La difesa di Tiziano Renzi: «Hanno abusato del mio cognome»

La difesa di Tiziano Renzi: «Hanno abusato del mio cognome»

Interrogato per quasi quattro ore ieri pomeriggio a Roma, Tiziano Renzi. Il pm della procura capitolina Paolo Ielo e la collega del tribunale di Napoli, Celeste Carrano, gli hanno chiesto dei suoi rapporti con Alfredo Romeo, arrestato mercoledì per corruzione.

«Ha risposto a tutte le domande – ha spiegato il suo difensore, Federico Bagattini -. Si tratta di un caso di abuso di cognome cioè qualcuno ha usato a sproposito la conoscenza con il mio assistito, che non è mai stato in Consip, mai preso soldi». Ad abusare del cognome sarebbe stato Carlo Russo.

L’accusa per Tiziano Renzi è traffico illecito di influenze: avrebbe aiutato l’imprenditore casertano a entrare in contatto con il «giglio magico» renziano e, in particolare, con l’ad di Consip, Luigi Marroni, in modo da potersi assicurare una consistente fetta del Fm4, il bando per il facility management degli edifici pubblici da 2,7miliardi, il più grande d’Europa.

Tiziano Renzi avrebbe agito da «facilitatore» insieme al suo amico, l’imprenditore toscano Russo. In cambio Romeo avrebbe assicurato loro una sorta di stipendio (come da pizzini ritrovati dai carabinieri: «30.000 al mese per T» e «5.000 ogni due mesi per CR»), il pagamento sarebbe dovuto avvenire in nero, grazie ai contanti ricavati da Romeo dal suo hotel di lusso di Napoli. Nelle intercettazioni Romeo chiede: «Il dottore ha gradito?», secondo i pm il dottore sarebbe proprio il padre dell’ex premier.

Secondo le procure, Tiziano Renzi e Russo avrebbero incontrato Romeo in una «bettola» romana per discutere dell’appalto Consip. Ci sono poi le dichiarazioni rese ai pm di Napoli da Marroni sulle pressioni ricevute da parte del padre di Tiziano Renzi e lo stesso Russo affinché l’ad favorisse Romeo e la concorrente per l’Fm4, Cofely, sponsorizzata da Denis Verdini.

Il traffico di rapporti si sarebbe interrotto perché una serie di uomini del «giglio magico», a cominciare da Luca Lotti e poi dal presidente di Publiacqua Filippo Vanoni, i generali Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia, avrebbero avvisato Marroni delle cimici installate dalla procura nel suo ufficio.

Il sospetto è che dell’inchiesta fosse informato anche l’allora premier.

«Tiziano Renzi voleva una mano per mettere l’effige della Madonna di Medjugorje nell’ospedale Meyer di Firenze»L’avvocato Federico Bagattini

Il difensore di Tiziano Renzi ieri ha insistito: «La cifra con la sigla T non l’ha scritta il dottor Renzi, bisogna chiedere a chi lo ha scritto. Non conosce né ha mai incontrato Romeo. Non esistono bettole. Non ha mai conosciuto il signor Verdini. E’ stanco e provato anche perché questa vicenda non ha uno spettro esclusivamente giudiziario. Le dichiarazioni di Marroni sono piene di inverosimiglianze».

Sull’incontro con Marroni a Firenze, l’avvocato spiega: «Tiziano Renzi voleva una mano per mettere l’effige della Madonna di Medjugorje nell’ospedale Meyer di Firenze».

Ieri, in contemporanea, i pm Mario Palazzi ed Henry John Woodcock erano a Firenze per interrogare Russo, anche lui accusato di traffico illecito di influenze. Oltre tre ore di faccia a faccia che, però, si è risolto con l’accusato che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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