Hamas ha un nuovo leader, Yehya Sinwar

Gaza. Liberato nel 2011 da Israele nello scambio di prigionieri per il soldato Shalit, Sinwar è stato uno dei fondatori dell’ala armata del movimento islamico ed è considerato un “intransigente”

Michele Giorgio, il manifesto • 14/2/2017 • Guerre, Armi & Terrorismi • 344 Viste

Ieri il premier israeliano Netanyahu è partito per gli Usa. Domani incontro con Trump

GERUSALEMME. È Yehya Sinwar, un comandante militare e, pare, un “intransigente”, il nuovo leader di Hamas a Gaza. Prende il posto di Ismail Haniyeh, primo ministro per un decennio e che a sua volta si accinge a sostituire il dimissionario Khaled Mashaal a capo dell’ufficio politico di Hamas in Qatar. L’elezione di Sinwar, frutto delle votazioni per il rinnovo della direzione politica e del consiglio della shura di Hamas, cominciate alla fine del 2016 in Cisgiordania, Gaza, all’estero e nelle carceri in Israele, era nell’aria da diversi mesi. Non rappresenta perciò, come ha scritto qualcuno, una reazione all’ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump, un presidente che proclama di voler stringere i rapporti tra Stati Uniti e Israele e che manifesta profonda avversione per gli islamisti. Proprio ieri il premier israeliano Netanyahu è partito per gli Stati Uniti dove domani incontrerà Trump per definire una strategia comune sui principali nodi mediorientali. «Guiderò e piloterò questa alleanza storica con gli Usa nell’interesse nazionale di Israele e dei suoi cittadini», ha promesso Netanyahu poco prima di imbarcarsi per gli Usa. Il primo ministro israeliano, tra le altre cose, spera di ottenere da Trump rassicurazioni sul trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, promessa dal tycoon in campagna elettorale e poi messa nel congelatore per le proteste della Giordania e di altri alleati arabi degli Stati Uniti.

L’ascesa di Sinwar al vertice di Hamas, segnala che le “Brigate Ezzedin al Qassam”, il braccio armato, sono sempre più influenti nel movimento islamico. Numero due peraltro sarà Khalil al Haya, un altro fautore della linea dura. Originario di Khan Yunis, tra i fondatori dell’ala militare, rimasto nell’ombra per anni, Sinwar nel 2011 era stato liberato da Israele dopo due decenni passati dietro le sbarre (perché condannato a quattro ergastoli per aver partecipato, secondo i giudici israeliani, all’uccisione di due soldati) nel quadro dell’avvenuto scambio tra un migliaio di prigionieri politici palestinesi e il caporale israeliano Ghilad Shalit, rimasto per cinque anni prigioniero di Hamas nella Striscia. Sostenitore del pugno di ferro, da leader però potrebbe dover dedicare la sua attenzione ai problemi, gravissimi, che affronta la popolazione dopo tre offensive militari israeliane costate migliaia di morti e feriti e distruzioni immense. Ibrahim al Madhoun, un analista di Gaza che ha incontrato Sinwar due mesi fa, sostiene che il nuovo capo di Hamas è più interessato a migliorare le condizioni di vita a Gaza che a riprendere il conflitto con Israele. Inoltre sarebbe favorevole alla riconciliazione con l’Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen, annunciata più volte ma mai avvenuta su terreno.

Da parte sua Israele descrive Sinwar come un leader “inflessibile” che potrebbe portare Hamas a un nuovo scontro militare. Per ora però ci sono soltanto gli avvertimenti del ministro israeliano della difesa, Lieberman, che non ha mai nascosto l’intenzione di rovesciare con la forza l’autorità di Hamas a Gaza.

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