G20, le ingiustizie della «governanza» mondiale

Il «caos della governance mondiale» è l’etichetta affibbiata a giusto titolo al G20 da parte dei numerosi movimenti alternativi che da ieri manifestano ad Amburgo

Riccardo Petrella • 8/7/2017 • Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Internazionale • 559 Viste

Grandi potenze. La cosiddetta «governance economica» del mondo non è altro che la privatizzazione del potere politico trasferito da parte degli stessi Stati ai soggetti economico-finanziari nazionali e multinazionali, gli «stakeholders» (portatori d’interessi). È dagli anni ‘80 che la «buona governance» è valutata e misurata in funzione della redditività degli investimenti a livello di un’impresa, di un fondo d’investimenti, di un settore economico, di una regione, di un paese, dei mercati globali. E la vita delle persone dove va a finire?

Il «caos della governance mondiale» è l’etichetta affibbiata a giusto titolo al G20 da parte dei numerosi movimenti alternativi che da ieri manifestano ad Amburgo in vari modi civili per delegittimare il nuovo incontro del G20 e destabilizzarne l’organizzazione e la sua stessa tenuta. Quest’ultimo obiettivo sarà piuttosto irrangiungibile ma non la sua delegittimazione tanto forte e evidente è il ruolo giocato dai paesi del G20 nell’attuale stato di devastazione del mondo.

Il G20, ricordiamolo, è un forum dei ministri della finanza ( allargato a partire dal 2008 ai Capi di Stato e di governo) dei paesi più importanti sul piano economico (non sono presenti però la Spagna e i Paesi Bassi) costituito nel 1999 dopo le frequenti crisi internazionali finanziarie, al fine di mettere dell’ordine nel sistema finanziario mondiale.

In aggiunta ai 7 “grandi” del mondo occidentale nord (i paesi del G7 più l’Unione europea) vi fanno parte i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e South Africa) e altri paesi quali l’Australia, Arabia Saudita, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Messico e Turchia. Già la semplice lettura della lista conferma che l’etichetta non solo è ben azzeccata, ma che ben poco di positivo si può sperare da tale Gruppo. Invece di mettere un po’ d’ordine, l’incontro non farà che mettere in risalto i conflitti (e le convergenze malsane) in termini di potenza militare fra Usa, Russia, Cina, Arabia Saudita, Turchia, Francia, Germania….) e, soprattutto, la subordinazione di tutti i 20 paesi, al di là delle divergenze dettate dagli interessi economici in nome della sicurezza e della competitività nazionali, ai principi ed imperativi della «governance economica» mondiale nel rispetto delle regole del capitalismo planetario finanziario.

Ora, la cosiddetta «governance economica» del mondo non è altro che la privatizzazione del potere politico trasferito da parte degli stessi Stati ai soggetti economico-finanziari nazionali e multinazionali, i cosiddetti «stakeholders» (portatori d’interessi). È dagli anni ‘80 che la «buona governance» è valutata e misurata in funzione della redditività degli investimenti a livello di un’impresa, di un fondo d’investimenti, di un settore economico , di una regione, di un paese, dei mercati globali.

La «governanza economica» è stato il contenitore di copertura entro il quale i paesi della Ue, gli Stati Uniti (anche di Obama), la Cina di Xi (il colosso chimico cinese ha acquistato alcuni giorni fa per 17 miliardi di dollari l’impresa francese Syngenta proprietaria di 13.000 brevetti sul vivente !), l’Arabia saudita dei monarchi feudali, il Brasile (anche della Roussef ed oggi di Temer), la Turchia di Erdogan… hanno consolidato ed espanso la predazione del mondo da parte degli operatori finanziari, la demolizione dello stato di diritto e della democrazia rappresentativa, la devastazione della vita del pianeta (degli esseri umani e delle altre s specie viventi). Vedasi la continua crescita dell’impronta ecologica mondiale.

La «governanza» ha accentuato le ragioni per cui si muore sempre di più di fame, di sete, di malattie, di mancanza di un lavoro degno di un essere umano, cosi come di violenze di ogni genre, di guerre . Si muore attraversando i mari e i deserti (in Europa e in America del Nord) nel tentativo di migrare in altri paesi. Si muore nelle prigioni della Turchia di Erdogan e nelle strade, come cani randagi, dei grandi bubboni cancerogeni che sono le città multimilionarie come Lagos, Dacca, Karachi, Il Cairo, Bangkok, Città del Messico, Calcutta, Rio de Janeiro, Sao Paulo, Shanghai, Kuala Lampur, Manila.

La «governanza» economica del mondo ha distrutto il valore della vita, riducendolo a niente per miliardi di persone, a potere d’acquisto costrittivo e mistificatorio per altri miliardi, rendendolo iperbolicamente raro e senza senso per alcune centinaia di migliaia.

La lotta per la vita, contro il suo furto, è in corso ad Amburgo, ma anche a Roma, Bruxelles, Johannesburg, Bangalore, Mosca, Recife, Houston, Montréal… sempre di più grazie alle donne, specie in Asia ed in Africa, alle loro marce mondiali, alle rivolte degli impoveriti, alle Organizzazioni non governative di cui si tenta di ridurre il campo di azione, alle lotte di certi parlamentari, a Papa Francesco.
Riuscire a mettere fuori legge l’attuale sistema finanziario mondiale deve diventare possibile.

FONTE: Riccardo Petrella, IL MANIFESTO

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