Siria. Ribelli e jihadisti in festa per i missili di Trump

Usa/Siria. Ma il raid può trasformarsi in un boomerang, senza spostare i rapporti di forza sul terreno. L’opposizione siriana spera che sia solo l’inizio. Assad: «Stupido gesto, reagiremo»

Michele Giorgio, il manifesto • 8/4/2017 • Guerre, Armi & Terrorismi • 530 Viste

Ribelli e oppositori siriani sono in estasi per i 59 missili Tomahawk americani che ieri, prima dell’alba, hanno colpito la base aerea siriana di Shayrat, vicino Homs, da cui, secondo Washington, sarebbe decollato il cacciabombardiere siriano responsabile del presunto attacco chimico di martedì scorso nella provincia di Idlib. Anche i salafiti di Ahrar al Sham, alleati di al Qaeda, che puniscono a frustate chi segue «stili di vita» occidentali, ieri hanno inneggiato all’americano Donald Trump. Tutto va bene quando si tratta di abbattere il regime apostata di Bashar Assad. «Non basta attaccare una sola base militare, ci sono 26 basi aeree da cui partono attacchi», ha esortato Mohamed Alloush, uno dei leader del gruppo estremista Jaish al Islam e portavoce l’Alto comitato per i negoziati dell’opposizione siriana. Anche Najib Ghadbian, rappresentate negli Stati uniti e nel Regno unito della Coalizione Nazionale dell’opposizione, ha applaudito al presidente americano. «Accogliamo con favore questi attacchi – ha detto ad al Jazeera – si tratta del primo passo positivo ma vorremmo che facesse parte di una più vasta strategia capace di portare a una sorta di transizione politica…sino ad oggi è mancata una leadership americana, la precedente Amministrazione, non contemplando l’opzione militare, ha incoraggiato sia la Russia che l’Iran». Immediato anche il commento del “democratico” presidente turco Erdogan che ha invocato «senza ulteriori indugi» l’istituzione di una no-fly zone, il suo progetto per frantumare la Siria. Ampio sostegno a Trump è stato espresso subito anche da Israele e l’Arabia saudita.

I nemici di Damasco sperano che il presidente Usa non si fermi qui e vada avanti con gli attacchi militari, convinti che sia questa l’unica strada per far cadere Assad e colpire i suoi alleati, cominciando dalla Russia, colpevole di essersi schierata dalla parte del presidente siriano, fino all’Iran. L’analista israeliano Avi Issacharoff ieri scriveva convinto che i Tomahawk di Trump «hanno detto a iraniani, siriani e Hezbollah che la festa è finita», sottovalutando che il presidente Usa se da un lato non ha esitato a flettere i muscoli con Damasco dall’altro non sembra realmente intenzionato a rimuovere con la forza Bashar Assad dal potere. In ogni caso il presidente siriano non è stato intimorito dal bombardamento della base aerea di Shayrat. «È stato un atto irresponsabile e sciocco», ha protestato mentre l’agenzia siriana riferiva che i Tomahawk avevano ucciso 15 persone, sei avieri e nove civili (quattro bambini). «Ciò che l’America sta facendo – ha sottolineato – non è altro che un comportamento irresponsabile e stupido, che dimostra la miopia e la cecità politica e militare di fronte alla realtà». Il suo consigliere, Buthaina Shabaan, ha avvertito che «la Siria e i suoi alleati risponderanno all’aggressione americana».

Contro le speranze dell’opposizione siriana, l’attacco ordinato da Trump potrebbe rivelarsi un boomerang. Mosca, tradita da Washington, ieri segnalava di voler stringere ulteriormente l’alleanza con Damasco . L’Iran e il movimento sciita libanese Hezbollah potrebbero raddoppiare il loro impegno, con altre migliaia di uomini, a sostegno della Siria. Assad peraltro può rafforzzarsi grazie alla fine della pax putiniana che aveva visto il presidente russo avvicinarsi ad Erdogan per garantire la tregua seguita alla liberazione di Aleppo e trovare una soluzione politica alla guerra in Siria. La Turchia ieri si è sfilata dalla triplice alleanza,con Mosca e Teheran, che aveva prodotto le trattative di Astana, per invocare invece altri attacchi Usa. E se giovedì notte Putin ha dato ordine di spegnere in Siria i suoi sistemi antimissilistici più avanzati, gli S-300 e S-400, lasciando passare i Tomahawk per non entrare in conflitto diretto con Washintgon, ieri ha usato toni duri verso gli americani. La settimana prossima arriverà a Mosca il Segretario di stato Rex Tillerson e i russi in anticipo sulla sua visita hanno annunciato che rafforzeranno le difese antiaeree della Siria, un modo indiretto per segnalare agli americani che risponderanno a nuovi attacchi. Pesanti sono anche i toni dell’Iran che ha accusato gli Usa di stare dalla parte di al Qaeda e dell’Isis. Tehran probabilmente aumenterà gli aiuti finanziari a Damasco rovinando la festa a Israele che vuole la caduta di Bashar Assad, troppo dipendente dal sostegno di Tehran e, pertanto, più disposto ad ospitare basi iraniane in Siria.

Sul terreno non si prevedono cambiamenti. La distruzione, pare completa, dell’aeroporto militare di Shayrat e con esso di almeno sei Mig 23 (una dozzina secondo altre fonti) non può spostare i rapporti di forza. Mosca è in grado di rimpiazzare subito gli aerei perduti (di fabbricazione russa) da Assad o di riprendere i bombardamenti delle postazioni nemiche con i suoi aerei, molto più moderni, che già sono stati decisivi per spostare le sorti della guerra a favore di Damasco.

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