Incendio della Grenfell Tower, decine le vittime

Incendio della Grenfell Tower, decine le vittime

LONDRA. Ieri mattina il fuoco lambiva ancora le occhiaie vuote di alcune finestre della Grenfell Tower. Le vittime accertate finora sono 17, ci sono 37 feriti in sei ospedali, 17 dei quali in terapia intensiva. I soccorritori ancora non si azzardano a prefigurare numeri, ma c’è chi teme le vittime supereranno il centinaio. E sono comunque centinaia a mancare all’appello sui circa 600 inquilini dello stabile. Improbabile trovare altri superstiti, ma si continua la macabra ricerca piano per piano, con il fiuto dei cani. La polizia si rifiuta ancor di diffondere i nomi e il numero delle vittime e i parenti dei dispersi sono disperati e furibondi. Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i due giovani architetti veneti, sono tra quanti ancora mancano all’appello. Nove vigili del fuoco sono rimasti feriti nell’operazione di soccorso e si teme per l’equilibrio mentale di alcuni di loro, insidiato dalla terribilità dell’esperienza.

Salta fuori che il cladding, la pannellatura esterna dell’edificio rinnovata appena l’anno scorso, era tanto gradevole a vedersi quanto infiammabile. Le norme antincendio sono state eluse o applicate male, le voci dei condomini rimaste inascoltate per anni. Il proprietario dell’edificio è la circoscrizione di Kensington & Chelsea, ma l’amministrazione è nelle mani della housing association che ora dovrà spiegare come mai un restauro costato quasi nove milioni di sterline abbia facilitato questa catastrofe.

IL ROGO non è ancora spento, le polemiche già roventi. Grenfell Tower è divampata come una miccia verticale, a velocità impressionante. S’insiste col dire che la causa prima sia stato un frigorifero difettoso.

Theresa May ha annunciato un’inchiesta dopo essersi recata sul posto e aver accuratamente evitato uno scontro con gli inquilini per lei politicamente fatale. L’opposto di quanto fatto da Jeremy Corbyn, che ha parlato con tutti e detto che «la verità dovrà venire fuori» su cause e responsabilità. Il deputato laburista per Tottenham Hale David Lammy, che ha perso un’amica ventiquattrenne nel rogo, ha parlato di «omicidio colposo corporate». Il partito laburista ha richiesto una seduta parlamentare dedicata all’accertamento di come mai non si sia fatto nulla dopo i precedenti roghi di tower blocks. Continua intanto la catena di solidarietà della comunità locale, che si è prodigata per fornire alloggio, cibo e conforto alle vittime dell’incendio. Ma la rabbia monta.

Alcuni degli scampati temono di essere dislocati fuori della circoscrizione.

ORA UNA GIGANTESCA fiaccola fumante schiaccia la parte povera di Kensington & Chelsea, borough tra i più ricchi della città: South Kensington è da sempre appannaggio di un’internazionale di riccastri, mentre l’attigua Notting Hill, già enclave giamaicana e di squatter punk, lo è diventata dagli anni Novanta dopo l’omonimo, stucchevole film pur mantenendo la patina alternativa d’ordinanza. Anche ammettendo la tradizionale vulnerabilità della città nei confronti del rischio incendi, è un’enorme vergogna questa cronaca di un rogo annunciato nella città dello Shard, il grattacielo di Renzo Piano rivestito in vetro, della Crossrail, la linea ferroviaria rapida che inaugurerà a dicembre 2018, e altre opere «pubbliche» di siderale levatura.

GRENFELL è terribile memento di cosa succeda a tagliare il welfare state applicando il metro di spesa, ricavo e guadagno a valori incalcolabili come la vita umana, tutto nel nome di una gentrificazione bulimica che divora Londra a quattro palmenti complice l’esiziale, doppio mandato di Boris Johnson. Nelle parole della neoeletta deputata laburista della circoscrizione, Emma Dent Coad, riportate dal Guardian: «Il council voleva rigenerare questa zona piena di alloggi popolari e per farlo ha ingentilito l’aspetto di un edificio ritenuto brutto… L’idea che ciò abbia portato a quest’orrenda tragedia è inimmaginabile».

FONTE: Leonardo Clausi, IL MANIFESTO



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