Francia. Macron si insedia all’Eliseo

Francia. Stamattina l’insediamento ufficiale, Hollande il melanconico esce dalla porta in fondo al giardino

Anna Maria Merlo, il manifesto • 14/5/2017 • Internazionale • 518 Viste

Il presidente ha incontrato i primi candidati En Marche. Chiusa la polemica con i centristi di Bayrou. Mélenchon ha presentato le liste di France Insoumise, mini-compromesso con il Pcf: nessun “insoumi” contro i comunisti uscenti solo quando questi politici hanno “patrocinato” Mélenchon alla presidenziale

PARIGI. Stamattina, alle 10, Emmanuel Macron si insedia all’Eliseo, è l’ottavo presidente della V Repubblica che entra al 55 rue du Faubourg Saint-Honoré. Qualche ora dopo, finite le cerimonie di rito, François Hollande uscirà dalla Grille du coq, cancello monumentale situato al fondo del giardino del palazzo, sull’avenue Gabriel. Un presidente melanconico, che non ha potuto ripresentarsi a causa dell’impopolarità, lascia spazio a un’incognita.

LUNEDÌ MACRON sarà a Berlino, per un incontro con Angela Merkel, come Hollande aveva fatto 5 anni fa. Lunedì al più tardi sarà anche conosciuto il nome del primo ministro. Dovrà guidare un governo di battaglia, per passare l’ostacolo delle legislative dell’11 e 18 giugno. Rem (République en marche, il nuovo partito di Macron) non ha deputati e punta a conquistare la maggioranza, con una replica della blitzkrieg che ha portato Macron, praticamente sconosciuto ai più fino a tre anni fa, all’Eliseo.

LA LOGICA che si è vista all’opera nella prima settimana di potere di Macron suggerisce che il primo ministro sarà scelto a destra. Vari nomi circolano da giorni, il più gettonato resta Edouard Philippe, 46 anni, sindaco Les Républicains a Le Havre, dell’area Juppé.

Macron è già riuscito a completare lo sfascio del Ps, che il partito che era di maggioranza si è autoinflitto. Una parte dei socialisti sembra attratta dalla carica Macron, l’ala più a sinistra dall’astro France Insoumise, mentre alcune personalità, come l’ex primo ministro Manuel Valls, vagano in un limbo che non promette di trovare facili porti di accoglienza. Con Valls, Macron ha trovato una soluzione astuta: rifiutato come candidato di Rem, non avrà però nessun candidato macronista contro. Non sarà così per tutti gli “amici” di Valls, perché Macron non vuole che si formi un gruppo che potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote.

Adesso l’obiettivo è un affondo a destra. Per il momento, nessun leader di destra ha fatto il salto con Rem. Ma già alcuni ammiccano e Rem promette un trattamento «alla Valls», cioè di non presentare candidati contro (a cominciare da Bruno Le Maire, che sogna il Quai d’Orsay). Un sondaggio dice che i francesi vedrebbero positivamente la presenza di uomini di destra nel nuovo governo. Quanti? La «fronda» di Lr che sta deviando verso Rem ne chiede 4 o 5, oltre il primo ministro. A Rem pensano che sia un po’ troppo.

È CHIUSA la «tempesta in un bicchier d’acqua», come l’ha definita il portavoce di Rem, delle candidature MoDem: il vecchio François Bayrou, il solo che aveva concluso un accordo pre-elettorale con Macron, ha ottenuto «soddisfazione», un centinaio di circoscrizioni assicurate per i centristi, dopo due giorni di polemiche. Sono stati corretti alcuni «errori», per esempio ha rinunciato alla candidatura il consigliere della comunicazione di Hollande, Gaspard Gantzer, che avrebbe dovuto essere «paracadutato» in Bretagna. Ieri, Rem ha riunito al Musée du Quai Branly i primi 428 candidati investiti, i mancanti saranno scelti entro venerdì, in base al calcolo dei riavvicinamenti con personalità provenienti dai partiti tradizionali.

FRANCE INSOUMISE, ieri, ha presentato le liste per le legislative nelle 577 circoscrizioni. Alla riunione di Villejuif, vicino a Parigi, Jean-Luc Mélenchon ha invitato i candidati «a essere la voce dei poveri, degli umiliati, degli abbandonati». Anche a France Insoumise i volti sono in massima parte nuovi, più del 90% non sono mai stati eletti, il 63% non è iscritto a nessun partito. Età media: 41 anni (46 a Rem). Dopo giorni di polemiche, con il Pcf è stato raggiunto un compromesso, che però lascia un gusto amaro alla direzione comunista. France Insoumise non presenta candidati contro i comunisti che si ripresentano, ma la regola vale solo per le personalità con cariche elettive che hanno patrocinato la candidatura di Mélenchon alle presidenziali (c’erano stati ritardi, reticenze e alla fine dei rifiuti, Mélenchon era stato tenuto sul filo fino all’ultimo per raccogliere i 500 patrocini necessari da parte di persone che ricoprono una carica elettiva per convalidare la candidatura). Pochissime eccezioni, come l’ex ministra Pcf Marie-George Buffet o Clémentine Autain di Ensemble, non hanno dovuto firmare la carta di France Insoumise, che riguarda contenuti comuni per la campagna e intesa sul finanziamento (sui soldi pubblici, 1,42 euro per voto e poi 37.280 euro per deputato eletto). In tutti gli altri casi, i candidati Pcf avranno contro uno di France Insoumise. In prospettiva, un rischio per il peso che avrà la sinistra nella prossima Assemblea, troppi candidati (c’è anche Europa Ecologia-Verdi) rischiano di neutralizzarsi al primo turno e lasciare spazio a destra e estrema destra.

Ha suscitato polemiche l’intenzione di Mélenchon di presentarsi a Marsiglia, nella circoscrizione del centro, deputato uscente il socialista Patrick Mennucci. Uno scontro a sinistra, ma Mélenchon si spiega: non voglio «indebolire» il Ps, voglio «sostituirlo».

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