Rapporto Istat. Otto milioni di poveri, la metà non riesce a comprarsi il cibo

Rapporto Istat. Italia fanalino di coda per occupazione e pil pro capite. E per la sanità pubblica investiamo meno di Germania e Francia. Il governo firma un memorandum che lo impegna verso chi ha meno. Camusso: «Servono più risorse»

Antonio Sciotto, il manifesto • 15/4/2017 • Lavoro, economia & finanza, Povertà & Esclusione sociale, Studi, Rapporti & Statistiche • 573 Viste

Otto milioni di poveri in Italia, di cui più della metà (4,5 milioni) è in uno stato di povertà assoluta (non può permettersi cioè neanche il minimo necessario per vivere): la fotografia di Noi Italia, ultimo rapporto Istat, è raggelante. Una serie di diapositive che ci fanno comparire agli ultimi posti in Europa per livelli di occupazione, pil pro capite e altri indicatori del benessere.

I DATI DELLA POVERTÀ sono relativi al 2015: quella al livello assoluto coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui). Il 10,4% delle famiglie – in tutto 2 milioni e 678 mila – è relativamente povero, mentre le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307 mila (pari al 13,7% della popolazione). I valori risultano stabili rispetto al 2014, ma peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con quattro componenti (passano in un anno dal 6,7% al 9,5%).

MALE ANCHE IL LAVORO: le cifre sull’occupazione ci vedono agli ultimi posti in Europa. In Italia, spiega il rapporto Istat, sono occupate poco più di 6 persone su 10 tra i 20 e i 64 anni, il dato peggiore nella Ue a eccezione della Grecia. Tra i 20 e i 64 anni nel 2016 era occupato il 61,6% della popolazione con un forte squilibrio di genere (71,7% gli uomini occupati, soltanto al 51,6% le donne). Grande anche il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno (69,4% contro il 47%). Nella graduatoria comunitaria sul 2015 solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore, mentre la Svezia registra il valore più elevato (80,5%).

Pil pro capite a terra: quello dell’Italia, misurato in standard di potere d’acquisto (per un confronto depurato dai differenti livelli dei prezzi nei vari paesi), risulta inferiore del 4,5% rispetto a quello medio della Ue, più basso di quello di Germania e Francia (rispettivamente del 23,6% e 9,2%). Il valore italiano è però superiore del 5% al pil pro capite spagnolo.

LA PRESSIONE FISCALE risulta essere in calo. Nel 2016 in Italia è scesa al 42,9%, in riduzione di 0,7 punti percentuali dal massimo del biennio 2012-2013. Tuttavia, il nostro Paese rimane fra quelli con i valori più elevati, superato, tra i maggiori partner europei, solo dalla Francia. Per quanto riguarda la spesa pubblica, lo Stato ha speso nel 2015 circa 13,6 mila euro per abitante, un valore sostanzialmente in linea con quello medio della Ue. Tra le grandi economie dell’Unione, Germania, Regno Unito e Francia presentano però livelli più elevati, mentre la Spagna spende meno dell’Italia.

SANITÀ PUBBLICA, si spende meno degli altri. Nel 2014 la spesa sanitaria pubblica italiana si è attestata attesta intorno ai 2.400 dollari pro capite, a fronte degli oltre 3 mila spesi in Francia e dei 4 mila in Germania (fonte Ocse). Le famiglie italiane hanno contribuito alla spesa sanitaria complessiva per il 23,3%, e la quota è in leggero aumento.

IN ITALIA I DECESSI per tumori e malattie del sistema circolatorio sono stati rispettivamente 25,8 e 31 ogni 10 mila abitanti nel 2014. Nel Mezzogiorno la mortalità per tumori si conferma inferiore alla media nazionale, mentre quella per malattie del sistema circolatorio è più elevata. La mortalità per queste cause è in continua diminuzione e inferiore alla media Ue (27,4% e 38,3% nel 2013).

IL TASSO DI mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un paese, continua a diminuire: nel 2014 in Italia è di 2,8 per mille nati vivi, tra i valori più bassi in Europa. Spesa per la protezione sociale: nel 2014 nel nostro Paese ha rappresentanto il 30% del Pil e il suo ammontare per abitante ha sfiorato gli 8 mila euro l’anno.

MEMORANDUM: Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha firmato ieri il Memorandum di intesa con l’Alleanza contro la povertà sull’attuazione della legge delega che istituisce il Rei, il reddito di inclusione, e ha spiegato che i decreti attuativi saranno pronti entro fine mese. «Siamo passati dai circa 200 milioni del Sostegno inclusione attiva a circa 2 miliardi – ha spiegato il premier – un intervento che interesserà circa 2 milioni di persone, tra cui ci sono 7-800 mila minori». Tra i firmatari anche Cgil, Cisl e Uil: «Messa una prima pietra, ma i fondi sono ancora insufficienti – ha commentato la segretaria Cgil Susanna Camusso – E oltre ai sussidi dobbiamo anche attuare politiche per l’inclusione nel lavoro».

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