Gerusalemme. Ucciso un’altro palestinese, oggi una nuova “giornata della rabbia”

Appelli a una nuova mobilitazione di protesta per oggi contro le misure israeliane sulla Spianata delle moschee

Michele Giorgio • 23/7/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi • 769 Viste

 In Israele è forte lo sdegno per la strage di tre membri di una famiglia di coloni compiuta venerdì sera da un palestinese

Prosegue la mobilitazione per la Spianata delle moschee di Gerusalemme dei palestinesi che non hanno dato molto peso all’intervista ad al Jazeera del coordinatore delle attività israeliane nei Territori, Yoav Mordechai che sostiene che Israele è pronto ad esaminare altri accorgimenti sul sito religioso al posto dei metal detector e che lo Stato ebraico non intende alterare lo status quo in vigore da 50 anni. Ieri altri due giovani palestinese sono stato uccisi dalla polizia. Uno, Oday Nawaja, durante scontri ad al Azariyeh. Il secondo, un 18enne, ad Abu Dis. Scontri violenti sono scoppiati in serata alla Porta dei Leoni, in città vecchia a Gerusalemme. In un raduno che si è svolto in piazza Manara a Ramallah, ieri sera i capi delle varie formazioni politiche palestinesi hanno chiamato ad una nuova “giornata di rabbia” per oggi, in Cisgiordania e a Gerusalemme dove la popolazione ha osservato uno sciopero generale in segno di protesta.

Ieri sera sono stati resi noti i nomi dei coloni israeliani uccisi a coltellate venerdì da un palestinese penetrato nell’insediamento di Halamish, in Cisgiordania. Si tratta di un uomo di 70 anni, Yosef Solomon, e due dei suoi figli, Chaya, 46, ed Elad, 36. Morti avvenute dopo l’uccisione di tre palestinesi da parte della polizia durante le manifestazioni a Gerusalemme in difesa della Spianata delle moschee. L’accadutoad Halamish ha generato sdegno e forti reazioni in Israele. I media locali ieri hanno aggiornato in continuazione la notizia con nuovi dettagli. Omar al Abed, di Kobar, ha annunciato la sua intenzione con un post su facebook, poi ha raggiunto l’insediamento coloniale di Halamish. Col favore del buio è penetrato nella abitazione e si è avventato contro i presenti che stavano festeggiando un compleanno, uccidendo subito il padre e i due figli, un uomo e una donna, di circa 40 anni. La madre è stata pugnalata più volte ma è sopravvissuta. Un’altra donna presente è riuscita a chiudersi, assieme con alcuni bambini, in una stanza da dove con il telefono ha dato l’allarme. Omar al Abed è stato fermato dai colpi sparati da un soldato in licenza. L’esercito israeliano, ieri all’alba, ha perquisito la sua abitazione – in preparazione della sua demolizione – e ha arrestato il fratello.

«Esigiamo dal presidente palestinese Abu Mazen che condanni in maniera esplicita e chiara un massacro terribile perpetrato mentre i membri di quella famiglia consumavano la cena sabbatica», protestava ieri il ministro della difesa di Israele Avigdor Lieberman sorvolando su quanto era accaduto nelle ore precedenti agli accoltellamenti ad Halamish, con tre giovani palestinesi uccisi dal fuoco della polizia e altri 400 feriti o intossicati dai gas lacrimogeni durante le proteste, anche in Cisgiordania, contro i metal detector sulla Spianata fatti installare dal governo Netanyahu. Per Israele le misure adottate sarebbero necessarie dopo l’attacco armato del 14 luglio – due poliziotti uccisi – compiuto da tre arabo israeliani di Um el Fahem, con armi nascoste nell’area della Spianata. Per i palestinesi invece i metal detector avrebbero lo scopo di scardinare lo status quo e dare a Israele il controllo prima di sicurezza e poi politico sul sito religioso. Da tempo girano voci di una possibile “spartizione” della Spianata considerata dall’Ebraismo il luogo dove sorgeva il Tempio.

La forza della protesta riflette l’importanza che il luogo santo ha per i palestinesi e per i musulmani più in generale. La Spianata è stata più volte teatro di scontri sfociati in un bagno di sangue. Nell’ottobre del 1990, 20 palestinesi furono uccisi dalla polizia dopo le provocazioni di un gruppo messianico israeliano. Dieci anni dopo altri palestinesi furono uccisi in seguito alla “passeggiata” dell’allora leader dell’opposizione israeliana Ariel Sharon che accese la miccia della seconda Intifada. La risposta dura della polizia alle proteste spiega che Israele vuole impedire ad ogni costo una nuova rivolta, anche se circoscritta a Gerusalemme. L’altro giorno gli agenti hanno effettuato un raid all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Makassed, alla ricerca di attivisti feriti delle proteste. I palestinesi hanno denunciato abusi a danno di medici e infermieri impegnati a curare i feriti. I poliziotti hanno usato le granate assordanti per respingere il personale medico e i parenti di feriti e ammalati che volevano impedire il loro ingresso nell’ospedale.

FONTE: Michele Giorgio, IL MANIFESTO

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