Macron stravince, ma è forte l’astensione. Nasce la Francia dei «debuttanti»

Astensione record. Crollo socialista, entra Le Pen. Al ballottaggio per le legislative in Francia, En Marche ha conquistato la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. E non avrà neanche bisogno di allearsi con i centristi

Stefano Montefiori • 19/6/2017 • Internazionale • 381 Viste

PARIGI «Ci saranno una maggioranza e un’opposizione, il che è una buona notizia», riassume Benjamin Griveaux, portavoce del governo e nuovo deputato per La République en Marche ! (Lrem) con ambizioni, si dice, da sindaco di Parigi. Che il movimento di Macron conquistasse la maggioranza assoluta era dato per scontato dopo il primo turno della settimana precedente, e si pensava con margini tali da quasi annientare il dissenso all’Assemblea nazionale. Invece il ballottaggio di ieri indica che Macron vince nettamente, ma in modo meno schiacciante del previsto. Tanto che l’esistenza dell’opposizione, sia pure disorientata e divisa, è salvaguardata.

L’astensione raggiunge livelli mai visti, salendo fino al 56% nonostante gli appelli di tanti leader, da Jean-Luc Mélenchon della sinistra radicale a Marine Le Pen del Front National, ad andare alle urne per non consegnare tutti i poteri al «nuovo Cesare» Macron. Il presidente potrà contare su una maggioranza netta anche senza l’aiuto dell’alleato del Modem François Bayrou, ma meno bulgara di quanto molti temessero: intorno ai 360 seggi secondo le proiezioni, molto sopra la soglia necessaria dei 289 ma inferiore agli almeno 400 deputati indicati dai sondaggi nei giorni passati. «Un anno fa nessuno avrebbe immaginato un tale rinnovamento politico», ha detto il primo ministro Édouard Philippe: la maggior parte dei deputati Lrem entra per la prima volta in Parlamento.

Le donne elette sono 224, pari al 38,8 dell’Assemblea: un tasso mai così alto, doppio rispetto a 10 anni fa, e frutto della volontà di Macron di favorire le candidature femminili.

I Républicains, ovvero il partito tradizionale della destra, assieme ai loro alleati dell’Udi dovrebbero ottenere intorno ai 130 seggi, più di quanto lasciassero sperare i risultati del primo turno. Il capo François Baroin sottolinea che si tratta di «un gruppo sufficientemente importante per far valere le convinzioni della destra». Solo che queste convinzioni non sono così salde, a cominciare dall’atteggiamento da tenere nei confronti del movimento di Macron: fare opposizione o collaborare, come già fanno alcuni esponenti importanti come il premier Philippe o il ministro dell’Economia Bruno Le Maire?

Il partito socialista conquista una quarantina di seggi. Rispetto ai 284 dell’Assemblea uscente, «è una disfatta incontestabile», dice il segretario Jean-Christophe Cambadélis dimettendosi. Circa 20 seggi per la «France insoumise» di Mélenchon e 10 per i comunisti. Il Fn passa da due a 7-8 seggi. Marine Le Pen è eletta per la prima volta deputata assieme al suo compagno, Louis Aliot.

Fonte: Stefano Montefiori, CORRIERE DELLA SERA

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