disoccupazione

Altro che Jobs Act. Aumenta l’occupazione precaria tra gli over 50

Istat. L’occupazione nel primo trimestre 2017. Con la fine degli sgravi del Jobs Act i contratti a tempo indeterminato crollano

Roberto Ciccarelli • 10/6/2017 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 691 Viste

Stabilizzato solo un precario su cinque. Cresce la disoccupazione a Sud. L’occupazione a termine riguarda più della metà degli occupati in Italia. Renzi e Gentiloni celebrano il segno «più» nelle statistiche: «È il frutto della semina del Jobs Act»

Scambiare gli «occupati» con i «posti di lavoro» è la regola per Matteo Renzi, il Pd e il presidente del Consiglio Gentiloni. La tentazione di definire una persona che nella settimana della rilevazione statistica per l’occupazione ha svolto almeno un’ora di lavoro retribuito con qualcuno che possiede un contratto di lavoro, a termine o a tempo indeterminato, ritorna ogni volta che l’Istat pubblica un rapporto. Si può lavorare, anche poche ore, e risultare «occupati», ma non per questo si possiede un «posto di lavoro». Inoltre, un «occupato» può anche svolgere più lavori contemporaneamente e con più contratti nel corso di un anno. La confusione mira a sovra-interpretare le statistiche a fini propagandistici. Per risollevare le sue declinanti sorti, il renzismo è da sempre impegnato in un continuo mascheramento delle cause reali e della bassa qualità dell’occupazione e della disoccupazione che aumenta al Sud.

La scena si è ripetuta ieri quando l’Istat ha pubblicato una lettura integrata sul mercato del lavoro nel primo trimestre 2017. L’occupazione cresce e riguarda gli over 50 precari, la tendenza è questa. Dai dati emerge un aumento degli occupati di 52 mila unità da gennaio a marzo 2017, il mese in cui i voucher sono stati aboliti per decreto e possono avere ancora influito sul totale. Nello specifico l’aumento dell’occupazione ha interessato il lavoro dipendente, +343 mila unità, e ha coinvolto nella stragrande maggioranza gli over 50, +328 mila. Gli over 50 al lavoro sono 231 mila, per la maggior parte dipendenti a tempo determinato, a termine, precari.

Questo non è l’effetto del Jobs Act, ma della riforma Fornero che ha allungato l’età pensionabile. Quanto al Jobs Act non lo si può definire propriamente un successo: nell’ultimo anno, infatti, sono diminuiti i lavoratori con contratti a termine stabilizzati con il contratto a tempo indeterminato e «a tutele crescenti»: dal 24,2% del primo trimestre 2016 al 19,6% di quello del 2017. Con la fine dei bonus alle imprese, elargiti generosamente dall’ex governo Renzi, sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato limitatamente al triennio degli sgravi, e le conversioni dei contratti, mentre aumenta la forma principe del precariato in Italia, e non solo: il contratto a termine, quello «riformato» dal ministro Poletti all’inizio del suo mandato. A dimostrazione si può portare un altro dato: in un anno la quota dei nuovi occupati assunti è crollata di 10 punti tra il primo trimestre 2016 e quello del 2017. L’effetto combinato di queste tendenze permette oggi di parlare di un ritorno degli occupati al livello «pre-crisi».

Nel frattempo i disoccupati sono aumentati a 3 milioni 138 mila, 51 mila unità in un anno. Nel primo trimestre la disoccupazione è aumentata a Sud dove ha raggiunto quota 103 mila persone in più, mentre al Centro è stabile e diminuisce a Nord (-53 mila). Colpisce di più le donne (+75 mila) mentre cala tra gli uomini (-24 mila). In generale interessa la fascia anagrafica più colpita dalla crisi, quella con 35 anni e oltre, e soprattutto chi prima di cercare lavoro era inattivo, pur contando su altre esperienze di lavoro. Di questa realtà composita, ma nettissima, la politica di governo ieri ha restituito soltanto il dato quantitativo, senza soffermarsi sugli orientamenti strutturali del mercato e sulla natura del precariato diffuso . Renzi ha rinverdito la retorica di Berlusconi. «Sono convinto – ha detto – che potremo raggiungere agevolmente più di un milione di posti di lavoro in più, ora siamo a 854 mila». Dati prodotti dalla confusione programmatica tra «occupati» e «posti di lavoro». La controprova è data dall’aumento, modesto, del tasso di occupazione: il Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente, restando tra i più bassi d’Europa. Sintomo che non si produce nuova occupazione.

La conferma dello strabismo organizzato è arrivata dal premier Gentiloni: «L’Istat ci conferma alcuni numeri positivi, raccogliamo risultati di una semina che ha prodotto risultati. Poi i numeri sono oggetto di discussione». Parafrasando Edmond Rostand: Un occupato, insomma, che cos’è mai un occupato? Un apostrofo rosa fra un contratto e un precario

FONTE: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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