«Non riesco più a pagare gli stipendi», imprenditore suicida alla Cobem

A Umbertide (Perugia) si è impiccato nel capannone dell’azienda prima di firmare l’accordo con i sindacati per la rateizzazione. Sulla sua scrivania un biglietto con la spiegazione e l’accusa alle banche

Massimo Franchi • 5/8/2017 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 515 Viste

Lo ha scoperto un suo dipendente alle 7 del mattino. Gabriele Bartolini, 60 anni, si è messo una corda al collo in un locale di servizio del capannone della sua Cobem, piccola azienda metalmeccanica di Umbertide, in provincia di Perugia.
Non riusciva a pagare gli stipendi dei suoi dipendenti e ha deciso di farla finita. Lo ha spiegato in un biglietto ritrovato poco dopo sulla sua scrivania.
Bartolini è l’ennesima vittima di una crisi economica senza fine, specie per i piccoli imprenditori.
Le indagini degli investigatori non lasciano dubbi, tanto che la salma è già stata riconsegnata alla famiglia per il funerale di lunedì. L’esame dei documenti e delle testimonianze di familiari e conoscenti ha confermato un quadro di difficoltà economiche e bancarie che hanno portato l’imprenditore al suicidio. Nel messaggio lasciato, l’uomo fa riferimento al fatto che le banche non gli avrebbero fatto più credito e all’impossibilità di saldare gli stipendi a tutti i dipendenti. Una trentina nel sito di Umbertide e un altro centinaio in imprese, gestite anche con i figli e con nomi diversi da Cobem, del suo gruppo che occupa soprattutto stranieri, per un totale di 135 dipendenti. Alcuni degli operai – si è appreso dalle indagini – avrebbero comunque ricevuto parte del denaro proprio a ridosso del suicidio. Nella lettera di addio l’imprenditore si è rivolto anche a un avvocato suo amico chiedendogli di occuparsi della famiglia. Anche i familiari, con i quali abitava una villetta a schiera nel quartiere residenziale di Umbertide, lavoravano con lui.
Eppure l’uomo era apparso sereno a chi lo aveva incontrato mentre raggiungeva la fabbrica. Dove però l’attività era ferma per uno sciopero proclamato proprio per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Sembra che Bartolini fosse atteso dalla firma di un accordo con i sindacati per il pagamento rateale ai dipendenti di quanto dovuto. Appuntamento al quale non è però mai arrivato. «C’eravamo sentiti il giorno prima e avevamo raggiunto un’intesa. Siamo sconvolti» ha detto un sindacalista.
Per questo il dramma della famiglia Bartolini – l’uomo lascia moglie e due figli – rischia di allargarsi a tutte quelle dei 125 dipendenti – senza stipendio e senza ammortizzatori sociali – tanto che il sindaco di Umbertide – Marco Locchi – ha già deciso di concedere il salone del centro socio culturale San Francesco per un’assemblea dei lavoratori in cui cercare di trovare soluzioni e rassicurare le famiglie.
Eppure l’uomo era apparso sereno a chi lo aveva incontrato mentre raggiungeva la fabbrica della zona industriale Buzzacchero. Intorno alle 6 e 30, Bartolini si sarebbe trattenuto in strada con alcuni conoscenti, scherzando e parlando di lavoro. In apparenza tranquillo, come sempre.
Così come il giorno prima, il segretario provinciale della Fiom di Perugia Maurizio Maurizi, che l’aveva incontrato la sera prima, ha raccontato che Bartolini era tranquillo e che in breve erano riusciti a trovare un’intesa dicendo che aveva la possibilità di pagare circa metà degli stipendi.
Sul suicidio è arrivato anche il comunicato di cordoglio della presidente della Camera Laura Boldrini. «Cordoglio per l’imprenditore suicida a Umbertide, un dramma ripetuto troppe volte, non può essere lasciato solo chi dà o perde lavoro», ha scritto su twitter Boldrini.

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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