Gasdotto in Salento, il Tar sospende la mattanza degli ulivi

Gasdotto in Salento, il Tar sospende la mattanza degli ulivi

TARANTO. I lavori per la realizzazione del gasdotto Tap in Salento saranno sospesi almeno sino al prossimo 19 aprile. A stabilirlo, ieri, il Tar del Lazio, che ha sospeso l’autorizzazione all’espianto degli ulivi nell’area del cantiere del microtunnel nel territorio di Melendugno. Il Tar con il decreto 1753/2017, ha infatti accolto l’istanza presentata dalla Regione Puglia per l’annullamento, previa sospensione, dell’ok dato dal ministero dell’Ambiente che il 27 marzo aveva definito pienamente ottemperata la prescrizione «A44», in merito alla cosiddetta fase 0 dei lavori, autorizzando Tap all’espianto degli ulivi.

Nel provvedimento del Tar si legge che «la questione sottoposta a giudizio investe notevoli interessi pubblici riferiti ad un’opera di importanza strategica nazionale, le cui modalità di realizzazione debbono ritenersi definitivamente approvate, ma con puntuali misure di mitigazione dell’impatto ambientale, riferite, in particolare, ai ripristini vegetazionali, ovvero all’espianto e al successivo reimpianto di ulivi».
La data del 19 aprile stabilita per l’udienza non è casuale: entro il 30 infatti, andranno spostati gli ultimi 18 alberi rimasti nell’area del cantiere, in quanto il 1 maggio scatta secondo il calendario regionale, il riposo vegetativo delle piante. È lo stesso Tar a specificare che la misura cautelare è accordata, «ai soli fini dell’immediato riesame dell’atto impugnato da parte del ministero dell’Ambiente» con riferimento «sia alle osservazioni e alle competenze della Regione, sia in base all’avvenuta presentazione al medesimo ministero, da parte di Tap, di istanza di verifica di assoggettabilità a Via del progetto esecutivo, relativo alla realizzazione del microtunnel». Il tutto ai fini di ottimizzare l’adeguato scaglionamento temporale degli interventi «in considerazione dei tempi tecnici necessari per le fasi procedurali ancora da svolgere, senza pregiudizievoli situazioni di stallo e fatta salva la ricerca delle soluzioni più opportune».

La notizia ha inevitabilmente riportato entusiasmo tra i cittadini in presidio permanente all’esterno del cantiere da oltre venti giorni.

Soprattutto dopo che martedì la Corte Costituzionale aveva bocciato la legge regionale n. 7 del 2016, nella parte che stabiliva che i terreni interessati da espianto di ulivi colpiti dal batterio della Xylella, per sette anni non potessero cambiare tipizzazione urbanistica. E che da questi vincoli fosse esentata, a certe condizioni, soltanto la realizzazione delle opere pubbliche e non quelle private. Un comma che sia il consorzio Tap che il governo, avevano interpretato come un ostacolo alla realizzazione del gasdotto.

Il pronunciamento del Tar è stato accolto come una vittoria dal popolo No-Tap, anche in funzione della sentenza con cui il Consiglio di Stato, sempre lo scorso 27 marzo, aveva bocciato i ricorsi di Regione e comune di Melendugno sulla realizzazione del gasdotto. La società ha subito assicurato che «si atterrà rispettosamente a quanto disposto dal decreto» mantenendo la sospensione dei lavori fermi oramai da sabato scorso.

La polemica nelle ultime ore si è però spostata sui danni interni ed esterni al cantiere apportati da un gruppo di ignoti negli ultimi giorni.

Anche ieri la società ha segnalato che un gruppo di persone «ha devastato l’area producendo danni gravissimi al patrimonio paesaggistico e storico». Questa volta la denuncia è partita dal comandante della polizia locale di Melendugno, Antonio Nahi, che sul suo profilo facebook ha postato una serie di foto sui danni provocati. «Indignato, amareggiato e profondamente ferito: personaggi giunti da varie parti d’Italia, hanno dissacrato il nostro territorio, martoriato la culla dei nostri avi, dove un muro millenario è stato abbattuto per farne una sorta di barricata e impedirne ogni transito veicolare» ha scritto il comandante. Eventi dai quali il comitato No-Tap ha preso le distanze. «Non so cosa è successo stanotte, perché stamattina non sono passato dal cantiere, ma è certo che questi gesti non sono riconducibili a gente del Comitato che da 5 anni porta avanti questa battaglia» ha dichiarato Gianluca Maggiore, uno dei portavoce del comitato. La tensione resta alta, in attesa del 19 aprile.

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