Trump sotto assedio. Russiagate, arriva la prima richiesta di impeachment

Washington, i nuovi veleni. “È stato il genero di Trump a diffondere la mail del figlio”

ARTURO ZAMPAGLIONE • 13/7/2017 • Internazionale • 441 Viste

NEW YORK. «È la più grande caccia alle streghe della storia politica », tuona in un tweet Donald Trump, difendendo la «trasparenza » e l’«onestà» del figlio Donald Jr, le cui mail hanno evidenziato una collusione con il Cremlino e aggravato lo scandalo del Russiagate. «Non è affatto una caccia alle streghe», lo contraddice di fronte al Congresso Christopher Wray, l’avvocato scelto dalla Casa Bianca per guidare l’Fbi, promettendo ai senatori che devono ratificare la sua nomina «imparzialità» e pieno sostegno all’inchiesta sulle interferenze russe nelle ultime elezioni affidata al giudice speciale Robert Mueller. Questa inchiesta continua lontana dai riflettori, ma è sempre più chiaro che il cerchio si stringe e che la Casa Bianca è ormai sotto assedio. Trump, che secondo i collaboratori è «furioso e frustrato», è partito ieri sera per Parigi, dove parteciperà alla Festa della Bastiglia. Quasi una fuga dall’incandescente clima washingtoniano.

L’ex numero due di Hillary Clinton nelle elezioni 2016, Tim Kaine, ha ipotizzato il reato di «alto tradimento». Un altro parlamentare democratico, Brad Sherman, ha presentato ieri la prima richiesta di procedura di impeachment: una strada sulla quale, però, la leadership del partito è ancora molto cauta, perché deve basarsi su accuse reali e indicare una chiara responsabilità del presidente. L’obiettivo dell’opposizione è quindi di tenere alta la pressione politica sulla Casa Bianca, aspettando che escano prove vere dalle indagini di Mueller o dalle udienze del Congresso, che si appresta a raccogliere la testimonianza sotto giuramento del primogenito di Trump.
Secondo molti esperti, la mail di Donald jr del giugno 2016 in cui rispondeva «I love it» (l’adoro) alla possibilità di ricevere informazioni compromettenti sulla Clinton da parte del governo russo, in un incontro con una avvocatessa legata al Cremlino, si configura come una violazione delle leggi elettorali. Sicuramente quel colloquio, cui parteciparono Jared Kushner e il capo della campagna elettorale Paul Manafort, al di là della correttezza etica, ha indicato un forte desiderio dei collaboratori di Trump di ottenere l’aiuto dei russi. Tutto questo è emerso solo ora, grazie alle rivelazioni del New York Times, perché in precedenza tutti avevano negato ogni contatto con i russi. Messi alle strette, hanno però cambiato versione: a cominciare da Kushner, su cui si addensano molti dubbi. È stato forse lui, il marito di Ivanka, a tradire il cognato Donald jr, dando le mail compromettenti ai giornali, nel tentativo di salvare se stesso dal Russiagate? Dietro a questo giallo estivo potrebbe esserci una faida familiare. Ma per il momento la Casa Bianca fa quadrato e studia le contromosse. Secondo alcune voci, starebbe raccogliendo notizie compromettenti sugli autori degli scoop. C’è anche l’ipotesi che Trump possa licenziare Mueller per bloccare l’inchiesta: una mossa “nixoniana”, sicuramente esplosiva, che potrebbe essere l’”ultima spiaggia”.

Fonte: ARTURO ZAMPAGLIONE, LA REPUBBLICA

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