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Nell’Ungheria di Viktor Orban, Ong a rischio

Ungheria. Dopo le università straniere, nel mirino le organizzazioni che tutelano i diritti civili. Amnesty International: «Vogliono costringerci a lasciare il paese»

Carlo Lania, il manifesto • 28/5/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale, Terzo settore & Non profit • 558 Viste

L’Ungheria di Viktor Orban prepara l’ennesimo giro di vite contro le libertà dei suoi cittadini, lanciando allo stesso tempo una nuova sfida all’Unione europea. In parlamento è infatti in discussione il disegno di legge presentato dal partito conservatore Fidesz del premier contro le organizzazioni non governative del paese. Il voto è previsto per il 30 maggio e se verranno approvate le nuove norme limiteranno notevolmente l’attività delle Ong, accusate di fatto dal governo di essere al soldo di forze straniere. Un provvedimento che segue di poco la legge sull’istruzione superiore approvata l’11 aprile scorso, regole più rigide per le università straniere presenti in Ungheriapensate – secondo le opposizioni – per colpire soprattutto la Central european university fondata dal magnate americano di origine ungherese George Soros. Decisioni viste con preoccupazione sempre crescente da Bruxelles, anche perché rappresentano solo l’ultimo colpo alle libertà del paese. Prima di queste, infatti, ci sono stati i provvedimenti restrittivi nei confronti dei richiedenti asilo, gli attacchi alla libertà di stampa, la riscrittura della Costituzione, per citarne solo alcuni. Al punto che il 17 maggio l’europarlamento ha avviato una procedura contro l’Ungheria ritenendo che nel Paese sia in corso «un grave deterioramento dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali». La risposta di Budapest non si è fatta attendere: «I politici di Bruxelles e le Ong stanno attaccando l’Ungheria per diverse questioni legate all’immigrazione» ha replicato Gyorgy Bakondi, consigliere alla sicurezza di Orban.

La deriva autoritaria e antieuropea imboccata da Orban dopo sette anni di governo sembra ormai inarrestabile, anche se non mancano segni di vita sempre più forti da parte delle opposizioni. Domenica scorsa almeno cinquemila persone hanno manifestato contro la legge sull’istruzione superiore e scandendo slogan a favore dell’Unione europea. Altre diecimila hanno invece sfilato per le strade di Budapest il Primo maggio. Con la bandiera blu dell’Europa dipinta sui visi e tra le mani hanno invaso Piazza degli Eroi, luogo simbolo dell’opposizione ungherese ai tempi del comunismo, chiedendo di mettere fine a un percorso che molti temono possa far precipitare il paese in un nuovo regime.

La legge anti-Ong è solo l’ultimo tassello del puzzle autoritario allestito da Orban, che ha preso a modello un analogo provvedimento russo. La versione ungherese prevede che tutte le organizzazioni che ricevono dall’estero più di 7.200.000 fiorini all’anno, circa 23 mila euro, debbano essere iscritte in un registro e classificate come organizzazioni sostenute da paesi stranieri, etichetta che poi deve risultare in tutte le loro pubblicazioni, siti web o riviste. I nomi dei donatori saranno inoltre pubblicati dal governo su un sito.

Da quelle che si occupano della tutele dell’ambiente a quelle che curano l’assistenza degli anziani, sono migliaia le Ong attive in Ungheria, ma nel mirino ci sono soprattutto organizzazioni come la Tasz, che si occupa di fornire assistenza legale agli ungheresi che ritengono che i loro diritti non siano rispettati, Amnesty International e il Comitato Helsinki ungherese. Tutte Ong che documentano le continue violazioni dei diritti civili da parte del governo, che a sua volta le considera «agenti prezzolati da George Soros», in cui unico scopo è quello di «influenzare, senza l’autorizzazione degli elettori, la politica, contro il governo nazionale».

L’accusa a Soros, visto come un nemico da Orban, non è casuale. Secondo il quotidiano Le Monde nel 2016 l’Open Society Foundations del finanziere americano avrebbe contribuito con 3,4 milioni di euro al sostentamento delle Ong ungheresi. «Orban giustifica la legge con esigenza di trasparenza, ma in Ungheria le Ong sono già trasparenti» spiega Gabor Gyulai, direttore programmi di asilo del Comitato Helsinki ungherese. «Tutte sono obbligate a pubblicare ogni anno l’origine dei finanziamenti che ricevono e come spendono queste risorse. La legge non contribuirà dunque in nessun modo alla trasparenza del settore civile». Il rischio è che per colpire le Ong si finisca con creare un danno alla parte più debole delle società ungherese. «Il settore non governativo – prosegue infatti Gyulai – fornisce servizi che nei paesi democratici sono garantiti dallo Stato: assistenza sociale, legale e umanitaria a persone che si trovano in difficoltà, protezione dell’ambiente, monitoraggio sulla libertà di stampa. I finanziamenti statali sono distribuiti seguendo preferenze politiche e la legge non farà altro che rendere più difficile per le Ong reperire finanziamenti privati, sia da ungheresi che dall’estero». Per il direttore della sezione ungherese di Amnesty International, Aron Demeter, scopo del governo sarebbe uno solo: «Vogliono stigmatizzarci, intimidire i nostri sponsor e costringerci, in ultima analisi, a lasciare il Paese». Anche il Consiglio d’Europa ha chiesto a Orban un ripensamento ritirando la legge. Un invito rimasto però finora inascoltato.

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