Ungheria: dopo il muro, migranti nei container

Sembra non avere fine l’ossessione xenofoba di Viktor Orban, tanto che non c’è praticamente settimana che passi senza che dall’Ungheria arrivi notizia di nuove e sempre più severe misure contro i migranti. Non contento della barriera costruita lungo i 175 chilometri di confine che dall’autunno del 2015 dividono l’Ungheria dalla Serbia, nei giorni scorsi il [&hellip

Carlo Lania, il manifesto • 18/2/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 793 Viste

Sembra non avere fine l’ossessione xenofoba di Viktor Orban, tanto che non c’è praticamente settimana che passi senza che dall’Ungheria arrivi notizia di nuove e sempre più severe misure contro i migranti. Non contento della barriera costruita lungo i 175 chilometri di confine che dall’autunno del 2015 dividono l’Ungheria dalla Serbia, nei giorni scorsi il governo ha annunciato di voler rafforzare ulteriormente la frontiera costruendo delle mini caserme e dei campi con container dove trattenere i richiedenti asilo e quanti vorrebbero solo attraversare il paese per raggiungere il nord Europa. Inoltre si sta procedendo al reclutamento di un nuovo corpo di polizia da impiegare nella sorveglianza del confine. Un’operazione che sembra però procedere a rilento a causa di una serie di problemi, compresa la difficoltà nel superare i severi test psicologici ai quali vengono sottoposti i candidati. La nuova formazione – che dovrebbe contare su 3.000 agenti – servirà ad alleggerire i compiti delle normali forze di polizia che l’anno scorso hanno affiancato i 6.000 soldati presenti lungo il confine serbo-ungherese.

Le nuove misure contro i migranti – che ora devono passare il voto del parlamento – rappresentano altrettanti messaggi all’Unione europea e alle sue politiche sull’immigrazione che Budapest giudica da sempre non solo troppo aperte, ma come un’intrusione nelle politiche nazionali. Al punto da spingere insieme agli altri pesi del blocco di Visegrad (Polonia, Slovacchia e repubblica Ceca) per un ritorno alla sovranità nazionale rispetto al centralismo di Bruxelles. «Non esiste un popolo europeo, ma esistono le nazioni in Europa», ha spiegato Orban. Convinzione che si è ulteriormente rafforzata con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e con il rinnovato rapporto di vicinanza con la Russia di Vladimir Putin, che il premier ha incontrato il 2 febbraio scorso a Budapest.

Ma a spingere il premier ci sono anche motivazioni di politica interna. Il 2018 sarà anno di elezioni e il Fidesz, il partito che dal 2010 governa il paese, deve fare i conti con la pressione esercitata da Jobbik, il movimento di estrema destra anti-immigrati il cui leader Gabor Vona (seppure contestato da alcune frange che lo accusano di voler spostare il partito su posizioni più «moderate») ha da poco concluso il congresso annuale al grido di «Niente governanti o padroni di casa, l’Ungheria agli ungheresi». Un’idea di cosa questo possa significare e come poi si traduca nella vita quotidiana l’ha data nei giorni scorsi Lazlo Toroczkai, membro di Jobbik e sindaco di Asotthalom, cittadina a ridosso della frontiera con la Serbia. Stando a quanto riferito dalla Bbc, Toroczkai ha proclamato il divieto di indossare abiti musulmani, ai muezzin di chiamare a raccolta i fedeli per la preghiera e di costruire moschee nel territorio comunale. Va detto che in paese ci sono solo due musulmani e sarebbero perfettamente integrati. Non fa niente: «Siamo tutti bianchi, europei e cristiani e vogliamo rimanere tali», ha spiegato il sindaco all’emittente. Non contento, visto che c’era ha anche vietato alle coppie omosessuale di manifestare pubblicamente il loro sentimento.

Pur senza arrivare a questi estremi, Orban non arretra di un millimetro nella sua battaglia. Le nuove mini caserme delle quali è stata annunciata la costruzione (entro primavera ne verranno aperte quattro lungo la frontiera e la prima è già operativa al valico di Kelebija) ospiteranno ciascuna 150 militari e saranno fornite oltre che di internet anche di spazi per la ricreazione delle guardie di frontiera. I richiedenti asilo fermati in territorio ungherese verranno trattenuti all’interno di container allestiti vicino alle caserme in quelle che il governo ha definito «aree di transito» dalle quali non potranno uscire. Anche se è vietato trattenere in stato di detenzione chiunque faccia richiesta di asilo, le norme attualmente in vigore in Ungheria prevedono che un richiedete asilo possa essere trattenuto fino a quattro settimane, dopo le quali deve essere rilasciato. Le nuove misure – se approvate – cancellerebbero quest limite, estendendo la detenzione per tutta la durata della procedura di asilo. «Il governo ungherese aggiungerà nuovi e inutili traumi a persone che hanno già sofferto e che cercano protezione», ha recentemente dichiarato al Guardian Gauri van Gulik, vice direttore di Amnesty International per l’Europa.

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