Consip connection. Le pressioni per gli appalti afflosciano il «giglio magico»

Consip connection. Le pressioni per gli appalti afflosciano il «giglio magico»

Alfredo Romeo voleva aggiudicarsi una fetta del Fm4, l’appalto Consip da 2,7 miliardi. Per riuscirci, secondo le procure di Napoli e Roma, avrebbe utilizzato il manager della spa del ministero dell’Economia, Marco Gasparri (definito un prototipatore di appalti), e una serie di facilitatori: innanzitutto il suo braccio destro Italo Bocchino e poi chi, vicino all’ex premier Matteo Renzi, poteva metterlo in contatto con l’ad Consip, il manager toscano Luigi Marroni. I due intermediari, secondo i pm, sarebbero il padre di Renzi, Tiziano, e l’imprenditore amico di famiglia Carlo Russo.

Secondo le anticipazioni diffuse ieri da L’Espesso, conferme sarebbero arrivate dallo stesso Marroni, interrogato il 20 dicembre scorso a Napoli dai pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano: «Russo mi ha chiesto di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di Matteo e del parlamentare di Ala (Denis Verdini ndr)». Marroni avrebbe raccontato di aver subito un ricatto: Russo avrebbe sottolineato come Tiziano e Denis fossero ancora «arbitri del suo destino professionale», potendo entrambi fargli «revocare» l’incarico.

Non si sarebbe trattato di una iniziativa personale di Russo poiché, racconta Marroni, nel marzo 2016 Tiziano gli chiese un incontro in piazza Santo Spirito a Firenze: il padre dell’allora premier, prosegue L’Espresso, gli avrebbe chiesto di «accontentare» Russo perché persona di sua fiducia.

Alle richieste pressanti, l’ad avrebbe opposto «un muro di gomma»: così ha dichiarato ai pm. Per la loro mediazione con il numero uno Consip, i due facilitatori si erano assicurati la promessa di un compenso da Romeo.

Secondo la procura di Roma i pizzini ritrovati si riferivano alla loro prestazione: «30.000 al mese per T» e «5.000 ogni due mesi per CR».

«Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di Matteo e del parlamentare di Ala, arbitri del mio destino»Luigi Marroni (ad Consip) ai pm

La procura indaga anche sul competitor di Romeo: il raggruppamento guidato dalla multinazionale francese Cofely. Anche di questo parla Marroni con i pm: alla fine del 2015 si presentò in Consip il parlamentare di Ala Ignazio Abrignani, uomo di Verdini, per chiedergli di «intervenire» a favore dei transalpini. Abrignani era l’avvocato del Consorzio stabile energie locali, parte della cordata Cofely, ma l’ad ebbe l’impressione che parlasse «per conto di Verdini».

I due premevano per assicurare ai francesi (come poi è successo) il lotto Roma Centro che comprende i servizi di Palazzo Madama, Palazzo Chigi, ministeri come il Viminale e la Giustizia e il Quirinale. Abrignani ha spiegato a L’Espresso che si sarebbe trattato di un equivoco: «Verdini ha questo rapporto di vecchia amicizia con Marroni, anche i figli… Ma sono andato io a informarmi con il capo di Consip». Marroni però racconta ai pm di aver incontrato il suo amico Denis e di aver discusso proprio dell’appalto Consip.

Secondo i magistrati, Verdini sarebbe socio occulto dell’imprenditore Ezio Bigotti, presidente della Exitone spa inserita nella cordata Cofely.

Tiziano Renzi è amico di Verdini da quando il primo faceva il distributore di giornali e il secondo l’editore di quotidiani. Renzianissimo Marroni: manager della sanità toscana, promosso in Consip dal governo Renzi. Uomo di Matteo anche Luca Lotti: indagato per rivelazione del segreto d’ufficio perché avrebbe avvisato Marroni dell’inchiesta.

L’ad Consip resta al suo posto («il ministro Padoan mi ha invitato ad andare avanti») e annuncia: «Lunedì presenteremo una modifica al regolamento che preveda la revoca delle gare sulle quali nutriamo sospetti.

La gara assegnata a Romeo è una di quei casi». L’imprenditore casertano (che si era aggiudicato 3 lotti) è in carcere accusato di corruzione: lunedì sarà interrogato ma potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.

Altri particolari sono stati svelati alla stampa da Alfredo Mazzei. Commercialista, esponente Pd, ha raccontato di un incontro nella capitale tra Romeo, Tiziano Renzi e Russo: «Romeo mi riferì che si videro in una bettola, una trattoria senza pretese. Non avevano interesse a farsi vedere. Ebbi l’impressione che quella cena servisse a parlare di strategie. Romeo si lamentava dell’eccessiva e improvvisa presenza di Verdini nel facility management». E ancora: «Romeo cercava di esser protetto. Mi diede una lettera per Renzi, non la portai ma l’aprii, c’era scritto: “Caro Matteo, sono stato un tuo sostenitore fin dall’inizio. Dopo la fine della mia vicenda giudiziaria (l’inchiesta Global service ndr), da cui sono stato assolto, vorrei un risarcimento reputazionale”».

«Conosco Russo, sono padrino di battesimo del figlio, ma non ho mai chiesto soldi e non li ho mai presi. Non ho nulla da nascondere»Tiziano Renzi

Il padre dell’ex premier sarà ascoltato questo pomeriggio dai pm romani, è indagato (insieme a Russo e Bocchino) per traffico illecito di influenze: «Non ho mai fatto cene segrete in bettole in vita mia – ha ripetuto ieri -. Conosco effettivamente Russo, del cui figlio sono padrino di battesimo, ma non ho mai chiesto soldi e non li ho mai presi. Non ho nulla da nascondere».

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