Il Consiglio di Stato da il via libera al gasdotto adriatico

è stata pubblicata la sentenza del 9 marzo scorso, con la quale sono stati respinti i ricorsi del comune di Melendugno e dalla regione Puglia,

Gianmario Leone, il manifesto • 28/3/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 432 Viste

Taranto. Il Consiglio di Stato ha dato il via libera alla realizzazione del gasdotto che attraverserà l’Adriatico, il famoso Tap (Trans Adriatic Pipeline), approdando in Puglia. Ieri è stata pubblicata la sentenza del 9 marzo scorso, con la quale sono stati respinti i ricorsi del comune di Melendugno e dalla regione Puglia, nei confronti della precedente sentenza del Tar Lazio sulla Tap.

I rilievi mossi dal comune e della regione erano diversi. In primis, si contestava che la Valutazione d’impatto ambientale del ministero dell’ambiente che ha dato l’ok al progetto (che prevede l’approdo del gasdotto in Salento e l’allaccio alla rete nazionale Snam nel brindisino), non fosse stata unica ma duplice. Ma per il Consiglio di Stato già in passato la giurisprudenza amministrativa ha stabilito «che due opere distinte, anche se tra loro connesse, sono sottoposte a “Via” autonoma».
Il collegio ha dato torto alla regione su tutta la linea: anche sulla tesi, appoggiata da diverse associazioni, che non fosse stata vagliata l’«opzione zero», ovvero la non realizzazione dell’opera (Direttiva CEE 337/85): il Consiglio di Stato non solo ha scritto che questo opzione è stata vagliata, ma che è stata la stessa regione Puglia a definire necessaria quest’opera «di carattere strategico e di preminente interesse nazionale».
Infine, il Consiglio di Stato (che ha escluso che l’opera dovesse essere assoggettata alla “direttiva Seveso” e l’avvenuto rispetto della leale collaborazione tra poteri dello Stato) nella sentenza assicura che la Commissione Via ha «approfonditamente vagliato tutte le problematiche naturalistiche» e che la scelta dell’approdo «fosse stata preceduta da una completa analisi delle possibili alternative (ben undici)». La regione infatti aveva chiesto che l’arrivo del gasdotto avvenisse a Brindisi, dove è presente un’importante area industriale, piuttosto che sulle spiagge adriatiche del Salento.

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