L’Europa compie 60 anni, ma cerca di riprendere fiato

L’Europa compie 60 anni, ma cerca di riprendere fiato

Torna l’Europa sociale e la Grecia ritira la protesta. Ma la Polonia minaccia di non firmare. La Gran Bretagna non è presente e il 29 partirà la Brexit. Oggi, tutti dal papa (!)

L’Unione europea cerca una formula, che esprima «fierezza» per ciò che è stato fatto in 60 anni e determinazione ad affrontare le numerose «sfide» che ha di fronte, con l’ambizione di dimostrare ai cittadini che manifestano indifferenza, ma anche delusione e persino rigetto, che stare assieme ha un valore aggiunto. È questo difficile equilibrio che dovrà contenere il testo della «dichiarazione di Roma», che verrà firmata sabato mattina, nella sala degli Orazi e dei Curiazi al Campidoglio, in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario del Trattato fondatore (due trattati vennero firmati qui nel ’57, uno economico e l’Euratom).

Ci saranno solo 27 paesi attorno al tavolo, Theresa May non viene, anzi. Quattro giorni dopo le celebrazioni, il 29 aprile, dichiarerà ufficialmente l’applicazione dell’articolo 50, che dà il via alle trattative per la Brexit.

DUE PAESI stanno puntando i piedi sulla versione finale della Dichiarazione. La Grecia dovrebbe rinunciare alle perplessità, perché nel testo ci sarebbe un capitolo specifico sull’Europa sociale, anche se questo riferimento presenta delle difficoltà per una serie di paesi, non solo dell’Est, ma anche del Nord Europa (dove ritengono che la questione debba restare di competenza nazionale, per evitare scelte al ribasso).

La Polonia resta l’ostacolo maggiore e minaccia di non firmare, tanto più che a negoziare con il governo di ultra-destra di Varsavia è il polacco Donald Tusk, che la presidente del consiglio dei ministri Beata Szydlo e il suo mentore Kaczynski hanno osteggiato fino all’ultimo per la riconferma recente alla testa del Consiglio dei ministri Ue, votandogli contro. La Polonia rifiuta l’idea di un’Europa a diverse velocità, per paura di finire in serie B.

Nel testo non ci sarà il termine specifico di «cooperazioni rafforzate», ma dovrebbe restare l’idea, ormai varata a Berlino e Parigi (e accettata da Madrid e Roma). Il testo di Roma sarà generale, senza riferimenti ad articoli specifici dei Trattati. Verranno date solo grandi linee, anche perché due importanti elezioni quest’anno – in Francia e in Germania – impediscono di prendere impegni sulle indicazioni alternative del «piano Juncker» presentato da poco.

LA UE INTENDE comunque mostrare al mondo che rappresenta un’alternativa ben chiara a Donald Trump, in un contesto internazionale scosso dal ritorno ai protezionismi e dal voltafaccia Usa sulla lotta al disordine climatico. Gli europei vogliono prima di tutto esprimere la «fierezza» per quello che sono e che hanno fatto in 60 anni. Per rispondere ai dubbi crescenti, all’euroscetticismo, alle derive populiste intendono ricordare il valore inziale: l’Europa come spazio di pace.

Ma l’Europa vuole anche essere «lucida» sulle «sfide» che ha di fronte, all’interno dei singoli paesi (ineguaglianze sociali, insoddisfazione dei cittadini) e all’esterno. Il testo deve sottolineare che le risposte alle sfide passano per l’azione collettiva e per il buon equilibrio tra unità, solidarietà e rispetto delle regole: l’obiettivo è convincere che l’azione a livello europeo è la buona risposta alle sfide attuali, a condizione che poi ci siano dei risultati tangibili. Qui dovrebbe esserci un riferimento all’idea che alcuni paesi possono voler andare più in fretta o attuare una cooperazione con maggiore intensità (come già esiste: l’euro, Schengen ecc.).

UN’ULTIMA PARTE del testo sarà dedicata agli obiettivi, per dimostrare che la Ue non è paralizzata dalla Brexit:

  1. sui rifugiati, una risposta a quello che a Bruxelles viene definito un «deficit di percezione» sulla protezione dei cittadini, un invito a una migliore gestione dei flussi;
  2. sulla promessa di prosperità – anche qui c’è un «deficit di percezione» – il testo dovrebbe riferirsi alla lotta alla disoccupazione e alle ineguaglianze;
  3. l’Europa sociale avrà un capitolo specifico;
  4. l’obiettivo conclusivo dovrebbe essere dedicato all’impegno per un’Europa più forte sulla scena internazionale, con un preciso riferimento al «multilateralismo» come valore fondamentale e al progetto di difesa europea, l’ultimo cantiere in corso.

In tutti questi campi verrà sottolineato il «valore aggiunto» dell’Europa, con la limitazione, però, che per ogni scelta deve essere determinato il campo di azione pertinente, vale a dire un ritorno del vecchio concetto di «sussidiarietà».

Sarà ricordato il «principio di apertura», ma sottolineato che chi vuole entrare deve rispettare i valori della Ue e impegnarsi a promuoverli (cioè non viene chiusa la porta ai paesi dei Balcani occidentali, ma c’è una chiara presa di distanza dalla Turchia).

PRIMA DELLA CERIMONIA di sabato in Campidoglio, oggi tutti saranno ricevuti dal papa. Incontro con il capo religioso dei cattolici che ha dell’incongruo, viste le polemiche che aveva suscitato il riferimento alle «radici cristiane» (più ampie del solo cattolicesimo, erano inclusi i protestanti e gli ortodossi) nel Preambolo della Costituzione, poi bocciata in Olanda e Francia. I francesi minimizzano: c’è la visita al papa «perché abita a Roma».

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