizioni, non ha escluso, di fatto, la possibilità di una Grexit, e ha dichiarato che “gli accordi europei non prevedono la possibilità di un taglio del debito greco ” e che “a nessun paese dell’eurozona è permesso garantire per un altro”. Come se non bastasse Schaeuble, evocando il ritorno alla dracma, ha poi concluso dicendo che “se le trattative dovessero fallire c’è anche la possibilità della svalutazione della moneta. Qualcosa che è affare della Grecia”.

È facile capire come ad Atene si tifi per una vittoria del socialdemocratico Martin Schulz alle elezioni di settembre. Non perché si pensi che possa arrivare una rivoluzione politica, ma per poter togliere dalla partita Schaeuble, il quale sembra essere ossessionato dalla Grecia, e non pare aver compreso nulla del paese, dopo cinque anni di insensata austerità.

IN TUTTO CIÒ, il governo di Alexis Tsipras dovrà vedere, ora, come riuscire a muoversi. Da una parte è chiaro che la Grecia ha bisogno di strappare la valutazione positiva dei creditori, sui progressi compiuti, per non rimanere senza liquidità nelle casse dello stato. Dall’altra, però, un governo di sinistra non può nemmeno chiedere ennesimi sacrifici ai propri cittadini, perché di fatto i falchi dell’austerity non sono mai soddisfatti.

Il governo di Syriza cercherà di ottenere dai creditori alcune concessioni, o sul piano dell’avanzo primario, o su quello della protezione dei lavoratori, che l’Fmi vorrebbe rendere licenziabili senza quasi alcun limite, in un paese – peraltro – con la disoccupazione al 23%. Nel frattempo si punta alla crescita del Pil ed all’inserimento della Grecia, prima dell’estate, nel Quantitative Easing di Mario Draghi.

IN TUTTO CIÒ, la prossima settimana sarà a Berlino per incontrare Angela Merkel e Shaeuble il presidente del centrodestra greco, Kyriakos Mitsotakis. Parleranno di privatizzazioni e riforme, ben sapendo – si spera – che la società greca non può più sopportare alcun ulteriore impoverimento e che , in nome del libero mercato, non si può vivere con stipendi da quattrocento euro al mese, o di disoccupazione senza fine.

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