Il fratello del presidente iraniano Rouhani arrestato per reati finanziari

Il fratello del presidente iraniano Rouhani arrestato per reati finanziari

UN ARRESTO “eccellente” a Teheran potrebbe essere il segnale d’inizio di una nuova fase della lotta politica fra i riformisti del presidente Rouhani (appena rieletto) e i conservatori del leader supremo Alì Khamenei. Il ministero della Giustizia ha annunciato che il fratello del presidente Rouhani, Hussein Fereydoun, è stato arrestato da sabato «perché non ha potuto pagare la cauzione che era stata fissata dai giudici che lo hanno interrogato». L’inchiesta è su una serie di oscure accuse di reati finanziari e di “traffico di influenze”, per aver sostenuto alcuni suoi candidati al vertice di banche e assicurazioni di Stato. «Se il signor Hussein verserà la cauzione sarà liberato», ha detto il portavoce del sistema giudiziario, uno dei bastioni della fazione conservatrice all’interno del sistema iraniano.
Il fratello di Rouhani è un diplomatico e ha consigliato il capo del governo nei lunghi mesi del negoziato sul nucleare. I due hanno un cognome diverso perché il presidente lo cambiò quando diventò religioso, È probabile che il particolare dell’arresto verrà risolto nelle prossime ore, pagando la cauzione. Ma il caso ormai è stato fatto esplodere e ogni passo di questa contesa sarà valutato attentamente dalle due fazioni.

Già da un anno il capo procuratore Nasser Seraj aveva detto che il fratello di Rouhani era sospettato di aver fatto pressioni per nominare Ali Sedghi, un suo protetto, alla guida di Bank Refah. Un’altra inchiesta riguarda Ali Rastegar Sorkhei, capo della Bank Melat, arrestato con l’acusa di «essere al centro di una grande corruzione bancaria». Questa volta l’accusa arrivava dal servizio di intelligence dei Pasdaran, i “guardiani della rivoluzione”, il corpo militare che in campagna elettorale è stato accusato apertamente da Rouhani e messo in guardia dal continuare a influenzare il processo politico come da sempre i pasdaran hanno fatto a favore del clero e degli ambienti politici più conservatori.
Tutti in Iran hanno capito che da ieri l’alleanza fra Khamenei, potere giudiziario, clero sciita e guardiani della rivoluzione ha aperto una nuova fase nello scontro politico contro i riformisti di Rouhani. Nelle elezioni del 19 maggio Rouhani è stato rieletto con una comoda maggioranza del 56%, sconfiggendo il candidato delle destre Raisi che fra l’altro fino a 18 mesi fa aveva un ruolo di rilievo nel sistema giudiziario. Nei giorni successivi alle elezioni molti hanno celebrato la grande vittoria dei riformisti, ma alcuni analisti hanno sottolineato che il buon vantaggio popolare di Rouhani non lo mette al riparo dalla possibile controffensiva dei conservatori e di tutto lo “Stato profondo”. In campagna elettorale Rouhani aveva mobilitato i suoi elettori lanciando accuse durissime al sistema dei conservatori e in particolare ai pasdaran, accusati di aver cercato «per 38 anni di imporre al paese soltanto violenza ed esecuzioni ». È sicuro che proprio dai pasdaran partirà la controffensiva dello “Stato profondo” contro il presidente riformatore.

Fonte: VINCENZO NIGRO, LA REPUBBLICA



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