Gentiloni: «La Libia ha chiesto l’intervento di navi italiane»

Migranti. «Affiancheranno la Guardia costiera libica nelle operazioni di contrasto dei trafficanti di uomini». Ma decide il parlamento

Carlo Lania • 27/7/2017 • Europa, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 478 Viste

Molto presto navi militari italiane potrebbero entrare in acque libiche e affiancare la guardia costiera di Tripoli nelle operazioni di contrasto dei barconi carichi di migranti. Parlando al temine di un vertice con il leader libico Fayez al-Serraj – ieri a Roma dopo il summit parigino con il presidente francese Macron e il generale Haftar – il premier Paolo Gentiloni lascia intravvedere nuovi scenari della presenza italiana nel Paese nordafricano. «La Libia ha chiesto al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali nel comune contrasto al traffico di esseri umani da svolgersi in acque libiche» ha spiegato il premier. L’Italia quindi, non sarà più solo la protagonista di un lavoro diplomatico finalizzato a fermare i flussi di migranti diretti in Europa, ma è pronta a inviare proprie navi militari. E anche se la decisione è giustificata con la volontà di contrastare le organizzazioni criminali, il cambio di passo è notevole. Adesso la parola passa al parlamento, ma dal centrodestra si sono già levate numerose voci a favore dell’intervento.

La richiesta libica intanto è già sui tavoli del ministero della Difesa per una valutazione tecnica. Nei prossimi giorni lo Stato maggiore e il comando interforze elaboreranno un possibile piano di intervento sulla base delle direttive politiche ricevute. Al contrario della missione europea Sophia che per entrare in acque libiche – come previsto dalla terza fase del suo intervento – ha bisogno di una mandato dell’Onu, per le navi italiane non sarebbe necessario attendere il parere del Consiglio di sicurezza ma potrebbe bastare un voto favorevole del parlamento.

Del resto non sarebbe la prima volta. Non bisogna dimenticare infatti che a settembre dell’anno scorso Camera e Senato hanno dato il via libera alla missione Ippocrate che ha portato alla realizzazione di un ospedale da campo a Misurata con l’ausilio di 300 militari tra personale medico, paramedico e addetti alla sicurezza.

Quella che potrebbe prendere avvio nei prossimi giorni si presenta però come cosa diversa da una missione umanitaria. Le navi italiane potrebbero affiancare la Guardia costiera libica nel fermare i barconi carichi di disperati e, dopo aver arrestato gli eventuali scafisti, affiderebbero i migranti ai colleghi libici che li riporterebbero da dove sono partiti. Svolta in questo modo l’operazione non dovrebbe quindi configurarsi come un respingimento, pratica condannata dalla Corte di Giustizia europea.

Restano da capire le possibili reazioni internazionali. Certo è difficile pensare che a sole 24 ore dal vertice parigino Serraj possa aver fatto una simile richiesta all’Italia senza aver avvertito il rivale Haftar, che tra l’’altro può considerare il summit con Macron come un successo personale. Per quanto riguarda l’Italia, invece, se davvero si farà la missione può rappresentare un modo per tornare di nuovo protagonista dopo essere stata scavalcata dall’iniziativa diplomatica francese e per Gentiloni un modo per mettere rispondere alle critiche del centrodestra. «L’Italia è in prima linea nella stabilizzazione della Libia», ha detto ieri il premier, rivendicando gli esiti del vertice di Parigi come «un risultato di tutto quello che i Paesi amici hanno fatto».

Intanto un sostegno all’Italia arriva dalla Germania. Gentiloni ha sentito al telefono Angela Merkel con la quale ha parlato anche dell’emergenza migranti. la cancelliera ha promesso di sostenere l’Italia nella richiesta di far rispettare il principio di redistribuzione dei richiedenti asilo e assicurato un impegno della Germania in Libia per finanziare le attività dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ma anche dei progetti delle comunità locali impegnato nel contrasto ai trafficanti di uomini.

FONTE: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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