Salvataggio banche venete, via libera di Ue e Antitrust

All’Eurogruppo le autorità di Ue e Bce hanno spiegato il loro ok alla procedura fallimentare nazionale: Bpvi e Vb considerate banche non sistemiche

Riccardo Chiari • 11/7/2017 • Europa, Lavoro, economia & finanza • 469 Viste

L’Antitrust promuove la cessione-regalo a Banca Intesa. E sul decreto legge, così come uscito dal consiglio dei ministri, arriverà la fiducia

Dopo le polemiche sollevate da più parti nell’Ue, la liquidazione delle banche venete è arrivata anche sul tavolo dell’Eurogruppo. Di fronte alle critiche su un’operazione che avrebbe aggirato le regole dell’Unione bancaria, le istituzioni corresponsabili della scelta assieme al governo italiano, cioè la Dg Competition con a capo Danielle Nouy e il Single resolution board (Srb) guidato da Elke Konig, sono state ascoltate per spiegare come e perché si è arrivati a scegliere la procedura fallimentare nazionale. Presente Piercarlo Padoan, e presente anche la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, per chiarire perché abbia autorizzato gli aiuti di Stato a Banca Intesa per acquistare la parte buona delle due banche.
Intanto alla Camera è iniziata la discussione generale sul decreto legge, preceduta dal via libera dell’Antitrust all’acquisto da parte di Intesa San Paolo di Bpvi e Veneto Banca. L’operazione in esame, è sottolineato dall’Antitrust, “non determina la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante nei mercati interessati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza”. Pertanto l’Antitrust “delibera di non avviare l’istruttoria”.
Quanto alla discussione parlamentare, il governo ha parlato per voce del sottosegretario Pier Paolo Baretta: “Noi avremmo preferito la strada della ricapitalizzazione precauzionale adottata per Mps – ha spiegato – quel percorso è considerato per il governo la strada più convincente perché è quella che consente un intervento diretto sulla gestione, un cambiamento di approccio, il massimo della tutela possibile nella legislazione data e consente di arrivare poi a rimettere nel mercato le banche una volta risanate con uno sforzo pubblico ben finalizzato e ben chiaro nell’assunzione della responsabilità”.
Sul perché invece si sia scelto la strada del regalo a Banca Intesa (bad bank con 12 miliardi di crediti inesigibili allo Stato, e fino a 5 miliardi pubblici a Intesa per la “riorganizzazione” delle due banche venete), di fronte ai sondaggi (97% degli italiani contrari) Baretta ha tentato di trovare una giustificazione: “L’incombenza della dichiarazione di fallimento la sentivamo aumentare di ora in ora, e ci siamo dovuti attrezzare per una soluzione rapida, che ha visto come sola proposta completa quella di Intesa. Così si è comunque evitato il bail-in, che in questo caso avrebbe avuto un effetto irrispettoso di un percorso che noi stessi consideriamo anomalo o di mala gestio”. Il governo dovrebbe mettere la fiducia sul provvedimento, senza alcuna modifica al testo del decreto legge del 25 giugno scorso.

FONTE: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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