Venezuela, aperta indagine sul voto, oggi la Costituente

Venezuela, aperta indagine sul voto, oggi la Costituente

Tutto rinviato a oggi in Venezuela: la Costituente e la sua inaugurazione, così come l’annunciata manifestazione di protesta delle opposizioni. Nel frattempo la procuratrice generale, come conseguenza dei sospetti di voti gonfiati, denunciati ieri dall’azienda che gestisce le procedure elettorali in Venezuela, ha aperto un’indagine su eventuali brogli.

LA REAZIONE DI MADURO è stata veeemente: durante un lungo discorso pronunciato ieri ne ha avute un po’ per tutti, tanto per lo «stupido» responsabile della Smartmatic che ieri ha denunciato brogli nelle elezioni per l’Assemblea costituente (ballerebbero un milioni di voti, secondo la Reuters sarebbero addirittura tre). Poi ha definito «immorale» il presidente peruviano Kuczynski che «scodinzola quando lo chiama l’imperatore Trump», o i deputati dell’opposizione, ai quali bisogna «togliere un’immunità parlamentare che è diventata garanzia di immunità».

Un Maduro spavaldo, forse un po’ troppo data la situazione interna del paese; ma si sa, ognuno reagisce alle avversità a modo proprio. Maduro ad esempio ha specificato di non essere un dittatore, «ma a volte viene la voglia di convertirti in un dittatore, quando vedi questi speculatori figli di una buona donna!». Lo ha detto attaccando «la borghesia parassita» alla quale ha attribuito la colpa della profonda crisi economica in Venezuela.

In un incontro a Caracas con i delegati eletti alla Costituente domenica scorsa Maduro ha dunque respinto le accuse di manipolazione dei risultati del voto lanciate da Antonio Mugica, l’amministratore della Smartmatic, assicurando che «nessuno potrà macchiare il processo elettorale» per la Costituente.

«IO DICO CHE NON SONO STATI otto milioni che sono andati a votare, Sono stati dieci, perché almeno due milioni volevano farlo ma non hanno potuto, a causa delle pallottole e delle barricate dei fascisti». Parole che sicuramente tengono conto dell’accerchiamento internazionale nei confronti di Maduro, considerato un «dittatore» senza tenere conto di quello che è oggi la sua opposizione: una destra violenta e rancorosa che urla alla dittatura rincorrendo quei privilegi che Chavez gli tolse per redistribuirli al popolo.

UN PROCESSO che Maduro si è ritrovato azzoppato da una crisi petrolifera non certo di sua responsabilità, ma all’interno della quale ha faticato a trovare i rimedi giusti. E procedere in modo determinato, talvolta può apparire – e diventare davvero – autoritario. Non siamo ancora in questa fase, ma l’avanzare dei momenti di tensione, con il rischio concreto di una guerra civile, rischia di mettere a repentaglio non solo la leadership di Maduro ma le conquiste della rivoluzione bolivariana. Maduro poi, nonostante le certezze, deve difendersi anche dalla procura generale nazionale Luisa Ortega Diaz, che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta contro i responsabili del Consiglio nazionale elettorale (Cne) per le accuse di brogli nelle elezioni per l’Assemblea costituente di domenica scorsa.

IN UN’INTERVISTA TELEVISIVA, Ortega Diaz ha detto che le accuse lanciate dalla Smartmatic su una possibile manomissione dei risultato elettorali «rappresentano un fatto molto grave, la possibilità di una manipolazione di cui non possiamo sapere quale è la vera portata».

Per il governo di Caracas, però, non solo preoccupazioni: ieri la società russa Rosneft ha annunciato che collaborerà con il Venezuela e amplierà la cooperazione nel settore energetico. Lo ha dichiarato Igor Sechin, Ceo di Rosneft. «Questo – ha detto ai giornalisti – è un paese con le migliori riserve di idrocarburi nel mondo, e ogni compagnia petrolifera e di gas dovrebbe cercare di lavorare in questo paese da questo punto di vista».

FONTE: Auxilio Belano, IL MANIFESTO



Related Articles

Israele va alle urne La destra è favorita Le donne decisive

 Tzipi Livni e la laburista Yachimovich guidano l’opposizione a Netanyahu

Gilles Jacquier, inviato di guerra di France2

Gilles Jacquier, il reporter francese dell’emittente televisiva France 2 rimasto ucciso ieri a Homs, aveva 43 anni.

Hollande in caduta sceglie la tv

FRANCIA Attaccato su economia e matrimoni gay, il presidente prova a rassicurare il Paese
«L’Europa non sia una casa di correzione… basta vedere cosa è successo in Italia»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment