Cgil, Cisl e Uil. Sindacati uniti contro l’aumento dell’età pensionabile

Una ritrovata unità sindacale tra i confederali. Camusso: “Un gigantesco schiaffo ai lavoratori e determinerebbe una rottura difficile da colmare”

Massimo Franchi • 30/6/2017 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 475 Viste

Furlan: “Serve invece una profonda rivisitazione del meccanismo di adeguamento alle aspettative di vita”. Barbagallo: “Contrari a ogni automatismo”

Dopo Francesco, ecco Romano. Mercoledì il papa, ieri il “parroco di campagna”. Al congresso della Cisl a fare notizia sono sempre gli interventi esterni, segno che il dibattito interno quanto meno langue. E allora dopo l’udienza del pontefice con il messaggio su cosa deve essere il sindacato e la scomunica per la riforma Fornero e le pensioni d’oro, ieri è stato Romano Prodi a scaldare la platea cislina. Una vera standing ovation, un “tutti in piedi” a salutare chi la concertazione la faceva sul serio, chi rispettava il sindacato e il ruolo dei corpi intermedi. Un applauso che sa di rottamazione per un Matteo Renzi sempre più in difficoltà anche da parte di chi il giorno precedente si era spellato le mani per Paolo Gentiloni e “il governo di Matteo e poi mio”.

La “tenda” di Prodi viene accolta nel sindacato cattolico come da frase del vecchio Gigi Bonfanti, leader dei pensionati che fa il cerimoniere al congresso.
E’ il giorno anche dell’intervento di Susanna Camusso, mercoledì accigliata a sentire Gentiloni applaudito perfino sui nuovi voucher anche per imprese che neanche la Cisl non voleva. Ma l’unità confederale regge grazie all’abilità del segretario generale Cgil che tocca le corde giuste parlando soprattutto di pensioni e di come non vadano innalzate.
Annamaria Furlan coglie la palla al balzo, si dice d’accordo e la triplice (anche Carmelo Barbagallo è stato a lungo applaudito) si presenta unita alla vigilia dell’incontro con Confindustria sul “patto della fabbrica” voluto da Vincenzo Boccia.

Ad innescare un nuovo allarme pensioni è stata l’indiscrezione dei giorni scorsi sulla possibilità che l’età di pensionamento, legata alle aspettative di vita dei lavoratori, avrebbe potuto, per effetto di un automatismo previsto per legge, subire un ritocco all’insù di altri 6 mesi fino a quota 67 anni. Il tutto alla vigilia della cosiddetta “fase due” del confronto sulle pensioni con il governo in cui parlare di pensioni degli giovani. A dare il là il leader Cgil, Susanna Camusso, che dal palco ha messo in guardia il governo: «Attenzione che l’aumento dell’età pensionabile suonerebbe come un gigantesco schiaffo ai lavoratori e determinerebbe una rottura difficile da colmare», avverte, accusando il governo «di mancanza di coerenza» con quanto fatto e garantito solo pochi mesi fa. Per questo, annuncia, il sindacato «ha il dovere collettivo di mettere in campo tutti gli strumenti perché nello scorcio di legislatura si blocchino gli automatismi e si comincino a dare risposte concrete alle prospettive del sistema previdenziale». Un “dovere” raccolto appunto da Annamaria Furlan: «Sono assolutamente d’accordo» con Camusso perché «non è assolutamente pensabile un ulteriore aumento dell’età pensionabile. Serve invece una profonda rivisitazione del meccanismo di adeguamento alle aspettative di vita», dice rilanciando l’invito al governo di dare concreta attuazione a quella fase due del confronto sempre promesso ma mai concretizzato con cui «assicurare una pensione dignitosa ai giovani e il ripristino di meccanismi seppur parziali di aumento e di scatti per le pensioni in essere», conclude.

E d’accordo è anche la Uil di Carmelo Barbagallo. «Siamo contrari a ripristinare l’automatismo. Ci sembra ridicolo aumentare ancora l’età pensionabile bisogna invece guardare a cosa fa l’Europa su questo tema», dice.

Ma la ritrovata unità sindacale si estende anche ad un altro dossier caldo sul tavolo del governo: il fisco. Cgil Cisl e Uil infatti intendono chiedere una riforma fiscale ormai “doverosa, possibile e necessaria”, per dirla con Furlan, anche se nei particolari la visione continua ad essere diversa. La Cgil, infatti, insiste su una “tassazione delle rendite” con cui finanziare l’intervento di detassazione del lavoro senza perdersi dietro ad “insufficienti nuovi tagli del cuneo fiscale” o a nuove decontribuzioni sulle assunzioni mentre la Cisl insiste sul taglio Irpef per lavoratori dipendenti e pensionati. L’intento però resta comune. “Sono contenta che sia Camusso che Barbagallo abbiano colto l’esigenza di una piattaforma comune. Oggi infatti lo squilibrio è troppo forte visto che oltre il 90% dell’erario si basa sulle tasse pagate dai pensionati e dai lavoratori”, commenta infatti Furlan.
Oggi ultima giornata di congresso con la riconferma di Annamaria Furlan e con il ringiovanimento della segreteria con l’ingresso di Andrea Cucello (Lazio) e Angelo Colombini (Femca).

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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