A Trieste ronde di vigilantes del Comune (con i soldi di Serracchiani)

Il centrodestra lancia 80 «sentinelle» volontarie. I fondi dalla Regione pd

Franco Stefanoni • 17/7/2017 • Paure, conflitti, sofferenze urbane, Politica & Istituzioni • 263 Viste

Le «sentinelle» di Trieste, le hanno chiamate, tutte in pettorina, berretto e con il telefono pronto all’uso, di giorno e di notte. Una specie di vigilantes in versione civile. Sono previste fino a 80 persone, divise in gruppi di due o tre, che inizieranno forse nei prossimi mesi, per operare a regime nel 2018. Attenzione però: non un’iniziativa di un partito, con neo «camicie verdi», ma una scelta istituzionale, del Comune guidato dal sindaco di centrodestra Roberto Dipiazza.

Le sentinelle che scandaglieranno la città saranno scelte con un apposito bando, in base a età e assenza di precedenti legati alla legge Mancino (contro violenza e discriminazioni razziali), meglio se con trascorsi in polizia o carabinieri. Saranno formate con 20 ore di corso. Il vicesindaco Pierpaolo Roberti, della Lega, la spiega così: «Qui la presenza delle forze dell’ordine è diminuita, è la cittadinanza che chiede più sicurezza. Sia chiaro: i volontari non sono vigilantes e non sostituiranno chi di competenza». Che cosa faranno? Tragitti predeterminati, in collegamento con la polizia locale (che in Comune qualcuno ha chiesto che sia armata), segnalando gli allarmi. Contro la microcriminalità, è stato detto, contro lo stazionamento «molesto» di migranti, il degrado delle vie. Per l’opposizione di centrosinistra altro non sarebbe che una versione delle solite «ronde». Per la giunta di centrodestra si tratta invece di «volontari per la sicurezza».

A Trieste, il pattugliamento da parte di «cittadini appositamente preparati» è figlio di una proposta dei consiglieri Everest Bertoli di FI, Paolo Polidori della Lega e Claudio Giacomelli di FdI. Secondo quest’ultimo: «La nostra è una città di confine, vittima dei profughi della rotta balcanica. Si sequestra molta droga, alcuni quartieri sono a rischio. Non vogliamo diventare una periferia». La preoccupazione è per piazza della Libertà di fronte alla stazione ferroviaria, la città vecchia, tratti del lungo mare. Il Comune ha sfruttato una normativa regionale del 2009 voluta dall’allora centrodestra con il governatore forzista Renzo Tondo. Il paradosso è che è stata una giunta regionale di centrosinistra, quella guidata dalla pd Debora Serracchiani, a confermare il finanziamento di questo servizio. «Poteva eliminarlo, ma non l’ha fatto», dice Roberti. Per 80 persone si parla di 12 mila euro per vestiario e assicurazione. Secondo Bertoli: «Prevenire è meglio che curare, il nostro è un test, facciamo da apripista, altri ci imiteranno». In Friuli-Venezia Giulia iniziative analoghe risulta siano state considerate a Udine e Pordenone, di recente a Monfalcone. Trieste, capoluogo di Regione, ha tuttavia un altro peso. Anche la lista civica dello stesso sindaco Dipiazza (definito «poco entusiasta» sulle sentinelle) deve averci pensato su, tant’è che il 15 luglio, alla presentazione del progetto, non c’erano suoi esponenti. Ancora Bertoli: «Credo che la parola ronde li abbia spaventati, ma poi ho parlato con loro e ora siamo in sintonia».

FONTE: Franco Stefanoni, CORRIERE DELLA SERA

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