Istanbul. Dilek Ocalan fermata all’aeroporto

Dilek Ocalan, deputata del partito Hdp e nipote dell’imprigionato leader del Pkk Abdullah Ocalan, è stata fermata per alcune ore e poi rilasciata dalla polizia turca nel pomeriggio di ieri all’aeroporto Ataturk di Istanbul, dove stava per imbarcarsi per Milano.

Le è stato contestato il non essersi presentata spontaneamente per testimoniare davanti ai magistrati della quinta corte penale di Sanliurfa, che ha aperto un fascicolo a suo carico con l’accusa di propaganda in favore del terrorismo, per la quale rischia fino a cinque anni di carcere.

La parlamentare aveva partecipato il 23 febbraio 2016 al funerale del 23enne militante Pkk Mehmet Yilmaz (ucciso dalle forze turche a Cizre) nel distretto di Viransehir di Urfa, in occasione del quale la Ocalan aveva tenuto un discorso.

Era in viaggio verso l’Italia per partecipare alla prima manifestazione nazionale organizzata dalla comunità kurda italiana, che si terrà sabato 11 febbraio in protesta contro la repressione del movimento politico kurdo da parte del governo turco e per chiedere la liberazione di Ocalan, in carcere dal 1999 e nuovamente in isolamento dopo il fallimento del processo di pace nel 2015.

Sono 11 parlamentari Hdp ancora in carcere, inclusi i co-leader Demirtas e Yuksekdag, con la repressione a livello locale che è ancor più feroce: 46 i co-sindaci destituiti, 67 quelli arrestati, centinaia i membri del partito locale Bdp in stato di fermo.

È stato invece approvato dal Secondo Consiglio per la tutela del patrimonio culturale di Istanbul il progetto a piazza Taksim di una nuova moschea che potrà ospitare oltre 2.500 fedeli. L’edificio, ispirato all’Art Déco del XX secolo, includerà anche una sala conferenze e un parcheggio sotterraneo.

La costruzione di una moschea nella piazza cittadina simbolo della Turchia repubblicana e secolare è un argomento spinoso fin dagli anni ’80, quando il Consiglio di Stato emise una sentenza bocciando un progetto simile in quanto contrario al bene pubblico.

Recep Tayyip Erdogan, oggi presidente della repubblica, aveva riesumato l’idea già al tempo del suo mandato come sindaco cittadino. Il medesimo progetto aveva dato il là alle proteste di parco Gezi nell’estate del 2015, che avevano coinvolto rapidamente l’intero paese contro il progressivo autoritarismo dell’allora presidente del consiglio.

Erdogan ha atteso, per riproporre l’idea in tempi a lui più favorevoli, in un momento in cui una Gezi 2.0 appare lontana sia per la proibizione di manifestare dovuta allo stato di emergenza, sia per il diffuso clima di violenza politica nelle strade.

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