Milano 20 maggio, un’altra manifestazione forse è possibile

20 maggio a Milano. Può un esponente del Pd farsi promotore di una marcia per l’accoglienza dei profughi senza affrontare il nodo della legge Minniti-Orlando sull’immigrazione

Luca Fazio, il manifesto • 5/5/2017 • Copertina • 851 Viste

I turbamenti del non più giovane assessore Pd Pierfrancesco Majorino dopo il blitz alla stazione Centrale che conferma la deriva poliziesca contro i migranti. Nel frattempo decine di associazioni riunite attorno alla piattaforma “Nessuna persona è illegale” cercano di sfruttare la contraddizione per contrastare le politiche razziste del governo Gentiloni

MILANO. Può un esponente del Pd organizzare una manifestazione per l’accoglienza dei migranti – 20 maggio Milano come Barcellona – senza affrontare il nodo della legge sull’immigrazione Minniti-Orlando? La risposta è no. A meno che non voglia sfilare in testa a un corteo filo governativo color puffo che invoca decoro e polizia a cavallo. Che la legge anti migranti del suo partito non funziona l’ha già capito la Cgil, che sarà in piazza, e pure la Caritas, che per vocazione non alimenta polemiche inutili con i suoi interlocutori politici. E anche centinaia di associazioni che hanno aderito.

Eppure la contraddizione, che era nelle cose, è esplosa solo martedì scorso dopo la retata degli stranieri alla stazione Centrale, una prova muscolare inutile in linea con la politica del governo del PdR che ha deciso di insistere nel processo di criminalizzazione degli immigrati che alimenta ogni discorso razzista.

La bella idea dell’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, sostenuta anche dal sindaco Beppe Sala, il quale sembra avere un’altra sensibilità rispetto all’ala destrorsa e vendicativa del Pd milanese fedele al capo di Rignano, è stata lanciata con leggerezza e gli è sfuggita di mano. Ma non è un male se Majorino oggi si sente più solo ed è costretto a fare i conti con la triste realtà che lo circonda. Su facebook, si è difeso così: “A me la proposta di M5S su stop pasti a clochard a Roma fa schifo. E però a tutti i miei colleghi di partito che si indignano (quanto me) dico di guardare pure in casa nostra. Dove invece che continuare a inseguire la destra sulla sicurezza dovremmo aprire una bella discussione sul perché facciamo tanta fatica a livello nazionale e in alcune città a diventare quelli che provano a gestire l’emergenza sociale prima che divenga tale”. Ottimo. E guardarsi in casa, magari con un occhio rivolto alla porta, potrebbe essere utile anche per lui.

Ma il 20 maggio è lontano e l’assessore non è rimasto proprio solo, perché, non al suo fianco ma direttamente in prima fila, ci sono associazioni, comitati e centri sociali che non hanno intenzione di lasciare una piazza così importante nelle mani di chi a parole vuole accogliere i migranti e nei fatti applaude i rastrellamenti e il ministro degli Interni. Si tratta di un percorso intitolato “Nessuna persona è illegale” che ha l’ambizione di essere egemone senza opposizioni infantili. Non vogliono organizzare un altro corteo ma imporsi con i contenuti. Hanno elaborato una piattaforma di proposte che va in un’altra direzione, non si accontentano di un’allegra passeggiata per sentirsi più buoni e con la coscienza a posto. Le proposte politiche sono state illustrate ieri dal presidente del Naga, Pietro Massarotto.

Il messaggio è che, Pd o non Pd, il 20 maggio valga la pena esserci, a patto di fare chiarezza su alcuni punti dirimenti. Con un appello all’Unione europea: introduzione del permesso di soggiorno europeo, nessuna distinzione tra migranti regolari e irregolari, revisione del regolamento di Dublino e altro ancora. Al governo italiano: abolizione della procedura d’ingresso con il decreto flussi, visto di ingresso per cercare lavoro, abolizione dei centri di detenzione, abrograzione della legge Minniti-Orlando, revoca degli accordi con la Libia e altre norme basate sulla libera circolazione delle persone. E con una proposta-appello al Comune di Milano: “Impegno formale e pubblico a non usare nessuno dei nuovi odiosi poteri conferiti ai sindaci dai decreti Minniti sia nei confronti dei migranti che degli autoctoni”. Dispiace per chi avrebbe preferito restare allegramente nel vago, ma forse un’altra manifestazione è ancora possibile. Senza sentirsi Barcellona.

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