«Nì Marine nì Macron», l’abisso a sinistra

«Nì Marine nì Macron», l’abisso a sinistra

Manifestazioni di liceali, ieri, in varie città francesi, da Parigi, a Rennes, Nantes, Tolosa. Nella capitale, una ventina di licei sono stati bloccati o ci sono stati tentativi di blocco per alcune ore, con momenti di tensione vicino alla Gare de Lyon tra polizia e Mili, gruppo radicale con il volto coperto da passamontagna neri. Queste manifestazioni non sono però esclusivamente contro la presenza dell’estrema destra al ballottaggio, la protesta è contro tutto e tutti: «Ni Marine ni Macron, ni patrie ni patron», «le loro elezioni, il nostro avvenire». Di fronte al liceo Louis Le Grand sono invece comparsi dei militanti dell’Action française (estrema destra).

A POCO PIÙ di una settimana dal voto, è sempre più centrale la questione delle difficoltà che incontra la costituzione di un «fronte repubblicano» in grado di contrastare la resistibile ascesa di Marine Le Pen, a differenza del 2002 qunado ci fu una reazione immediata e forte. Gli sguardi sono tutti rivolti verso Jean-Luc Mélenchon, che si è chiuso in un silenzio più che imbarazzante. Il Pcf, suo alleato, lo inviata a prendere posizione: «Il rischio è serio e bisogna mobilitare nella chiarezza», afferma il segretario comunista Pierre Laurent. La guardia ravvicinata di Mélenchon è nervosa, risponde in modo aggressivo alle accuse di mettere i due candidati sullo stesso piano: «Non un voto al Fronte nazionale – spiega il portavoce della France Insoumise, Alexis Corbière – votare Fn non è un’opzione». Ma nel questionario diffuso per chiedere ai militanti di definire una posizione per il secondo turno, i due candidati del ballottaggio sono messi sullo stesso piano: Marine Le Pen, «estrema destra», Emmanuel Macron, «estrema finanza». Corbière mette i parametri di Maastricht sullo stesso piano dell’estrema destra: «Né regola d’oro (3% di deficit), né peste bruna».

MARINE LE PEN fa di tutto per sfruttare questa avversione a Macron nell’elettorato di Mélenchon. Ha cambiato i termini del suo discorso, sostituendo il rifiuto del «sistema» con l’accusa all’«oligarchia», termine usato dal leader della France Insoumise. Bertrand Dutheil de la Rochère, ex comunista passato al fianco di Marine Le Pen, spiega: «Jean-Luc Mélenchon tiene conto del fatto che per gran parte del suo elettorato non è possibile votare per Macron, perché rappresenta l’oligarchia, il capitalismo selvaggio». Marine Le Pen ha giocato questa carta ad Amien, davanti alla fabbrica Whirlpool, mercoledì. Ma i sondaggi smentiscono questa analisi: buona parte dell’elettorato Mélenchon dovrebbe alla fine votare Macron per opporsi all’estrema destra.

QUESTA AMBIGUITÀ riguarda anche i sindacati. Non ci sarà una grande manifestazione unitaria il 1° maggio, per protestare contro la presenza dell’estrema destra al ballottaggio. Non solo i sindacati sfileranno in ordine sparso (mentre Jean-Marie Le Pen farà il suo discorso tradizionale sotto la statua di Jeanne d’Arc), ma le posizioni restano molto distanti. Solo la Cfdt, con l’Unsa, organizza una manifestazione per «respingere la visione reazionaria e identitaria del Fronte nazionale», invitando chiaramente a «votare per il candidato repubblicano». La Cgt chiama a manifestare, in un altro luogo di Parigi, contro il Fronte nazionale e «per il progresso sociale», ma senza dare sostegno a Macron, simbolo delle «politiche di austerità». Force ouvrière rifiuta ogni indicazione di voto. La spaccatura del mondo sindacale si è manifestata nel voto del primo turno: gli iscritti alla Cfdt, il sindacato riformista, hanno scelto Macron al 48% (14% Mélenchon e 7% Le Pen), mentre i simpatizzanti della Cgt hanno votato al 51% per Mélenchon (12% Macron e 15% Le Pen), a Fo il 25% ha scelto Le Pen.
Marine Le Pen, iper-attiva, ieri ha proseguito la campagna: qualche ora su un battello di pesca e poi comizio a Nizza. Resta indifferente all’avanzamento della procedura che le toglierà l’immunità all’europarlamento, che ieri ha reclamato 5 milioni di euro per gli impieghi fittizi, intascati indebitamente dal Fronte nazionale. Macron avanza lento, con un incontro a Sarcelles sull’integrazione attraverso lo sport e presenza in tv la sera.

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