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Congresso Cisl, tra applausi al Papa e pensioni d’oro

Vale la pena tornare sul recente congresso della Cisl. Che si è spellata le mani per il messaggio radicalmente evangelico, tale da mettere in discussione il modo d’essere del sindacato, ma ha tirato diritto con le sue scelte, aggiungendo qualche vocabolo del discorso di papa Francesco. Così la globalizzazione è «disumana», la presenza nel territorio [&hellip

Adriano Serafino * • 13/7/2017 • Sindacato • 453 Viste

Vale la pena tornare sul recente congresso della Cisl. Che si è spellata le mani per il messaggio radicalmente evangelico, tale da mettere in discussione il modo d’essere del sindacato, ma ha tirato diritto con le sue scelte, aggiungendo qualche vocabolo del discorso di papa Francesco. Così la globalizzazione è «disumana», la presenza nel territorio significherebbe «il partire dagli ultimi» senza però alcuna indicazione operativa, strategica e di risorse.

Annamaria Furlan ha così commentato la «spinta» del papa con queste parole: «Ci ha detto che siamo sulla buona strada e ci ha spronato a fare di più, indicandoci come migliorare il nostro impegno». Eppure rileggendo il testo della Santa sede, il significato delle parole è ben diverso, anche il «Vi incoraggio a continuare e a fare di più», sono un riconoscimento alle buone intenzioni, ma «di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno».

Il Congresso non ha avvertito la contraddizione di applaudire calorosamente Francesco e, poco dopo, insediare alla presidenza una delle «pensioni d’oro» della Cisl. È stata generica la risposta alla sollecitazione di Bergoglio per «un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare».

Annamaria Furlan ha ringraziato Pierre Carniti, per la sua presenza, ma non ha dialogato con quanto l’anziano leader va predicando da tempo per ripartire il lavoro, essendo ben noto che la rivoluzione digitale comporta la sostituzione di molte funzioni che ora svolge il lavoratore. Non è stato così nelle precedenti rivoluzioni industriali, che hanno consentito profonde trasformazioni, con aumenti di produttività del lavoratore occupato, utilizzatore diretto di quei macchinari. Con l’informatica – fin dall’introduzione del controllo numerico, e ora con industria e servizi 4.0 – non è più così, quel paradigma è mutato. Il sindacato tarda l’analisi, non propone quei radicali cambiamenti delle strategie sindacali e di quelle economiche dello stato, in grado di assicurare che la crescita e più investimenti comportino anche il riassorbimento della disoccupazione.

Né si è risposto a un altro anziano leader, Savino Pezzotta, che da tempo ripete «La rivoluzione digitale ci obbliga a riformulare l’idea di lavoro e a ripensare i lavori…a una nuova organizzazione sociale del lavoro in cui una parte dovrà essere utilizzata nelle mansioni produttive o di servizi, ma una parte tutti la dovremo dedicare a lavoro di cura (famiglia, anziani, disabili, bambini, servizi comunitari, e altro). Tesi sostenute da sociologi di più paesi.

Papa Francesco ha anche ricordando che «le pensioni d’oro sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni». La Cisl non ha ripensato di rimuovere l’ostracismo (unitario!) verso il Presidente dell’Inps Tito Boeri che, da tempo, propone al governo di ricalcolare le pensioni privilegiate per un’operazione di equità sociale. Sono parecchi i sindacalisti (non solo in Cisl) che hanno abusato di norme legittime per tutelare correttamente, per le pensioni, i distacchi sindacali.

E poi, nessuna delle «anime belle» che hanno tanto applaudito Francesco ha preso il coraggio per ricordare il «caso Scandola», ancora vivo tra gli iscritti Cisl, come testimoniano le iniziative di due siti, con parecchi simpatizzanti sindacali (sindacalmente.org e il9marzo.it), per discutere il libro Prender parola, il metodo Scandola di Giovanni Graziani (editore Bonomo), acquistabile anche con e-book.

Nella Cisl sono molti i «santi minori» che operano nella quotidiana realtà, spesso disconosciuti o in taluni casi osteggiati ed emarginati per il loro carattere ribelle verso le gerarchie; uno di questi è stato certamente Fausto Scandola, per il quale ci battiamo per la sua riabilitazione.

Per non essere lontano dalle periferie, dai senza lavoro, dal lavoro ridotto a schiavitù utilizzando gli irregolari, il sindacato deve anche rimettersi gli scarponi e utilizzare tanti pick-up. Per stare dentro al «populismo sindacale», alla rivolta di tanti lavoratori inclusi coinvolti nelle conseguenze della discesa dell’ascensore sociale, più che riportare l’ordine dove non ci sarebbe, riducendo l’uso del referendum sindacale come ribadito dalla Furlan, serve la partecipazione consapevole e il protagonismo critico degli iscritti.

Infine un ricordo: Giulio Pastore non ha mai portato la Cisl in udienza dal papa. E non solo perché nella Cisl era ben vivo il senso della laicità, il pluralismo politico e culturale, ma perché quella Cisl non aveva alcun bisogno di chiedere alla Chiesa un «soccorso» per una linea e un’identità culturale. Infine riflettere per l’ immagine e la realtà anche sul flop elettorale della Fim per l’elezione delle Rsa alla Mirafiori Carrozzerie.

* Già segretario generale della Fim e della Flm Torinese, già segretario Ust Cisl Torinese

FONTE: Adriano Serafino, IL MANIFESTO

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