Grecia, la portavoce di Syriza: «l’accordo con i creditori ci sarà»

Intervista alla portavoce di Syriza Rania Svingu: «L’economia greca è in una fase di ripresa. Questo ovviamente è il risultato dei sacrifici del popolo»

Teodoro Andreadis Synghellakis e Fabio Veronica Forcella, il manifesto • 26/2/2017 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 761 Viste

Portavoce di Syriza dal 2015, Rania Svingu, esclude un rischio Grexit, «l’accordo con i creditori ci sarà». Riguardo alle dichiarazioni della Merkel su un’Europa a più velocità, la giovane portavoce non crede sarebbe un progetto di rafforzamento dell’integrazione, ma «la fine dell’unificazione europea» e sottolinea che Syriza e il suo leader Alexis Tsipras sono al governo per sostenere quanti sono allo stremo: «È per loro che lottiamo e siamo obbligati a vincere».
Non esiste un pericolo Grexit. Questo, però, non vuol dire che alcuni, specialmente in Germania abbiano smesso di minacciarci con la Grexit. Ma che le loro minacce non hanno fondamento e non sortiscono effetto. Alcuni minacciano la Grecia con l’uscita dall’euro, per obbligarla ad accettare dure misure neo-liberiste di austerità. Altri, da una vasta area ideologica, pensano di poter superare gli enormi problemi strutturali dell’unione monetaria, con un “salto nel vuoto” ossia il ritorno alle monete nazionali. Nelle condizioni attuali, un ritorno alla moneta nazionale per la Grecia significherebbe maggiore austerità, maggiore miseria per i lavoratori, maggior povertà. Per Syriza, l’Europa è il campo della lotta sociale, politica e di classe nel quale ci stiamo battendo con tutte le nostre forze.Crede che il pericolo Grexit sia stato definitivamente allontanato?

Come risponde il paese e un partito di sinistra come Syriza alla richiesta dei creditori di un avanzo primario del 3,5% per molti anni dopo il 2018?

Secondo dati incontrovertibili l’economia greca è in una fase di ripresa. Grazie alle maggiori entrate nel 2016 supereremo gli obiettivi dell’accordo firmato nell’estate del 2015 e avremo un avanzo primario almeno del 2%. Questo ovviamente è il risultato dei sacrifici del popolo greco. La richiesta di mantenere l’avanzo primario al 3,5% per 10 anni è assurda e anti-sociale. I greci dal 2010 hanno perso il 25% del Pil. La disoccupazione ha toccato il 27% ed ora è scesa di 4 punti, ma la percentuale è ancora troppo alta. Secondo gli ultimi dati circa 300 mila giovani laureati sono stati costretti ad emigrare. I diritti dei lavoratori, conquistati con lotte e sacrifici, sono stati limitati. L’Fmi chiede grandi avanzi primari per molti anni perché sa che il debito greco non è sostenibile senza un intervento per la sua diminuzione. Tuttavia, invece di convincere le istituzioni europee a prendere delle decisioni sul debito, chiede dal popolo geco, già stremato, di fare ulteriori sacrifici. Questo, solo per assicurarsi che vengano mantenute le condizioni del suo Statuto riguardo alla sostenibilità del debito e poter così partecipare al programma greco. Il governo di Syriza cerca di proteggere gli interessi delle classi più deboli e lotta per un accordo, che sia il migliore possibile, con avanzi primari più limitati per un periodo il più breve possibile.

La società è fortemente provata – in alcuni casi, drammaticamente – da 7 anni di crisi. La Grecia chiede una soluzione vera per il debito e il ritorno dei contratti collettivi di lavoro. Si potrà trovare un accordo con i creditori? 

L’accordo ci sarà e anche a breve. In questo periodo non conviene a nessuno una situazione di incertezza in Europa. Specialmente ora che in molti paesi importanti si avvicinano le elezioni. Per quel che riguarda il debito e i contratti collettivi si deve comprendere che non stiamo lottando solo per la Grecia, ma anche per l’Europa, specialmente per il Sud dell’Europa. Il precedente governo greco di Samaras era a favore della destrutturazione dei diritti dei lavoratori e contemporaneamente sosteneva che il debito greco era sostenibile. Era un governo assoggettato ai creditori al tal punto che neanche trattava. Quello che noi siamo riusciti a raggiungere è un’intesa sul fatto che verranno prese misure a breve, medio e lungo termine per la riduzione del debito.
Le misure a breve termine verranno prese quasi subito, adesso lottiamo perché vengano specificate le misure a medio termine. È importante sottolineare che tutti i paesi del Sud hanno un problema di debito pubblico (e alcuni anche privato), anche altre voci quindi si devono unire alla nostra per chiedere una soluzione complessiva del problema perché il “Superdebito” è un problema eminentemente europeo. Come europea è anche la questione dei diritti del lavoro. Stiamo lottando per il ritorno al regime della contrattazione collettiva per il rispetto della legislazione sul lavoro e per il ritorno alla normalità nei rapporti di lavoro in conformità ai diritti acquisiti europei.

