Trump licenzia il capo FBI Comey l’affossatore di Hillary Clinton

Trump licenzia il capo FBI Comey l’affossatore di Hillary Clinton

NEW YORK. Il giorno seguente il licenziamento di Comey da capo dell’Fbi per incompetenza, Trump ha infilato una serie di tweet sostenendo a sua difesa che a Washington tutti erano scontenti dell’operato di Comey, democratici e repubblicani, e che i democratici – che ora fanno i difensori di Comey – non erano esattamente dello stesso parere quando l’Fbi a pochi giorni dal voto aveva sollevato il caso delle mail e i server di Hillary Clinton.

In ogni caso, ha twittato Trump, in futuro tutti lo ringrazieranno per averlo allontanato da una posizione che evidentemente non era fatta per lui.

In realtà molti dubitano che Comey sia caduto per via di errori commessi mesi fa, ma che l’allontanamento sia una interferenza dell’amministrazione Trump sull’indipendenza dell’indagine sul Russiagate.

Non hanno sorpreso le reazioni negative dei democratici che parlano di Watergate rivisitato, citando il licenziamento di Richard Cox, l’investigatore speciale sul caso Watergate, da parte di Nixon.

Un po’ di più hanno sorpreso il tweet di Snowden (che dà solidarietà a Comey «che mi ha sempre tenuto nel mirino per il mio attivismo, ma se lo appoggio io potete farlo anche voi») e le reazioni del partito di Trump.

Proprio mentre Mitch McConnel, leader della maggioranza al Senato, appoggiava la scelta di Trump, McCain si esprimeva contro la decisione del presidente e alcuni senatori repubblicani si sono detti «preoccupati per la decisione presa».

Potrebbero anche sostenere la creazione di una commissione di inchiesta indipendente chiesta dai democratici, sul modello di quella dell’11 settembre, o la nomina di un procuratore speciale indipendente. Ma se tra i repubblicani c’è divisione, non è così per la stampa americana che in modo abbastanza unanime condanna questo licenziamento.

Il New York Times ha pubblicato mercoledì la notizia che, proprio poco prima di essere licenziato, Comey aveva chiesto più fondi per indagare sul Russiagate e invitato a tirare le somme.

Scrive Politico: «A coloro che conoscono bene il bureau, l’idea di una coesistenza tra Comey e Trump a Washington non ha mai avuto molto senso, anche prima che fosse chiara la profondità e il senso delle investigazioni dell’Fbi nella campagna di Trump e nei suoi legami con la Russia».

Questo licenziamento improvviso è preoccupante anche perché arriva poco dopo lo smantellamento dell’attuale composizione delle corti federali minori.

Proprio pochi giorni fa Trump aveva ordinato l’insediamento di 10 nuovi giudici in diverse corti federali minori, esattamente quel tipo di corti che puntualmente bocciano tutti i suoi decreti rendendogli impossibile legiferare a colpi di ordini esecutivi.

Se a questo aggiungiamo il rinnovato interesse per la politica estera e l’impegno interventista dell’amministrazione Trump, sembra proprio che si voglia costruire un consenso applicando, da un lato, la strategia tradizionalmente americana che vede il presidente attirarsi le simpatie dei cittadini ogni qual volta inizia una nuova guerra; dall’altro un tentativo di palese imbavagliamento e discredito delle voci contrarie che invece non ha tanti precedenti negli Stati Uniti.

In questo panorama è arrivato in visita annunciata il ministro degli esteri russo, Lavrov. Al centro della discussione tra Trump, il ministro degli esteri americano Tillerson e Lavrov c’è stata la crisi siriana, per tentare di rientrare da un periodo di gelo diplomatico tra Russia e Stati uniti che ha raggiunto l’apice il mese scorso dopo il presunto attacco chimico siriano e il conseguente bombardamento americano.

Il colloquio si è concentrato sulla creazione di zone cuscinetto in Siria, con Trump che ha insistito perché la Russia contenga le mire dell’Iran e dei suoi alleati .

Alla fine dell’incontro entrambe le parti si sono dette soddisfatte: l’amministrazione Trump, ha detto Lavrov, capisce che le azioni nei confronti della proprietà diplomatica della federazione russa negli Stati Uniti, messe in atto del suo predecessore Barack Obama, erano illegali.

Obama a fine 2016 aveva imposto sanzioni contro nove istituti russi per «interferenza nelle elezioni», bloccato l’accesso a due complessi residenziali di proprietà russa a New York e all’ambasciata russa a Washington e definito 35 diplomatici russi «persona non grata».

Il ministro russo ha poi annunciato che al G20 di Amburgo del 7 e 8 luglio il presidente russo Putin e Trump si incontreranno. Trump si è detto sicuro che «si riuscirà a mettere fine a violenze e morte in Siria» e confermato di voler costruire relazioni «reciprocamente proficue tra Usa e Russia».

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