Sentenza storica a Trento: due padri per due gemelli

Due padri per due bambini, nati negli Usa grazie alla «maternità surrogata»

Ernesto Milanesi, il manifesto • 1/3/2017 • Libertà & Nuovi diritti, Società • 666 Viste

TRENTO. Due padri per due bambini, nati negli Usa grazie alla «maternità surrogata». Genitori, di fatto, già lo erano. Adesso lo diventano anche nel registro anagrafico del comune, che si era rifiutato di certificare lo stato di famiglia. Una svolta in Italia che si può, a buon diritto, proclamare storica. È il punto di non ritorno sancito nelle venti pagine depositate il 23 febbraio dalla prima sezione della Corte d’Appello (presidente Maria Grazia Zattoni, consiglieri Laura Paolucci e Anna Luisa Terzi).

La sentenza scioglie la riserva del 2 febbraio, boccia le argomentazioni del procuratore generale, dà torto al ministero degli Interni che aveva supportato la decisione del comune. E da Trento si fa giustizia, non solo a favore dei due padri che hanno dato battaglia a colpi di carta bollata. È sancito, infatti, il riconoscimento dell’originale provvedimento emanato all’estero. Ha efficacia giuridica in Italia il «legame genitoriale» fra i due minori e i loro due padri. Non fa più differenza se coppia omosessuale che ha scelto la «gestazione differita».

Nei confronti del governo e del comune, la Corte d’Appello di Trento non si scosta dal perimetro tracciato dai diritti fondamentali (dalla Costituzione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e nello stesso tempo incorpora la decisione estera. Come evidenzia Marco Gattuso, direttore del portale giuridico Articolo 29, la motivazione cruciale della sentenza è alle pagine 17-18: «Deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare e accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite».

Appunto, non contano le tecniche della procreazione. Nemmeno il parto all’estero da madre surrogata. Prevale il diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo hanno portato al mondo. E nelle pieghe della sentenza spicca un altro elemento che fa scuola, perfino rispetto alla legge 40: «La disciplina positiva della procreazione medicalmente assistita va considerata non già espressione di principi fondamentali costituzionalmente obbligati, ma piuttosto come il punto di equilibrio attualmente raggiunto a livello legislativo nella tutela dei differenti interessi fondamentali che vengono in considerazione nella materia».

Dunque, il caso è risolto. L’atto anagrafico va «copiato» tal quale in Italia. Due gemelli con due padri. Una sola famiglia. Anche per legge. Secondo i giudici di Trento, basta aderire «al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico» e in «assenza di relazione biologica con uno dei genitori per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa».

Leonardo Monaco, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, commenta: «Congratulazioni ai due papà. Confidiamo in un sussulto delle camere prima che sia un altro giudice a infliggere una nuova umiliazione al legislatore». E il senatore del Pd Sergio Lo Giudice rincara la dose: «Laddove la politica non riesce, arriva la giurisprudenza grazie alla tenacia di coppie che non si sono arrese all’idea che lo Stato tratti i propri figli come figli di un dio minore». Chiosa Marilena Grassadonia, presidente Famiglie Arcabaleno: «L’ordinanza di Trento si muove nel solco della sentenza della Corte di Cassazione del 2016, che riconosce il diritto dei minori nati in coppie gay o lesbiche a vedersi riconosciuti entrambi i genitori, indipendentemente da come questi bambini sono nati e dal dato puramente biologico. Purtroppo in Italia hanno diritti diversi, a seconda di dove sono nati, di quale tribunale possa decidere sulle loro vite e sulle loro famiglie. Un’ingiustizia che va sanata al più presto».

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