Egitto. 17mila operai tessili in sciopero

Egitto. Mobilitazione totale nel distretto di Mahalla al-Kubra, dove si concentrano le aziende tessili, da sempre precursore dei movimenti egiziani

Pino Dragoni • 11/8/2017 • Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1522 Viste

 I lavoratori chiedono un salario adeguato ad un’inflazione al 33%. Il regime di al-Sisi rischia

Sono 17mila i lavoratori in sciopero a Mahalla al Kubra, centro tessile di proprietà statale nel Delta del Nilo, a 120 km a nord del Cairo.

La mobilitazione è iniziata sabato sera con uno sciopero parziale di poche ore, ma di fronte all’inflessibilità dell’azienda e alle provocazioni della sicurezza (che chiedeva di denunciare gli «agitatori») gli operai hanno proclamato uno sciopero a oltranza in tutti i circa trenta stabilimenti di cui è composto il polo industriale. Secondo fonti della stampa indipendente egiziana l’adesione sarebbe al 100%, totale.

Le rivendicazioni riguardano (come spesso accade in Egitto in questi ultimi mesi) il pagamento di bonus aggiuntivi sullo stipendio per far fronte ai rincari generalizzati dei prezzi dei beni essenziali (a luglio il tasso di inflazione annuale sui beni di consumo era al 33%).

Si tratta di indennità annuali, partecipazioni agli utili o buoni previsti per legge nel settore pubblico che molto spesso però finiscono per sparire dalle buste paga. In questo caso la mobilitazione è scattata per un bonus il cui pagamento era previsto a luglio.

Dopo aver aspettato un mese è partito lo sciopero, con una lista di rivendicazioni molto più ampia, che consiste di fatto in un aumento del 10% dei salari.

L’azienda, la Misr Spinning and Weaving Company, in questi giorni ha tentato a più riprese una trattativa con i lavoratori, anche attraverso il sindacato para-statale, che non gioca alcun ruolo nelle mobilitazioni e anzi spesso prende le parti dello Stato e dei padroni.

Anche se l’azienda si era detta disponibile ad alcune concessioni, i lavoratori si sono finora rifiutati di accettare qualsiasi compromesso e dicono di voler continuare lo sciopero finché tutte le loro legittime rivendicazioni non saranno accolte.

Il movimento dei Socialisti Rivoluzionari egiziani ha sottolineato in un comunicato l’importanza di questo sciopero per tutta la popolazione egiziana.

«Non è solo una protesta per chiedere un bonus – dicono di fronte alla crisi che colpisce i lavoratori salariati e le famiglie povere, senza risparmiare neanche le classi medie – I lavoratori di Mahalla mostrano a tutti i lavoratori egiziani l’unica strada possibile per contrastare l’impoverimento e il carovita».

Il movimento dei lavoratori ha rappresentato fino ad oggi l’ostacolo più grande alle misure fiscali e economiche che aumentano le diseguaglianze e la povertà, «misure che il regime non avrebbe potuto applicare senza reprimere i lavoratori», continua il comunicato.

Il pericolo per il regime è duplice stavolta. Da una parte, scatenare la repressione potrebbe avere effetti imprevedibili in un contesto in cui le masse di lavoratori hanno dimostrato una grande capacità di organizzazione e resistenza anche per lunghi periodi.

Dall’altra però, accogliere le richieste di aumenti salariali a Mahalla potrebbe incoraggiare scioperi e proteste a macchia d’olio in molti altri centri industriali del paese, come già accaduto varie volte in passato.

«Quando si muove Mahalla al-Kubra si ha sempre la profonda convinzione che questo provocherà a breve ripercussioni significative sul tessuto socio-politico dell’intero paese», ci dice Gianni Del Panta, ricercatore dell’università di Siena che si occupa dei movimenti operai in Egitto e Nordafrica.

«Dopotutto – aggiunge – non vi è stato cambiamento nella storia moderna egiziana che non sia stato anticipato da questo ex centro agricolo del Delta del Nilo divenuto il cuore battente dell’industria tessile. Spesso sono state proprio le radicali proteste del movimento operaio a Mahalla al-Kubra che hanno aperto la strada a grandi trasformazioni».

Sono in molti a ritenere che gli imponenti scioperi di Mahalla del 2006 e 2007 e la lunga scia di proteste sociali che da lì si sono irradiate siano stati la scintilla profonda della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011.

E alle analisi degli osservatori esterni fanno eco le parole di un lavoratore in sciopero a Mahalla, registrate dalla piattaforma indipendente Yanair Gate: «Anche stavolta la rivoluzione partirà da noi, da Mahalla, come la prima volta. Non rinunceremo ai nostri diritti qualunque cosa accada. Continueremo la protesta».

FONTE: Pino Dragoni, IL MANIFESTO

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