Libia, la missione navale italiana si farà

Per ora saranno impegnate solo due navi fino alla fine dell’anno. Gentiloni: «E’ né più né meno di quanto ci ha chiesto Tripoli»

Carlo Lania • 29/7/2017 • Guerre, Armi & Terrorismi, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 422 Viste

«Quello che abbiamo approvato è né più né meno quanto richiesto dal governo libico». Il premier Paolo Gentiloni annuncia così ieri il via libera appena dato dal consiglio dei ministri alla missione italiana in Libia. Sottolineatura necessaria, considerando l’altalena di conferme e smentite con cui da due giorni Tripoli alimenta la confusione circa la richiesta di aiuto alla sua Guardia costiera libica per fermare i barconi carichi di migranti. Altalena proseguita anche ieri per tutto il giorno, fino a quando non viene alla luce il documento con cui il Governo di accordo nazionale (Gan) guidato da Fayez al-Serraj ha chiesto all’Italia un «sostegno tecnico, logistico e operativo per aiutare la Libia nella lotta al traffico degli esseri umani e a salvare i migranti».

DI SICURO quella che si prepara a partire – dopo il voto del parlamento previsto per la prossima settimana – è una missione molto ridotta rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi, anche per non urtare sensibilità sull’altra sponda del Mediterraneo. L’invio di navi, spiega il premier, «può dare un contributo a rafforzare la sovranità libica, non è un’iniziativa contro la sovranità libica. Sarebbe come non rispecchiare la sostanza della decisione del governo presentarla come un enorme invio di grandi flotte e squadre di aerei».

ALMENO per la prima fase partiranno quindi solo due navi utilizzando mezzi ed equipaggi tra quelli già impiegati nel dispositivo «Mare sicuro», con il compito di proteggere e coadiuvare l’attività dell Guardia costiera libica. I tecnici italiani aiuteranno inoltre le autorità libiche nella realizzazione di un centro operativo marittimo. La missione prenderà avvio il prossimo 1 agosto e durerà fino al 31 dicembre 2017 mentre per quanto riguarda i costi una stima li calcola in 34.950.000 euro, circa 7 milioni di euro al mese utilizzando i finanziamenti già stanziati per Mare sicuro.

LE NAVI opereranno solo nelle acqua libiche controllate dal Governo di accordo nazionale di Tripoli senza sconfinare a Est in quelle sotto il controllo del generale Khalifa Haftar. Inoltre si limiteranno a fermare i barconi carichi di migranti in attesa dell’intervento della Guardia costiera libica che li riporterà indietro. Salvo emergenze, i migranti non potranno salire a bordo, evitando così eventuali richieste di asilo che costringerebbero i nostri mezzi a trasferirli in Italia. Se attaccati dagli scafisti, infine, i militari italiani potranno ovviamente difendersi.
Per palazzo Chigi la missione libica è necessaria anche per contrastare l’attivismo francese nel paese nordafricano. Ma è chiaro che Roma sta investendo uomini, mezzi e soldi per aiutare un alleato come Serraj che si dimostra inaffidabile. Il premier libico non solo controlla solo in parte il territorio che dovrebbe governare, ma non avvisa il suo principale sostenitore quando viene invitato a Parigi per un vertice con il presidente francese e, soprattutto, quando si trova in patria afferma cose diverse da quelle che dice quando invece si trova a Roma. Il tutto per provare ad arginare solo parzialmente i flussi di migranti, visto che fermarli è impossibile e che molto probabilmente le organizzazioni criminali che li sfruttano avranno già trovato lungo la costa libica nuovi punti dai quali far partire i barconi.

MARTEDÌ Il governo presenterà la missione alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato dalle quali uscirà quasi sicuramente con un via libera all’operazione. L’unica ad aver già annunciato il suo voto contrario finora è stata Sinistra italiana mentre Mdp riunirà lunedì i gruppi parlamentari per decidere cosa fare. Nel frattempo a prevalere è soprattutto la prudenza, come spiega il capogruppo in commissione Difesa del Senato Federico Fornaro: «Se l’obiettivo è quello di contrastare i mercanti di morte con una strategia coordinata, allora siamo d’accordo, ma vogliamo sapere con quali strumenti e con quali modalità perché non vorremmo – conclude il senatore Mdp – che alla fine a pagare siano come al solito i più deboli, cioè i migranti».

FONTE: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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