Gabriel Angel ricorda  il 53° anniversario delle FARC-EP

Dei 53 anni delle FARC-EP ho passato gli ultimi trenta nelle loro fila. Ci arrivai nel 1987, un mese prima che venisse assassinato Jaime Pardo Leal

Gabriel Angel • 27/5/2017 • Talking Peace • 398 Viste

Dei 53 anni delle FARC-EP ho passato gli ultimi trenta nelle loro fila. Ci arrivai nel 1987, un mese prima che venisse assassinato Jaime Pardo Leal, Presidente del movimento politico Union Patriotica, al quale mi ero vincolato meno di due anni prima. Ero avvocato e venivo dalla città, così che il contrasto con la mia vita precedente fu enorme.

 

Le notti mi sembravano troppo oscure e non smetteva di sorprendermi l’incessante coro dei grilli che solo svaniva con la luce del giorno.

Cadevano acquazzoni con tuoni assordanti e bisognava camminare tra mostruose valli di fango. Il peso sulla spalla e le armi si trasformarono in nuovi organi che bisognava imparare a dominare.

L’unica allegria proveniva dai compagni.

 

Con i giorni, i mesi e gli anni ho appreso che la campagna e la selva possiedono un aroma proprio e che questi aromi si attaccano al corpo senza che uno se ne accorga. Nel mio tempo nella Sierra, potevo vedere a volte, dalle montagne il risplendere notturno di Barranquilla e altre città. Nei giorni di sole potevo vedere l’immenso blu del mare fondersi con il cielo all’orizzonte, in un contrasto fenomenale con il verde della vegetazione alle mie spalle.

 

Mi meravigliarono le immense moli bianche dei picchi nevati che all’alba rilasciavano una nebbiolina gelata. In seguito, quando fui trasferito al Magdalena Medio, i bellissimi paesaggi vennero rimpiazzati da altri più ostili. In nessun altro luogo ho trovato tanto calore e tante nubi di zanzare. Ci assaltavano e solo le zanzariere ci proteggevano da loro nella notte.

 

Con loro ho conosciuto il paludismo, ma anche le medicine per curarlo.

Se nella Sierra ho imparato di serpenti velenosi, nella mia nuova casa ho avuto la conferma di quanto terribile poteva essere il loro morso.

Ho osservato che nelle terre pianeggianti i fiumi non trasportano pietre ma fango, e le loro acque sono marroni o nere, come quelle dell’Open. In essi sta in agguato invisibile la razza con la sua coda silenziosa e crudele.

 

Nella Sierra parlavamo della Controguerriglia come di una truppa di attenzione. Nel Magdalena Medio erano le Brigate Mobili. Nella costa il paramilitarismo iniziava appena a nascere, mentre a Santander dettava legge di perversione criminale. I Masetos usavano il terrore per imporsi sulla popolazione contadina e metterla contro la guerriglia. Il loro lavoro in coordinamento con le forze militari e l’autorità civile le conferiva impunità.

 

Il mio ricordo più bello della Sierra e del Magdalena Medio è l’affetto enorme con cui ci accoglieva la gente. Bisognava vedere la fiducia che riponevano nei comandanti guerriglieri, il rispetto, la solidarietà e la disponibilità al sacrificio che sempre hanno mostrato nei nostri confronti. Le loro organizzazioni e il loro spirito di lotta erano il miglior stimolo per dare il massimo per loro.

 

Sarebbe poi arrivata l’epoca del Caguan, delle udienze pubbliche portate al paese da radio e televisione. Emozionava il fervore di uomini e donne che giungevano dagli angoli più remoti della Colombia, i loro interventi antagonisti, pieni di progetti, sogni per le loro regioni. Il governo dovette bruciare tutto questo, così come fece con l’Agenda Comune per il Cambio, firmata come roadmap per il Processo di Pace con le FARC.

 

Interrotto il dialogo, rimasi tanti anni nel Blocco Orientale. Lì ho conosciuto il lato più intenso della guerra. Non c’era più popolazione civile presso la quale riparare, solo selva, marce, inverni, estati, voli di aerei, bombardamenti, sbarchi, mitragliamenti, scontri. Una mattina di novembre io, Domingo Bioho, Simon Trinidad e Lucero ci abbracciammo. Loro partivano verso sud, ignari del destino che li attendeva.

 

Ho condiviso con ragazze e ragazzi di stamina eroica nelle circostanze più difficili. Era frequente venire a sapere della loro morte o ferimento, o della loro sparizione dopo un combattimento e non avere più alcuna notizia di loro. Davano la vita per la causa e non c’era nemmeno il tempo di piangerli.

 

Come si troncavano amori e sogni, eppure come rinascevano senza fine le illusioni. Che bel sorriso avevano le guerrigliere, che risate forti i guerriglieri.

 

Ho attraversato centinaia di chilometri attraverso paesaggi quasi vergini fino al Catatumbo. Al lato di Timo sono arrivati i dialoghi di pace e l’Accordo Finale con il governo. Il riconoscimento delle FARC come prestigiosa forza politica ha assunto una dimensione universale.

Un premio a Jacobo e Manuel, alle decine di migliaia di combattenti con le loro storie piene di umanità e grandezza.

Il disprezzo distillato contro di noi per 53 anni, non è mai terminato. Quanto temono le parole i potenti, gli avari, gli intolleranti. Quanto si disperano per silenziarci. Sul punto di tornare al nostro paese dall’Avana, siamo sicuri che arriveremo in porto. La causa della pace oggi più che mai appartiene ai popoli e include giustizia e diritti.

La Colombia lo sa.

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