Islanda. La parità salariale tra i sessi diventa legge

Islanda. La parità salariale tra i sessi diventa legge

È ufficialmente legge dello Stato, in Islanda, l’uguaglianza salariale tra uomini e donne, approvata di recente dal Parlamento. I datori di lavoro che impieghino più di 25 persone, dovranno rispettarla: a vigilare vi saranno le forze di polizia e persino i reparti speciali. La legge si applica anche alle discriminazioni in merito all’orientamento sessuale. Secondo il governo islandese (centrista) l’uguaglianza salariale dovrebbe essere definitivamente acquisita nel 2022.

Una grande vittoria per il movimento femminista che, con lo sciopero globale, aveva messo fortemente in rilievo come, anche nell’avanzata Islanda, le donne siano pagate dal 14 al 18% in meno dei maschi. Ora le imprese (sia del pubblico che del privato), che negano l’esistenza di disparità salariali, dovranno provarlo in modo inoppugnabile per ottenere un certificato di abilitazione.

Secondo il Global Gender Gap Report, che misura la disparità di genere a livello mondiale, l’isola si situa al primo posto per uguaglianza tra i sessi. È però quinta quanto a opportunità e partecipazione economica delle donne (prima la Norvegia, al 111° posto l’Italia – tra le ultime in Europa davanti a Malta e Turchia, e pessima anche per equità di salari -), e ancora al primo posto per istruzione e partecipazione politica: le donne costituiscono il 48% degli eletti in Parlamento, e nel governo sono 4 su 8 uomini.

I negoziati tra lo Stato, i sindacati e le organizzazioni padronali che hanno portato alla legge sono iniziati nel 2008. Un tema caldo che ha visto la forte opposizione delle destre, contrarie a qualunque tipo di imposizione alle imprese. Ora, però, la forza del movimento globale delle donne è riuscita a imporsi com’era già avvenuto per la legge che obbliga a una quota minima del 40% di donne nelle direzioni delle imprese.

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