Testimoni di Geova fuorilegge in Russia

Oggi i Testimoni di Geova non rappresentano un pericolo per la Chiesa ortodossa di rito moscovita, grande alleata di Putin. Misure come queste sono il prodotto di un arroccamento autoritario delle istituzioni

Yurii Colombo, il manifesto • 22/4/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 922 Viste

MOSCA. Due giorni fa, con una sentenza clamorosa, la Corte suprema della Federazione russa ha deciso di porre fuorilegge la sezione russa dei Testimoni di Geova.

La Corte ha affermato che «l’organizzazione religiosa in questione ha un carattere estremistico» e ha imposto l’immediata chiusura della sede centrale del culto e delle sue 395 filiali sparse nel paese. Misure così radicali, nel passato, erano state prese solo nei confronti del gruppi radicali islamici e piccole formazioni anarchiche o xenofobe.

I Testimoni di Geova hanno immediatamente fatto sapere che faranno appello contro la sentenza e si rivolgeranno a tutti le istanze internazionali, Corte europea e Onu comprese, per difendere il diritto a professare il proprio credo in Russia.

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, è intervenuta per stigmatizzare la sentenza: «I Testimoni di Geova devono essere in grado di godere pacificamente della libertà di assemblea senza interferenze, come garantito dalla Costituzione russa, dagli impegni internazionali assunti da Mosca e dagli standard internazionali dei diritti umani».

I Testimoni di Geova sono conosciuti in tutto il mondo per la loro incessante attività di proselitismo door-to-door e spesso sono passati alle cronache per il loro rifiuto di fare trasfusioni di sangue e di adempiere al servizio militare. Per questi motivi sono stati talvolta perseguitati e discriminati.

La setta è presente in Russia già da tempi dell’Unione sovietica quando l’allora direttore del Kgb, poi segretario del Pcus, Yurii Andropov li bollò proprio come ora, di essere «un gruppo estremista» e li sottopose a una dura repressione.

La decisione della Corte suprema ha destato molte perplessità anche qui. La Chiesa in questione ha conosciuto il suo massimo sviluppo alla fine degli anni Ottanta. Nel clima di insicurezza e frustrazione che accompagnò il crollo dell’Unione Sovietica raggiunse secondo gli studi del ministero della Giustizia russo oltre i 400.000 adepti, ma successivamente ha subito un rapido declino e oggi ne conta meno della metà.

Oggi i Testimoni di Geova non rappresentano certamente un pericolo per la Chiesa ortodossa di rito moscovita, la grande alleata di Putin sin da quando nel 2000 arrivò al potere. Da più parti invece si ritiene che misure come queste siano il prodotto di un arroccamento autoritario delle istituzione russe a fronte dell’appannamento della popolarità del governo.

Un arroccamento che non ha risparmiato nessuno, dalla chiusura delle Ong straniere sgradite a Putin fino a disperdere con la polizia le manifestazioni femministe a San Pietroburgo dell’8 marzo. Sarebbe una vera disgrazia se la fragile democrazia russa scivolasse verso un regime autoritario. E un grande regalo per chi in Europa vuole chiudere la porta in faccia a Putin definitivamente.

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