Baobab scrive a Ferrovie dello Stato: date uno spazio ai migranti

Baobab scrive a Ferrovie dello Stato: date uno spazio ai migranti

Gentile Ingegnere Renato Mazzoncini, sono passati solo tre giorni dalla presentazione dell’ultimo rapporto dell’Unhcr e ancora una volta i numeri confermano che decine di milioni di persone sono in fuga, e che quasi una persona su cento è costretta ad abbandonare la propria casa. Le risposte di governi nazionali ed istituzioni europee sono scoordinate, incoerenti ed improntate ad una visione difensiva in cui l’unica scelta comune consiste nell’innalzamento delle barriere in entrata, e nella corsa al ribasso dei sistemi di accoglienza. E’ quando smettiamo di leggere i numeri, ed iniziamo a guardare i volti di chi arriva, ad ascoltarne le parole, a curarne le sofferenze, che ci rendiamo conto che dietro i proclami e gli auspici alla solidarietà internazionale si nasconde il vuoto. E allora, dietro il nulla delle parole rimangono solo le persone da difendere.

La nostra associazione, Baobab Experience, lavora da due anni con i migranti: più di 60mila persone sono passate dai nostri campi, ed hanno ricevuto cure mediche, cibo, un riparo per la notte, assistenza legale. Sono donne e uomini, alcuni di loro in transito verso altri paesi europei, altri richiedenti asilo in Italia. Questi ultimi, a Roma, sono costretti ad aspettare in media un mese e mezzo prima di poter accedere alle pratiche, e in questo tempo non viene assegnato loro un centro. L’unico riparo che trovano nella capitale è quello offerto da Baobab Experience.

In questi due anni abbiamo dovuto far fronte alla indisponibilità delle istituzioni cittadine a consentire che l’assistenza ai migranti potesse essere fornita in un luogo adatto a garantire condizioni umane per loro ed a ridurre l’impatto della loro presenza sulla comunità ospite. I venti sgomberi forzati che Baobab Experience ha subito hanno prodotto solo altri disagi e sofferenze sui migranti, e non hanno risolto alcuno dei problemi che in tanti a loro attribuiscono. Dopo venti sgomberi, non è aumentata la sicurezza della nostra città. Non ne è aumentato il livello di pulizia e decoro. Non è diminuita la marginalizzazione e l’esclusione di chi arriva, né i rischi ad esse associati. E soprattutto, gli arrivi non si sono fermati, e non si fermeranno.

Noi pensiamo che si possa fare meglio di così. Pensiamo che si possa provare, di fronte al fallimento di un sistema che non riesce a trovare soluzioni diverse da muri e sgomberi, a pensare a una diversa visione. Sappiamo che il Gruppo che Lei guida rappresenta una delle realtà più avanzate sul terreno della responsabilità sociale, e che numerose iniziative sono state già intraprese per il recupero a fini sociali di immobili non più utilizzati in attività industriali. Come ha detto Claudio Cattani, presidente di RFI, appena tre giorni fa: «L’emergenza sociale investe tutto il territorio nazionale e la capillarità del nostro sistema di stazioni ci impegna da sempre ad avere attenzione per quanti cercano riparo, aiuto e solidarietà presso i nostri spazi». Per questo,

Le proponiamo di intraprendere insieme un percorso coraggioso, di concederci l’utilizzo del parcheggio per bus totalmente inutilizzato, attualmente occupato dai migranti che la notte vi trovano riparo, e di consentirci di attrezzare un campo che assicuri condizioni minimali di assistenza, sicurezza, pulizia, decenza, ed in cui sperimentare insieme, un nuovo modello di accoglienza che possa fare da esempio. Siamo pronti ad attrezzare quel campo in pochissime ore, grazie all’aiuto delle associazioni mediche e legali con cui condividiamo da anni il nostro percorso, insieme alle Ong internazionali e ai cittadini che ci sono solidali: abbiamo un progetto che saremmo lieti di presentarle. Pensiamo sia venuto il tempo delle scelte. Siamo convinti che sia possibile dare, qui a Roma, una coraggiosa risposta, con i fatti, nel modo in cui noi e voi sappiamo eccellere, per la nostra stessa natura di uomini del fare, ad una delle grandi sfide di questi tempi difficili. Proviamoci insieme.

FONTE: Baobab Experience Onlus, IL MANIFESTO



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