Comincia in Turchia il processo al quotidiano Cumhuriyet

Diciassette tra giornalisti e impiegati del quotidiano di opposizione sono accusati di sostegno a organizzazioni terroristiche, anche se nulla hanno a che vedere l’una con l’altra, dal Pkk a Gülen

Dimitri Bettoni • 25/7/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Informazione & Comunicazione, Internazionale • 410 Viste

ISTANBUL. È cominciato oggi il processo ai 17 tra giornalisti e impiegati dello storico quotidiano turco Cuhmuriyet. Le accuse vanno dal sostegno ad organizzazioni terroristiche armate senza esserne membri effettivi all’associazione terroristica, aggravate da illeciti amministrativi e finanziari.

I procuratori sostengono che il giornale e la fondazione che lo sostiene finanziariamente siano complici di Pkk/Pyd, Dhkp/c e Feto (il movimento dell’imam Gülen), organizzazioni di natura molto diverse tra loro, ma citate insieme nell’atto d’accusa.

Tre le imputazioni. La prima: la linea editoriale è stata cambiata per servire gli scopi delle organizzazioni. La seconda riguarda le pubblicazioni in seguito al suddetto cambio di linea editoriale: non solo il contenuto degli articoli, ma anche titoli e scambi sui social media sarebbero propaganda in favore del terrorismo e non rientrerebbero nei limiti della libertà di stampa e informazione.

La terza accusa riguarderebbe l’uso di somme di denaro in transazioni che la procura considera prova di collegamento tra la fondazione a capo del giornale e aziende o privati ritenuti legati a Feto/Pyd/Pkk.

Oggi sono stati ascoltati Kadri Gursel, editorialista e consulente del giornale, Akin Atalay, editore, e il vignettista Musa Kart, che hanno respinto le accuse: questo processo è un attacco alle opposizioni e al giornalismo.

«Mi trovo qui perché sono rimasto fedele ai principi del giornalismo, ho denunciato Feto e la sua alleanza con il governo, al quale avevo persino esposto il pericolo nel cooperare con una simile organizzazione. Le mie previsioni si sono avverate», ha detto Gursel.

Parole dure anche quelle di Atalay: «Il procuratore che avviò queste indagini è Murat Inan. Oggi è imputato per associazione terroristica e per aver falsificato le prove dei casi a cui ha lavorato. Un procuratore accusato di terrorismo era l’unico che poteva avviare un’indagine simile».

Contestati anche gli esperti che l’accusa ha chiamato nel corso delle indagini, scelti esternamente alle liste che per legge la procura dovrebbe usare.

«Il direttorato generale delle fondazioni ha scelto per valutare il buon operato della nostra fondazione un archeologo – ha affermato Atalay – Sono state analizzate le mie conversazioni telefoniche di 5 anni, dove risulta che io sia entrato in contatto con 6 soggetti collegabili a Feto. Dovremmo controllare anche i tabulati del procuratore. Ad oggi risulta che almeno un procuratore su 4 abbia avuto legami con Feto. È assai probabile che i suoi tabulati risultino, con metodo assurdo, più sospettosi dei miei, frutto della mia professione giornalistica».

Più caustico Musa Kart :«Nel verbale d’accusa si ripete come se: come se fossimo terroristi, come se avessimo cambiato linea editoriale, come se fossimo davvero arrestati», dice suscitando l’ilarità dell’aula. «Le mie vignette sono la prova della mia innocenza» ed esibisce un disegno di denuncia di Feto.

FONTE: Dimitri Bettoni, IL MANIFESTO

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