naufraghi

Alfano contro le Ong e Orlando: «Sto con Zuccaro al 100%»

Il ministro spacca la linea del governo. Scontro con Orlando, Gentiloni difende «l’attività preziosa» delle organizzazioni

Andrea Colombo, il manifesto • 30/4/2017 • Immigrati & Rifugiati, Politica & Istituzioni • 694 Viste

C’è chi sulla pelle dei migranti ci fa più soldi che con gli stupefacenti, come disse Salvatore Buzzi, e chi spera di riempire invece i forzieri elettorali. La denuncia sulle eventuali collusioni tra Ong e trafficanti di esseri umani, partita da Luigi di Maio e dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, è diventata ieri la linea del fronte su cui si gioca una campagna elettorale strisciante e venefica. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano si schiera senza riserve col procuratore e di conseguenza contro il grosso del governo, che invece fa muro in difesa delle Ong e del loro ruolo prezioso nel salvataggio di migliaia di vite.

ALFANO VA A SPADA TRATTA: «Do ragione al procuratore al 100%. Ha posto una questione vera e non ha generalizzato. Bisogna capire come fanno alcune Ong, non tutte, a spendere tutti questi soldi solo con i finanziamenti dei sostenitori. Bisognerà accertarlo».

Parole che destano la massima ira a palazzo Chigi, perché la caccia al voto di destra di Alfano spacca una linea di governo altrimenti omogenea. Le repliche arrivano a stretto giro e la più acuminata è quella del ministro della Giustizia Andrea Orlando: «Se Alfano è così convinto c’è da chiedersi perché non se ne è accorto quando faceva il ministro degli Interni. Era distratto». Botta e risposta: «Ho fatto la dichiarazione che avrebbe dovuto fare lui se non fosse assente», replica il ministro degli Esteri.

La posizione di Alfano non è opposta a quella del premier Paolo Gentiloni, del suo predecessore Matteo Renzi, del guardasigilli Orlando o del presidente del Senato Pietro Grasso, tutti intervenuti ieri: nessuno chiede di non indagare o non approfondire. Sono però opposti i toni, che in casi come questo sono tutto. Anche Gentiloni assicura che «se ci sono da parte della magistratura informazioni attendibili e credibili non sarà certo il governo a contrastarle». Allo stesso tempo, però, riconosce alle Ong i loro meriti. La loro è «un’attività preziosa e benvenuta: dobbiamo essere grati per il lavoro che fanno».

RENZI SI SCAGLIA contro M5S e Lega, che «sono dalla stessa parte» e «vogliono solo lucrare qualche voto», anche se si sottrae alle polemiche con il procuratore di Catania: «Noi siamo dalla parte dei giudici ma non si spara nel mucchio per prendere voti». Attacca invece frontalmente Zuccaro l’ex magistrato che presiede il Senato: «Mi pare un po’ fuori dall’ordinamento che un magistrato si possa pronunciare prima delle indagini. Quando si è conclusa l’istruttoria si può forse renderne noto l’esito. Mai prima».

Passano le ore. I toni si alzano. Il dibattito diventa una rissa nella quale tutti menano fendenti. «Non accettiamo lezioni da Grasso e Boldrini», contrattacca Di Maio e accusa il governo di prendersela con il procuratore Zuccaro «perché sta indagando sul Cara di Mineo». Colpo alla cieca vibrato al momento sbagliato. Il primo a risentirsi per le indagini su Mineo e sull’ex sottosegretario Giuseppe Castiglione dovrebbe essere proprio Alfano, padrino politico di Castiglione, che invece difende il procuratore. Grasso non ci sta e scazzotta a sua volta rivolto a Di Maio: «Hai già dimostrato di avere grosse lacune in storia, geografia e diritto: qualche lezione ti sarebbe utile». La Lega, non paga del livello raggiunto dalla rissa, prova a versare qualche litro di benzina in più: «Denunceremo il governo, il Pd e i presidenti delle Camere per favoreggiamento».

MENTRE FIOCCANO gli insulti, si delineano due fronti, in un succoso anticipo di quel che sarà la campagna elettorale: tutta la destra, più M5S, si compatta a difesa di Zuccaro, con il palese intento di colpire le Ong e in realtà l’intera politica sull’immigrazione. Il centrosinistra invece fa scudo alle Ong, ma senza attaccare direttamente il procuratore. In privato dicono anzi che Renzi sia più vicino alle posizioni di Alfano di quanto non sia disposto ad ammettere. Probabilmente nel Pd circola il dubbio che Zuccaro disponga davvero di qualche elemento che autorizzi almeno sospetti e che abbia alzato così la palla proprio per smuovere le acque data la difficoltà di verificarli.

Ma quali che fossero le sue intenzioni, e per di più nel clima avvelenato della politica italiana, la sua mossa è stata disastrosa.

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