Xenofobia in Europa. La “clausola Molière” per la preferenza nazionale

Unione europea. L’Austria vuole imporre la priorità delle assunzioni per i nazionali, in Francia c’è una deriva simile, con la scusa della “sicurezza”: gli operai devono parlare francese. La polemica sulla direttiva dei lavoratori distaccati

Anna Maria Merlo, il manifesto • 14/3/2017 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 942 Viste

E adesso c’è la “clausola Molière” per far passare la “preferenza nazionale” nelle assunzioni. La Francia non è sola in questa deriva, l’Austria sta per approvare una riforma di legalizzazione della priorità delle assunzioni in base alla nazionalità del paese. La “clausola Molière” riguarda la lingua: i lavoratori devono parlare francese. Ufficialmente, la scusa è la “sicurezza”. Sono interessati soprattutto i casi di operai edili o nei trasporti, dove ci sono stati abusi da parte delle imprese sulla direttiva dei “lavoratori distaccati” del ‘96, che la Francia cerca da tempo di far modificare a Bruxelles. Le imprese francesi, soprattutto nel subappalto edile, fanno lavorare degli operai venuti dall’est (Romania, Polonia, Bulgaria ecc.) pagati con salari dell’est e con contributi versati nel paese d’origine (meno cari). Ci sono molte frodi, alcuni datori di lavoro per pagare meno gli operai venuti dall’est impongono loro di contribuire – a caro prezzo – per i costi dell’alloggio e del viaggio, decurtando cosi’ i salari per essere più competitivi. A Bruxelles stanno discutendo su una possibile modifica della direttiva, già corretta nel 2014: l’idea è imporre il principio che dappertutto ci sia “uno stesso reddito per uno stesso lavoro” e che questo valga per tutti, a prescindere dalla nazionalità. Ma i paesi dell’est non ne vogliono sentir parlare, accusando la riforma di voler imporre “barriere protezionistiche”.

La Francia è in campagna elettorale e l’estrema destra ha in programma la “preferenza nazionale”. Cosi’, la regione Ile-de-France, che è passata alla destra, ha appena deciso di applicare la “clausola Molière” sui cantieri: solo le piccole e medie imprese dove gli operai parlano francese potranno avere accesso agli appalti pubblici regionali. Altre regioni, dipartimenti e comuni hanno già imposto questa scelta, a cominciare da Rhône-Alpes-Auvergne, anch’essa passata a destra alle ultime elezioni amministrative (ma c’è anche la regione Centre-Val-de-Loire, che è a direzione Ps). Gli oppositori e anche i Prefetti propongono altre strade pe evitare le frodi: per esempio, fare appalti riservati alla piccola e media impresa (limitando cosi’ la sopraffazione delle grandi società che poi ricorrono al subappalto, che sfrutta tutte le possibilità, senza controlli, per pagare meno), oppure introdurre un sistema di identificazione degli operai al lavoro, per poter controllare con facilità se sono in regola per lavorare in Francia (eguale lavoro=eguale salario).

A rilanciare l’allarme sulla preferenza nazionale che si introduce in modo velenoso nel mondo del lavoro è stata qualche giorno fa un’eurodeputata dei Républicains, Elisabeth Morin-Charitier. Sostiene che se la Francia lascia prosperare questa deriva, sarà impossibile avere la necessaria credibilità a Bruxelles per imporre una riforma delle normative sui lavoratori distaccati. Questa direttiva permette a un’impresa di inviare per una missione specifica dei lavoratori in un altro paese, conservando il versamento dei contributi nel paese d’origine. Ma riguarda casi eccezionali, non la norma, per fare maggiore concorrenza e vincere gli appalti.

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