L’Europa sta realmente lasciandosi alle spalle l’austerità, o si tratta di un escamotage di alcuni paesi forti per guadagnare tempo a causa dell’instabilità dopo la Brexit e il cambiamento, senza precedenti, negli Stati uniti?

Credo che i governi europei si siano resi conto del malcontento popolare, dell’onda di crescente scetticismo e anti-europeismo, dell’aumento del razzismo, della xenofobia della tendenza a un ritorno all’isolamento nazionale degli stati-nazione. Dal 2008, quando è scoppiata la crisi mondiale, sino ad ora, non solo non hanno fatto niente per affrontare questo scontento popolare, ma piuttosto si sono mostrati indifferenti alle ricadute che queste tendenze avrebbero potuto avere a medio termine, anche sulle loro basi elettorali. Quello che si intravede oggi è uno spostamento del centrodestra verso posizioni più nazionalistiche e contemporaneamente della socialdemocrazia su posizioni che erano state abbandonate dopo gli anni ’90. Lo sganciamento di parti della socialdemocrazia dal neo-liberismo e dalle logiche della terza via è un evoluzione positiva che potrebbe portare l’Europa verso una direzione progressista. Se questo cammino non si dovesse concludere e se la sinistra europea non si rafforzerà, se non ritroverà il suo rapporto con le classi popolari, tutte le rivendicazioni dei lavoratori, l’Europa di oggi difficilmente avrà un futuro.

La Grecia ha chiesto delle “contromisure” per lo sviluppo. Cosa si aspetta possano contenere e dove pensa si debba intervenire subito? 

Bisogna intervenire subito per la creazione di nuovi posti di lavoro. Non ci può essere sviluppo senza ridurre la disoccupazione. Più in generale, le contromisure dovranno proteggere i più deboli, chi è stato maggiormente colpito dalla crisi. Devono permetterci di continuare e concludere il nostro sforzo per una sanità e un’istruzione gratuita e riqualificata per tutti i cittadini e per il rafforzamento della rete di previdenza sociale.

Come risponde alle dichiarazioni della cancelliera Merkel al vertice di Malta su un’”Europa a più velocità”, la quale difficilmente nei suoi progetti potrebbe comprendere nel gruppo di testa tutti i paesi dell’Europa mediterranea? 

Non è un progetto di rafforzamento dell’integrazione, ma si tratta della fine dell’Unificazione europea. Di fronte alla xenofobia, alle chiusure nazionali e all’esplosione degli antagonismi nazionali – che noi tutti sappiamo dove hanno portato il nostro continente nel secolo passato – l’unica soluzione è la collaborazione e la solidarietà. Se non si seguirà la strada del rafforzamento della solidarietà, l’unica cosa che riusciremo a fare con mosse di questo tipo, è di spingere il mondo del lavoro – ancora più velocemente – nelle braccia dei nazionalisti e degli antieuropeisti.

In che modo definisce Syriza la sua identità come partito della sinistra, dopo due anni di governo?

Syriza era e rimane un partito della sinistra, un partito che affonda le sue radici nella tradizione del rinnovamento comunista e si nutre del pensiero e dell’esempio concreto di Gramsci ed Ingrao, dell’eurocomunismo e dei movimenti. Non abbiamo rinnegato il nostro passato nei difficili anni ’90, quando molti parlavano della “fine della storia” e del trionfo mondiale del neo-liberismo. Abbiamo preso parte alle lotte dei movimenti contro la globalizzazione, come a Genova e al Forum sociale europeo di Firenze. Ci siamo trovati al potere per difendere i diritti e le conquiste dei lavoratori e delle classi più povere, in un periodo molto difficile, con equilibri internazionali molto negativi.  Quello che ci ha dato e ci da coraggio, nelle difficoltà, è che non abbiamo il diritto né di tradire le speranze del popolo, né di consegnare il potere ai rappresentanti del più disumano capitalismo, solamente per un calcolo puramente elettorale e di partito. O per avere teoricamente la coscienza tranquilla come dei nuovi Ponzio Pilato.

Cosa avreste dovuto fare, più velocemente e meglio e di cosa invece siete fieri e soddisfatti?

Avremmo dovuto muoverci più velocemente, perché le persone, dopo tanti anni di dura austerità, non ce la fanno più. Credo che chi appartiene alla sinistra trae soddisfazione dal miglioramento della vita dei suoi concittadini. Sono fiera del fatto che chi è senza copertura previdenziale ha diritto all’assistenza medica e farmaceutica, che i figli degli immigrati nati in Grecia possano avere la nostra cittadinanza, che per la prima volta si stia lottando contro forti interessi imprenditoriali che fino a poco tempo fa godevano di una sorta di “immunità senza limiti”. Non posso essere soddisfatta dal momento che in Grecia la metà dei miei coetanei sono disoccupati. Ci sono senzatetto e persone allo stremo, ed è per loro che lottiamo. Questa è una battaglia che siamo obbligati a vincere.

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