Climate change. Il polo sud si crepa in un iceberg gigante

Climate change. Il polo sud si crepa in un iceberg gigante

 Difficile negare il ruolo dell’uomo nel riscaldamento del pianeta. La rivista scientifica Pnas: la «sesta estinzione di massa» è iniziata

Un iceberg grande poco più della Liguria si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C, nella penisola antartica. Con i suoi 5800 km², si tratta del secondo iceberg più esteso registrato nella storia – il record appartiene a un altro gigante staccatosi nel 2000 nel mare di Ross.

Il suo distacco – iniziato nel 2010 – era atteso in questi giorni: la crepa da cui si è originato il nuovo iceberg era già stata individuata una decina di anni fa e la zona era attentamente monitorata. In questo periodo, attraverso i satelliti, il suo progresso è stato seguito metro per metro dal progetto britannico Midas, dedicato all’effetto del cambiamento climatico sul ghiaccio antartico. Sono stati proprio i ricercatori ad annunciare il distacco dell’iceberg.

LA PIATTAFORMA LARSEN è un gigantesco strato di ghiaccio galleggiante che aderisce alla penisola antartica nel mare di Weddell. È divisa in tre zone separate di cui Larsen C è la più grande, anche se l’iceberg si è portato via ben il 12% della massa di ghiaccio totale.

Che il ghiaccio si frantumi non è di per sé un’anomalia, ma un distacco di una simile portata rappresenta un fatto eccezionale. «Occorrerà ridisegnare le mappe geografiche della zona» ha dichiarato Adrian Lukman, ricercatore dell’università del Galles e direttore del progetto Midas.

L’ICEBERG INOLTRE potrebbe costituire un problema in più per la navigazione, ma solo se si spostasse verso nord. Per ora, il suo destino è ignoto. Potrebbe mantenersi allo stato solido per molto tempo, oppure sciogliersi gradualmente. In questo caso, il livello del mare non cambierebbe radicalmente. Come impariamo da bambini, la gran parte della massa di un iceberg è già sommersa. Anche se l’intera Larsen C si sciogliesse, a livello globale i mari si alzerebbero di «soli» dieci centimetri.

Non è moltissimo, se si pensa che a causa del cambiamento climatico entro la fine del secolo i mari si solleveranno comunque tra gli 1,2 e i 3 metri, a seconda dell’ottimismo delle previsioni. Se fondesse tutto il ghiaccio antartico, che in gran parte posa sulla terraferma, l’innalzamento dei mari sarebbe di alcune decine di metri.

Anche nel caso di Larsen C, proprio i mutamenti climatici sono stati subito additati come i principali responsabili del distacco dell’iceberg.

Difficile non collegare la frammentazione delle piattaforme antartiche con l’assottigliamento del ghiaccio, che in questi anni ha accelerato il suo ritmo. Luckman, per la verità, è cauto. «Gli ultimi dati dello Scripps Institute in realtà mostrano che recentemente lo strato di ghiaccio si è inspessito», ha dichiarato al quotidiano inglese Guardian.

Ma pochi sono d’accordo con lui: la temperatura degli oceani sta aumentando e secondo ricerche pubblicate già nel 2006, nella zona di Larsen C la temperatura è aumentata di quasi 3 gradi negli ultimi settant’anni. Cioè, molto più rapidamente che nel resto della Terra, dove pure si è osservato un netto riscaldamento.

La notizia è destinata a rinfocolare le proteste contro l’atteggiamento lassista dell’amministrazione Trump, che nei suoi primi provvedimenti ha rilanciato l’industria del carbone che produce gran parte dei gas serra, e ha revocato gli impegni statunitensi assunti da Obama alla conferenza sul clima di Parigi un anno fa.

GLI INDIZI CHE la catastrofe climatica è già iniziata, per altro, non mancano.

Proprio nell’ultimo numero della rivista PNAS è riportata una ricerca che dimostra che a causa del clima e dell’inquinamento, è iniziata la «sesta estinzione di massa», una rivoluzione biologica in cui gran parte delle specie è destinata rapidamente a sparire. Sulla terra è già successo cinque volte in mezzo miliardo di anni.

L’ultima volta, 66 milioni di anni fa, fu colpa di un asteroide e a farne le spese furono soprattutto i dinosauri. Stavolta, l’asteroide siamo noi.

FONTE: Andrea Capocci, IL MANIFESTO



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