Da Oslo Gabriel Angel: Le FARC-EP invitate speciali in Norvegia

Faccio parte di una delegazione delle FARC-EP che ha viaggiato alla penisola scandinava, invitate formalmente dal governo della Norvegia con il consenso del suo omologo colombiano

Gabriel Angel • 16/6/2017 • Talking Peace • 448 Viste

Ci vogliono 13 ore di viaggio in aereo da Bogota a Oslo. Sono più di 8 mila chilometri attraverso l’Atlantico a oltre 30 mila piedi di altezza. Ho detto a Victoria Sandino, che viaggiava accanto a me, che in un giorno avremmo compiuto quello che per altri uomini, secoli fa, aveva rappresentato una sfida di proporzioni storiche, Colombo, Magellano, Francis Drake.

 

I tempi cambiano. Faccio parte di una delegazione delle FARC-EP che ha viaggiato alla penisola scandinava, invitate formalmente dal governo della Norvegia con il consenso del suo omologo colombiano. Il Regno di Norvegia è stato paese garante del processo di pace che si è concluso, lo scorso novembre, con l’Accordo Finale. Per oltre cinque anni, assieme alla Repubblica di Cuba, è rimasto perseverante al Tavolo dei Colloqui dell’Avana e bisogna dire, per onore alla verità, che la sua presenza e influenza è stata decisiva per il risultato finale.

 

Soprattutto per una verità che nessuno con la testa al suo posto potrebbe mettere in dubbio. La Norvegia sembrava chiamata a giocare, nei colloqui, il ruolo di alleata del governo del Presidente Santos, in quanto paese capitalista sviluppato e membro della NATO. Chiunque potrebbe dire allo stesso tempo che il carattere socialista della rivoluzione cubana rendeva naturalmente Cuba ad essere nostra alleata al Tavolo. Alla fine è risultato chiaro che nessuno dei due paesi garanti è stato quello che a prima vista sembrava logica elementare.

 

Il loro impegno reale è stato nell’offrire la massima collaborazione e sostegno per rendere i colloqui possibili, e allo stesso tempo insistendo caparbiamente anche nei momenti più difficili, per far sì che nessuna delle parti si alzasse dal Tavolo. Questo ha implicato una enorme responsabilità con la pace del  nostro paese, un’imparzialità a prova di tutto, una motivazione di natura molto superiore a qualunque interesse immediato.

 

Ora che gli Accordi sono un fatto e che la priorità è lavorare per la loro implementazione, il governo della Norvegia mostra ancora una volta una commovente generosità. Ci commentava il ministro degli esteri Brende nella riunione del martedì, che il suo desiderio era avere qui ad Oslo anche il ministro degli esteri cubano, Bruno Rodriguez. Purtroppo, impegni previ hanno impedito la sua presenza. La Norvegia voleva che i due paesi garanti mostrassero al mondo la volontà di non veder frustrato in nessun modo il lavoro di tanti anni.

 

La pace in Colombia, contrariamente a quanto sostenuto da settori interni della destra estrema, è un successo di importanza mondiale, nel quale sono impegnati governi e organizzazioni del mondo intero. Lo dimostra l’invito della Norvegia alle FARC per assistere al Forum di Oslo, una riunione di carattere internazionale che si occupa di lavorare alla ricerca di forme civili e pacifiche per risolvere ed evitare conflitti armati nel mondo di oggi. A questo Forum partecipano personalità di numerosi paesi con l’unico obiettivo di parlare di come mettere fine alla guerra e alle imposizioni unilaterali che finiscono con il generarla.

 

L’Accordo di Pace firmato in Colombia è un esempio per il mondo. Le menti pensanti dei cinque continenti sono occupate nello studio delle sue specificità e lezioni. I colombiani forse non si rendono conto della dimensione di quanto abbiamo raggiunto nel nostro paese con la soluzione politica del nostro lungo conflitto. Eventi come questo della Norvegia contribuiscono senza dubbia a generare una consapevolezza dell’importanza di questo accordo. Al di là degli attacchi bassi e polemici di chi viole mantenere viva la fiamma dell’odio e della violenza.

 

Per questioni editoriali, questo articolo che scrivo per pubblicarlo in Las2Orillas i venerdì, deve essere inviato al portale il mercoledì.

Questa piccola differenza di tempo tra la scrittura e la pubblicazione mi ha dato non pochi mal di testa. Il fine settimana può essere scenario di eventi molto differenti da quelli che si preannunciavano a inizio settimana e per questo si corre sempre il rischio di risultare un po’ fuori fuoco rispetto alla realtà.

 

Questa volta per esempio, scrivo da Oslo, alla mezzanotte del martedì.

E’ il primo giorno del Forum di Oslo, manca la sessione relativa nello specifico alla Colombia che si svolgerà il mercoledì. E manca anche il Forum Aperto sul nostro paese che avrà luogo il giovedì, su iniziativa del ministero degli esteri colombiano. Mi risulta impossibile pertanto fare un’analisi più completa dei giorni che al momento della pubblicazione di questo articolo avremo trascorso qui.

 

Vorrei commentare che oggi pomeriggio l’ex segretario di Stato USA, John Kerry, si è avvicinato amabilmente a salutare alcuni membri della nostra delegazione, esprimendo la sua volontà di aiutare per quanto possibile il nostro processo di pace. E’ stato solo uno dei tanti importanti incontri del primo giorno. Avrò la possibilità di parlare di tutto questo in una prossima occasione.

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