Roma. Virginia Raggi apre ai costruttori sul mega stadio

I vertici del Campidoglio e del M5S incontrano i dirigenti della Roma. Trattativa sulla cubatura del business park, Berdini in minoranza

Eleonora Martini, il manifesto • 8/2/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 577 Viste

ROMA.  Tra i 43 successi di Virginia Raggi elencati da Beppe Grillo sul suo blog, a blindatura della sindaca pentastellata, c’è anche il procedimento di revoca della convenzione per la concessione del diritto di superficie del Piano di Zona Tor Vergata avviato da Paolo Berdini. L’assessore all’urbanistica invece si è messo “testardamente” di traverso al 44° gol che il capo del M5S avrebbe voluto aggiungere all’elenco: il mega progetto della As Roma da 700 mila metri cubi circa (di cui solo 100 mila riguardano lo stadio/Colosseo di Meis) da realizzare sull’area di Tor di Valle, in barba al piano regolatore (che porevede al massimo 112 mila metri cubi). Un progetto che sarebbe un toccasana per la crisi di popolarità della giunta a 5 Stelle. Perciò ieri, appena una settimana dopo il no secco inviato dal Comune in conferenza dei servizi, Virginia Raggi ha riaperto le trattative con i vertici della società sportiva e con i costruttori.

Un’ora di riunione, a cui la sindaca però non ha partecipato delegando invece il suo vice, Luca Bergamo, per mettere sul tavolo le ragioni di Berdini (presenti anche il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito e il capogruppo M5S Paolo Ferrara) e quelle – opposte – del dg della Roma Mauro Baldissoni, del responsabile del progetto stadio David Ginsberg e del presidente di Eurnova Luca Parnasi, proprietario dei terreni sui quali dovrebbe sorgere l’opera (lo stadio, tre torri e 15 edifici che ospiterebbero l’area retail e il business park). Un’opera da quasi 3 miliardi per la quale, secondo il sito www. giallorossi.net, «gli advisor della As Roma e del gruppo Parnasi, cioè Goldman Sachs e Rothschild, starebbero continuando a cercare investitori e finanziatori esteri». Come se quel «no» potesse diventare presto un «sì».

Lo slogan lanciato da Totti – «#FamoStoStadio» – è diventato il tormentone della campagna messa su dai club romanisti riunitisi nel «comitato per il sì» che già annunciano il battage in tutte le curve. Ed è stato ripreso anche ieri con i cartelli innalzati in Aula da alcuni consiglieri capitolini del Pd. La grande ola è cominciata (ma se si passa dal locale al nazionale, per un Renzi che si schiera con Mister Spalletti, c’è un Bersani che si rifiuta di prendere posizione: «Non ho mai tirato un corner, perciò non parlo di cose di calcio»).«È stato un incontro positivo e costruttivo. Registriamo soddisfazione perché oggi è stato fatto un passo in avanti nel percorso avviato in queste ultime settimane per una revisione finale del progetto – recita il comunicato stampa del Campidoglio – Siamo al lavoro, Roma Capitale e proponenti, per verificare gli atti necessari alla conclusione della procedura entro il 3 marzo. Nella riunione di oggi si è deciso di avviare dei tavoli tecnici che prenderanno il via dopodomani». Il vicesindaco Luca Bergamo, lasciando l’assessorato all’Urbanistica dove si è svolta la riunione, si è detto «soddisfatto» e «ottimista». Ma di cosa? La trattativa che si svolgerà nel prossimo mese, prima della chiusura della conferenza dei servizi derogata su richiesta dello stesso Berdini, riguarda le cubature del business park. «Ci stiamo lavorando», si è limitato a riferire De Vito a chi gli chiedeva se verranno ridotte. «Saranno di meno? Questo è il contenuto dei tavoli», risponde, meno anodino, Baldissoni.

Ma se l’esortazione di Totti rischia di diventare virale, sarà pur sempre difficile per Grillo e Raggi confutare le ragioni dell’assessore all’Urbanistica davanti al popolo pentastellato. «Questa non è l’Amministrazione del no – ha spiegato Berdini ieri alla commissione periferie della Camera – Le Torri dell’Eur sono ferme perché qualcuno ha dato scelleratamente il via a un’operazione senza pensare che bisogna pagare 24 milioni di oneri di urbanizzazione, e la finanza sta conducendo un’inchiesta, dunque lì non è che abbiamo fermato noi, ma è stata la Gdf ad alzare il cartellino rosso». «Se stiamo dentro le regole del piano regolatore, come dico da mesi, lo stadio si può e si deve fare. Parnasi – ha precisato Berdini – vuol fare insieme allo stadio qualcosa come 600 mila metri cubi regalati… Scusate, lui non fa lo stadio… Io sono a favore dello stadio della Roma, l’ho detto 10 volte, sono contro questo gioco della roulette. Chi ha scelto quell’area che ha bisogno di un immenso investimento pubblico? Ha scelto il privato? È questo il futuro delle nostre città? Che diamo le chiavi delle città al privato? Parnasi che blocca la filovia sulla Laurentina ora ci impone di fare un ponte, una metropolitana che non si può fare… È questa la città che pensiamo?».

Un mese per dare la risposta.

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