No Tap, anche i sindaci in prima linea

Puglia. 231 gli ulivi da espiantare per fare un tunnel di 8 km che collegherà il gasdotto marino. Il governo tira dritto: Melendugno la soluzione migliore. Emiliano prova a mediare

Gianmario Leone, il manifesto • 30/3/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 683 Viste

Un’altra giornata di protesta, la tredicesima consecutiva, quella vissuta ieri nelle campagne di San Foca in Salento, all’esterno del cantiere in cui opera la ditta incaricata dal consorzio Tap e dove sorgerà il tunnel del gasdotto che approderà sulle coste pugliesi. Ad ora sono 136 sui 231 totali gli ulivi espiantati, che saranno reimpiantati una volta terminati i lavori. Il prosieguo delle operazioni, che continueranno anche oggi, non ha fatto altro che rafforzare la protesta all’esterno del cantiere: diverse persone, sdraiatesi all’alba all’ingresso del cantiere, sono state portate di peso lontano dalla «zona rossa» dalle forze di polizia. Il più alto momento di tensione della giornata si è vissuto quando un gruppo di manifestanti, spostatosi alle spalle del cantiere, ha lanciato sassi contro i mezzi della ditta che opera all’interno: un operaio ha avvertito un malore ed è stato trasportato in ospedale. Azione stigmatizzata dalla Tap, che si è detta disposta al dialogo solo se le proteste proseguiranno in modo pacifico.

IN PRIMA LINEA con i manifestanti, il sindaco di Melendugno, Marco Potì, affiancato da molti colleghi: dei comuni di Gallipoli, Vernole, Poggiardo, Ortelle, Cannole, Martano, Castri, Uggiano. È stato proprio Potì a ribadire che la sua amministrazione ritiene «il progetto incompatibile con il territorio: non ho alcuna intenzione di incontrare Tap né di accettare compensazioni». «Riteniamo questa fase, di espianto e reimpianto a 8 chilometri dei primi 211 ulivi, né urgente, né utile. È solo la punta di un iceberg di problemi – ha dichiarato Potì -. Il ministro Galletti verifichi e vedrà che il progetto del microtunnel è ancora nella fase della Valutazione di impatto ambientale. Approfondisca i problemi, non si lasci fare le cose dalle società private». Lo scontro tra le istituzioni in campo è evidente, in particolar modo per l’uso della forza nei confronti dei primi cittadini che presidiano il cantiere con le fasce tricolore: «Il governo – conclude – è sordo e sgombera cittadini e sindaci: Galletti impari queste cose dalla Costituzione».

IL MINISTRO dell’Ambiente però, non cambia linea di pensiero. Il sito di Melendugno «è quello che presentava il minor impatto ambientale, dopo l’esame di 14 soluzioni alternative in 5 siti differenti» da parte della commissione tecnico-scientifica che rilascia la Valutazione di impatto ambientale ha ribadito. Sottolineando che il sito Melendugno «non è stato scelto a caso, c’è sotto un lungo lavoro tecnico: leggetevi la Via». Galletti ha ricordato che l’espianto di ulivi «è stato autorizzato dall’ufficio fito-sanitario della Regione, sulla base di una valutazione d’impatto ambientale favorevole». Per il ministro «il confronto con Regione e Comuni c’è stato: evidentemente, non è stato sufficiente». Infine si è detto «un po’ sorpreso per l’entità delle proteste: si tratta di 23 ulivi da espiantare e poi ripiantare e di un microtunnel di 8 km. Non c’è nessuno scempio ambientale. In Puglia ci sono 50 milioni di ulivi e ogni anno 4.000 vengono tagliati in modo fraudolento».

NEL FRATTEMPO, negli uffici della Regione si è svolta la prima riunione del tavolo tecnico-politico permanente sulla vicenda, al quale hanno partecipato il governatore Emiliano, esponenti della Giunta regionale e sindaci del Salento. «Regione e Comuni concordano nel proseguire congiuntamente le azioni legali finalizzate allo spostamento dell’approdo del gasdotto da San Foca (dove è localizzato) a quello indicato dai territori presso Squinzano (Lecce)».

EMILIANO HA DETTO che «l’espianto degli ulivi non è il cuore della vicenda: la comunità protesta perché subisce l’imposizione di un’opera che non desiderano e che può essere spostata in un Comune che la vuole, dove c’è una zona costiera già industrializzata e dove si immagina di ottenere vantaggi economici anche per disinquinare l’area dove il gasdotto potrebbe arrivare». Questo spostamento evirerebbe di costruire 55 chilometri di gasdotto per riagganciare la dorsale Snam a Mesagne, nel brindisino.
In realtà, il sindaco di Squinzano, Mino Miccoli, ha subito messo in chiaro le cose: «Con Emiliano non c’è mai stato nessun accordo e la nostra delibera del 25 novembre 2013 dice che siamo disponibili a dire ok a questa possibilità solo se gli aspetti tecnici lo consentiranno e a condizione che la centrale di Cerano a Brindisi sia riconvertita. Ma prima, non dopo». Approdo però già bocciato dal consorzio Tap. Il caos regna sovrano.

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