Confine di Ventimiglia, la lunga marcia dei migranti

Arrestiamo umani. In 300 partono durante la notte. La polizia tenta di disperderli con i lacrimogeni

Marina Della Croce • 27/6/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 412 Viste

VENTIMIGLIA. Si sono nascosti nei boschi per sfuggire ai controlli mentre la polizia italiana pattuglia il confine sorvegliato dall’alto anche da un elicottero. Sono determinati a raggiungere la Francia i circa 300 migranti, quasi tutti sudanesi, accampati da tempo a Ventimiglia sul greto del fiume Roja, poco distanti dalla frontiera. Stanchi di vivere tra i rifiuti aspettando un via libera che non arriverà mai, la notte scorsa hanno provato a sbloccare la situazione dando vita a una marcia verso la frontiera. Momenti di tensione si sono avuti quando polizia e carabinieri hanno utilizzato i lacrimogeni per disperdere il gruppo determinato a raggiungere le famiglie che vivono oltralpe. «Chiediamo di avere la nostra dignità di uomini, dignità che non abbiamo avuto in Sudan e nemmeno in Italia: se la Francia ci respinge deve intervenire l’Europa», hanno spiegato prima di mettersi in cammino. Una vicenda seguita con attenzione dal vescovo di Ventimiglia: «Mi auguro che questo appello sia accolto», ha commentato monsignor Antonio Suetta. «I migranti effettivamente hanno ragione: bussano a una porta e sarebbe molto bello che avessero una risposta in termini di umanità e accoglienza».

Le regole europee parlano però un linguaggio diverso da quello della Chiesa e visto lo spiegamento di forze presente lungo il confine difficilmente i migranti riusciranno a passare. Che l’accampamento provvisorio creato lungo il fiume Roja non potesse durare a lungo si sapeva. Nei giorni scorsi il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, aveva firmato un’ordinanza per la pulizia delle sponde nella quale si specificava che i migranti avrebbero dovuto spostarsi per consentire la bonifica dell’area «avendo cura di portare con sé i propri effetti personali». Stando a quanto affermato dalla Caritas la prefettura avrebbe garantito l’utilizzo del centro di accoglienza di Parco Roja, gestito dalla Croce rossa, senza particolari controlli da parte della polizia, anche perché tutti i migranti sono stati già identificati al momento del loro arrivo in Italia. Domenica, però, si sarebbe sparsa la voce – infondata – che una volta nel centro i migranti sarebbero stati fermati e questo avrebbe determinato la decisione di dar vita alla marcia verso il confine.

Da luglio dell’anno scorso a oggi nel centro gestito dalla Croce rossa sono passate 13 mila persone. Ma a rendere la situazione più grave c’è il fatto che ai migranti in arrivo dal Sud Italia si aggiungono quelli respinti dalla Francia, motivo per cui il sindaco Ioculano nei giorni scorsi ha chiesto che i respingimenti effettuati oltre confine vengano indirizzati verso un altro valico. In tutto questo a farne le spese sono i migranti, stretti tra i legittime preoccupazioni dell’amministrazione per i rischi sanitari provocato dalla situazione e le regole ferree dell’Unione europea che ostacolano anche i ricongiungimenti familiari. E così,come denunciano le associazini, anche una normale operazione di pulizia delle sponde del fiume diventa un problema. «La comunicazione deve essere gestita meglio» denuncia Alessandro Verona, del Dipartimento Migrazioni di Intersos. «Un concreto preavviso e una condivisione con tutte le realtà coinvolte avrebbe probabilmente evitato la paura e la disinformazione delle persone migranti con la conseguenza e i pericoli che hanno causato».

FONTE: Marina Della Croce, IL MANIFESTO

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