Spending review: tagli choc al Welfare

Spending review e macelleria sociale. Il Fondo Politiche sociali perderà oltre 200 milioni, 50 in meno alla non auto-sufficienza. Le regioni: «L’anno prossimo i tagli saranno maggiori». Le associazioni: «Un fatto gravissimo»

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 7/3/2017 • Welfare & Politiche sociali • 541 Viste

Il Fondo nazionale per le Politiche sociali è stato tagliato da 313 a 99 milioni. Il Fondo per la non autosufficienza da 500 a 450 milioni. Lo ha deciso la conferenza Stato-Regioni il 23 febbraio scorso per rispondere all’imperativo dell’equilibrio di bilancio. «Dopo i tagli alla Sanità da 422 milioni – hanno denunciato i segretari confederali Cgil, Cisl e Uil Rossana Dettori, Maurizio Bernava e Silvana Roseto – questa è una mazzata».
Asili nido, aiuti alle famiglie povere, assistenza domiciliare e centri anti-violenza saranno praticamente azzerati con un maxi-taglio da 214 milioni. Non è messo meglio il fondo per il sostegno ai disabili gravissimi e anziani non autosufficienti a cui saranno prelevati 50 milioni. Una decisione che smentisce quella presa dal governo nel Dl Sud che aveva sbloccato una somma analoga per i malati di Sla sbloccati lo scorso 22 febbraio. Il taglio è stato confermato dal sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali, Luigi Bobba in una risposta scritta all’interrogazione della deputata Pd Donata Lenzi in commissione Affari Sociali. La decisione sarebbe stata presa dalle regioni e dal ministero dell’Economia, senza consultare il ministero del lavoro.

Le regioni sostengono di avere «limitato i danni. Questi tagli arrivano per volontà del Parlamento che attua la spending review – afferma il coordinatore degli assessori regionali al Bilancio, Massimo Garavaglia – Una volta la chiamavano “macelleria sociale”. Meglio sarebbe fare politiche di tagli non lineari e applicare i costi standard in ogni settore. L’anno prossimo sarà ancora peggio: i tagli saranno maggiori».

Per il forum del terzo settore è «un atto gravissimo che avrà pesanti conseguenze per i cittadini e le famiglie che si trovano in condizioni di forte disagio». «È evidente che con questi tagli, le politiche sociali del nostro paese ne escono pesantemente umiliate – sostiene Franco Bettoni, presidente della Fand (federazione delle associazioni nazionali sulla disabilità). È puro autolesionismo tagliare la spesa per le politiche sociali e sanitarie anziché utilizzarla come un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione». Vincenzo Falabella, presidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap), sottolinea il contrasto tra il ministero del lavoro e delle politiche sociali con quello dell’economia e le Regioni. E aggiunge che il tavolo dove le associazioni, e i sindacati, si confrontano con il governo non ha ricevuto la conferma dei tagli di cui ha parlato Bobba. Per Falabella questa decisione del governo Gentiloni inciderà negativamente sul confronto in corso con le associazioni. Il forum nazionale del terzo settore chiede al governo «chiarimenti sulle informazioni circolate, auspicando che si provveda a una loro repentina smentita: la grave situazione sociale del Paese non consente l’adozione di una misura così dannosa».

Il taglio delle poche risorse a disposizione arriva nell’imminenza dell’approvazione della legge delega contro la povertà da parte del parlamento. Si tratta di un’iniziativa,inadeguata e sottofinanziata, per contrastare la povertà assoluta. Si parla di un miliardo di euro all’anno per il 2017 e il 2018, mentre per ne servirebbero almeno 7 all’anno.

Il comitato 16 novembre che rappresenta i malati di Sla e le loro famiglie condanna il “gioco” che il governo e le regioni hanno condotto ai danni della disabilità gravissima. Per capire meglio la portata dell’insufficienza delle risorse – spiega in una nota – il comitato ricorda che nel 2010 sono stati stanziati 100 milioni di euro per 5 mila ammalati di Sla e malattie similari. Oggi la platea dei beneficiari sono previsti 180 milioni per una platea superiore. «Praticamente impossibile – commenta il comitato – per questo chiediamo che la quota parte del Fondo nazionale destinata alle persone con disabilità gravissime sia elevata dal 40% al 60%». In mancanza di risposte le associazioni hanno annunciato proteste a tutti i livelli.

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